Giornata mondiale dell'obesità 2005: analisi dell'evento

Il 10 ottobre 2005 si è celebrata la Giornata mondiale dell'obesità. Ecco la scheda dell'evento e a seguire l'analisi di PartecipaSalute del contenuto informativo della campagna.

Promotore
L’Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (ADI)

Sponsor
Bracco (www.bracco.com)

Messaggio
«Riscopri la tradizione e vivi meglio» è lo strillo della quinta edizione di Obesity day giornata nazionale dedicata all’obesità: l’ADI ha voluto porre l’accento sul valore delle ricette regionali per mantenere sotto controllo il peso. Lo scopo dichiarato è ridurre il numero degli obesi che in Italia, secondo i dati (di fonte Istat) riportati sul sito www.obesityday.org, dal 1994 al 1999 sono aumentati del 25 per cento; sono soprattutto uomini del Sud Italia (dove vive il 46 per cento della popolazione obesa). Il messaggio è rivolto anche ai genitori, in quanto, sempre secondo i dati Istat, il 35 per cento dei bambini di tutta Italia è in sovrappeso mentre il 10 per cento è obeso. L’obesità è considerata uno dei più importanti fattori di rischio per malattie come diabete e iperglicemia.

Attività
L’Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica, per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’obesità, ha messo a disposizione gratuitamente 130 centri specializzati e ha organizzato un servizio informativo per i cittadini, sui temi dell’alimentazione, della dietetica e sulle regole da seguire per tenere sotto controllo il peso.
Il sito permette di accedere all’area news dove sono date informazioni sul legame tra obesità e altre malattie come diabete e iperlipidemie e sui farmaci oggi più usati per l’obesità: sibutramina e orlistat.

Gli interessi dello sponsor
L’azienda farmaceutica Bracco il 25 giugno scorso durante il convegno «Quovadis celebration day» ha presentato i dati di Quovadis: studio italiano che valuta la qualità della vita del paziente obeso, l’epidemiologia della sindrome metabolica negli obesi e i motivi che spingono i pazienti ad abbandonare la dieta.
Epidemiologia. Dallo studio è emerso che l’obesità interessa il dieci per cento della popolazione: soprattutto sopra i 40 anni, sposati e, a differenza dei dati Istat, sembra che la malattia interessi prevalentemente le donne.
Per il 60 per cento mangiare è una droga e meno del 15 per cento fa sport con regolarità. Oltre ai chili in più il 56 per cento soffre di russamento notturno, sonnolenza diurna e spesso, soprattutto tra le donne, di problemi psicologici; il 53 per cento dei pazienti soffre di ipertensione, diabete, colesterolo e trigliceridi alti.
Sindrome metabolica. L’insieme di queste alterazioni, definito sindrome metabolica, è considerato uno dei più importanti fattori di rischio per cuore e arterie ed è anche la patologia cronico-degenerativa più costosa dei paesi occidentali. Secondo Quovadis la sindrome metabolica «colpisce oltre il 20 per cento della popolazione e più del 60 per cento degli ultrasessantenni, copre il 20 per cento della spesa sanitaria e aumenta di circa il doppio la probabilità di avere un incidente cardiovascolare» (dalla cartella stampa fornita dalla Bracco).
Terapia. Alle persone che hanno interrotto la dieta è stato chiesto di compilare un questionario telefonico per cercare di comprendere i motivi dell’abbandono. Sono stati raccolti 750 questionari, ma non sono ancora disponibili i risultati.
Farmaci. Attualmente per l’obesità Bracco ha in commercio la sibutramina.

L'analisi di Partecipasalute

Allarme obesità: origine di controversie
Accanto ai dati sul crescente diffondersi dell’obesità e la conseguente riduzione della speranza di vita pubblicati dalla letteratura scientifica e divulgati con enfasi da stampa e televisione, si affiancano altri studi che, pur riconoscendo che l’obesità nelle sue forme estreme sia un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari, non corrispondono alle statistiche divulgate e sostengono che la riduzione della speranza di vita non sia così imponente.
Eric Oliver, dell’università di Chicago, autore di numerosi libri sull’epidemiologia dell’obesità in America, afferma che «un gruppo di scienziati e medici, molti dei quali finanziati dall’industria del dimagrimento, ha coniato una definizione arbitraria e non scientifica di sovrappeso e obesità. Hanno gonfiato accuse e distorto statistiche sulle conseguenze dell’aumento di peso» (Oliver 2005 a). Oliver sostiene la sua tesi precedente aggiungendo che «medici e ricercatori pagati dall’industria hanno erroneamente definito in sovrappeso più di sessanta milioni di americani per mettere in evidenza la grande diffusione della malattia» (Oliver 2005 b).

Obesità e mortalità secondo le prove. Per distinguere le persone in sovrappeso da quelle obese la medicina basata sulle prove (Clinical Evidence Based Medicines) definisce l’obesità in base all’indice di massa corporea.
- Sono in sovrappeso quelle con indice di massa corporea tra 25 e 30
- Sono obese quelle sopra i 30
La relazione tra peso corporeo e mortalità ha un andamento a U: è maggiore negli adulti sottopeso cioè con indice di massa corporea inferiore a 18,5 e in quelli con obesità grave (indice di massa corporea superiore a 35).
Lo studio del Centre for disease and control (Flegal 2005) pubblicato ad aprile su JAMA dimostra che il maggior rischio per la vita lo corre chi è sottopeso o chi è obeso con indice di massa corporea superiore a 35, non corrono pericolo invece le persone sovrappeso e anche quelle obese ma con indice di massa corporea compreso tra 30 e 35.
Gli obesi, quindi, non sono tutti uguali: bisogna valutare attentamente ogni singolo profilo per poter calcolare il reale rischio.
Sindrome metabolica. E’ richiesta precisione anche per definire le persone con la sindrome metabolica. In base alle nuove linee guida dell’American Heart Association si parla di sindrome metabolica quando sono presenti almeno tre dei seguenti fattori di rischio: circonferenza addominale superiore a 88 cm nelle donne e 102 cm negli uomini, trigliceridi alti, colesterolo HDL ridotto, pressione arteriosa alta (sistolica sopra i 130 mmHg e diastolica sopra gli 85 mmHg) glicemia a digiuno superiore a 100 mg/dl. L’obesità quindi predispone alla sindrome ma le persone più a rischio sono quelle con molto grasso distribuito sull’addome e per emettere una diagnosi è necessario considerare la misura della circonferenza addominale oltre agli altri fattori di rischio.
L’Associazione americana per il diabete e l’Associazione europea per gli studi sul diabete hanno messo in dubbio l’esistenza di questa sindrome, molto studiata dall’industria farmaceutica. In un articolo pubblicato su Diabetes Care and Diabetologia affermano che la sindrome metabolica ha una definizione poco accurata, incoerente e necessita di ulteriori studi per capire come potrebbe essere affrontata. Si invitano i medici a non diagnosticare e curare la sindrome metabolica come se fosse una unica malattia con un’unica soluzione. La sindrome metabolica, fino a che non saranno disponibili dati precisi, è semplicemente un nome dato all’insieme di più fattori di rischio per cuore e vasi: non c’è nessun vantaggio clinico ad affrontarli come se fossero una unica entità anziché singolarmente, ciascuno con una specifica soluzione (riduzione di peso tramite dieta e attività fisica, abbandono del fumo).

Farmaci
Clinical Evidence definisce di utilità probabile per l’obesità la sibutramina, ritirata nel marzo 2002 a causa di gravi effetti collaterali e rimessa in commercio a fine agosto 2002 con forti restrizioni di impiego. Gli studi sull’efficacia non escludono che la sibutramina possa essere associata a un aumento del rischio cardiovascolare.
Non esistono ancora farmaci indicati per la cura della sindrome metabolica. Nel 2006 entrerà probabilmente sul mercato negli Stati Uniti rimonabant (un nuovo farmaco che blocca un recettore del sistema endocannabinoide) capace, secondo le ricerche dell’azienda produttrice, di ridurre il peso corporeo e disabituare al fumo oltre che ridurre il rischio di disturbi per cuore e vasi.

Come si calcola l’indice di massa corporea
E’ un indice che mette in rapporto il peso corporeo con l’altezza:
Peso corporeo espresso in chilogrammi diviso altezza in metri al quadrato.
Esempio: persona di 80 kg alta 160 cm ha un IMB uguale a 80 : (1,6 x 1,6) = 31,25
Questi valori valgono sia per l’uomo che per la donna.

 

Bibliografia
Flegal MK et al. Excess Deaths Associated With Underweight, Overweight, and Obesity JAMA 2005; 293: 1861.
Oliver E. Obesity: The Making on American Epidemic. Oxford University Press, 2005 a.
Oliver E. The Real Story behind America’s Obesity Epidemic. Oxford University Press, 2005 b.

 

Nicoletta Scarpa

 

Inserito da redazione il Mer, 19/10/2005 - 23:00