Settimana per la diagnosi e la cura della stitichezza 2005: analisi dell'evento

Dal 13 al 20 ottobre 2005 si è celebrata la Settimana nazionale per la diagnosi e la cura della stitichezza. Ecco la scheda dell'evento e a seguire l'analisi di PartecipaSalute del contenuto informativo della campagna.

Promotore
Società italiana di unitaria di colonproctologia

Messaggio
Intestino pigro per 13 milioni di italiani, a novembre visite gratis in 100 centri Un problema che affligge circa 13 milioni di italiani, fra cui 9 milioni di donne. Ma che spesso è taciuto, per imbarazzo o perché si pensa che non abbia soluzioni. L’intestino pigro, però, non è un disturbo cronico: nel 70% dei casi per guarire basta una dieta "ad hoc". Lo ricordano gli specialisti della Società italiana unitaria di colonproctologia (Siucp), annunciando oggi a Milano le iniziative per la prima «Settimana nazionale per la diagnosi e la cura della stitichezza».
Adnkronos, Milano, 13 ottobre

L'analisi di Partecipasalute

Per fare la malattia ci vuole un nome
Chi non va di corpo spontaneamente almeno tre volte la settimana da oltre sei mesi è affetto da stitichezza cronica. Chi l’ha detto? E’ una delle definizioni che vanno sotto il nome di «criteri di Roma» e che sono opera di vari team di esperti; costoro si riuniscono periodicamente nella città eterna per inquadrare i disturbi funzionali dell’intestino e hanno descritto sinora 21 entità nosologiche su cinque diverse regioni anatomiche del tratto gastroenterico(1).

Per fare il nome ci vuole il farmaco
La rilevanza di questa impresa si può apprezzare, per esempio, sulla base di uno studio appena pubblicato (2). Un trial randomizzato e controllato a doppio cieco con placebo ha appurato che il tegaserod (agonista dei recettori della serotonina-4, già in commercio negli USA e in altri paesi) produce una evacuazione spontanea in più ogni due settimane in chi soffre di stitichezza cronica, al costo di circa 100 dollari per “evento” aggiuntivo. Sulla base di evidenze come questa verrà presto approvato anche in Europa.

Chi sorride, si ricreda. Tegaserod è un blockbuster, che dovrebbe rendere 1 miliardo di dollari di fatturato l’anno al produttore. Con queste prospettive di mercato, si spiega la generosità con cui alcune case farmaceutiche hanno finanziato sin dalla fine degli anni ottanta i gruppi di specialisti che si riunivano a Roma, come pure le associazioni di pazienti che si sono andate costituendo per condurre azioni di lobby, sino a federarsi nell’International Foundation for Functional Gastrointestinal Disease (i cui fondi derivano per più del 90 per cento dall’industria).

E’ un fiume di denaro che da quasi venti anni alimenta e indirizza le attività degli specialisti che stabiliscono le definizioni e gli standard, dei medici che devono applicarli e dei pazienti che promuovono la consapevolezza sui disturbi dell’alvo e sulla loro importanza (3).

Corsi e ricorsi. Dall’alosetron al tegaserod
Quando nel 2000 la FDA approvò l’alosetron, farmaco indicato per la sindrome dell’intestino irritabile a prevalenza diarroica, sembrò che per gli investitori fosse arrivato il momento del raccolto.
Ma pochi mesi dopo il prodotto venne prima ritirato, per la segnalazione di gravi effetti collaterali tra cui alcuni casi di grave colite ischemica, e poi riammesso in commercio con severe restrizioni.
Ora la storia si ripete, perché anche il tegaserod (indicato invece per la forma a prevalente stitichezza) è bersagliato dalla segnalazione di importanti effetti avversi, tra cui grave diarrea e ischemia (4).

Dal farmaco alla malattia
Intanto, sin dal 2002 sul British Medical Journal erano comparse rivelazioni, tratte da documenti riservati di agenzie di comunicazione, sulle strategie utilizzate dai produttori di farmaci per inculcare nella mente dei medici e dei pazienti la sindrome dell’intestino irritabile «come uno stato di malattia a sé stante e rilevante» e «come una patologia frequente e riconosciuta». La prima mossa, a livello locale, consiste nel costituire un “advisory board”, nel quale figurino anche opinion leader riconosciuti. Poi si passa a sviluppare “linee guida di buona pratica”, a diffondere tra i medici una newsletter, ad avviare un programma di ”sostegno per i pazienti”, sino a convincere tutti che la sindrome dell’intestino irritabile è una “malattia seria e credibile” (5).

Riviste specializzate come Pharmaceutical Marketing spiegano che questa strategia è la più adatta per preparare le condizioni necessarie alla creazione di un blockbuster (una molecola capace di creare ricavi per oltre un miliardo di dollari l’anno), obiettivo cui i colossi del farmaco non possono rinunciare, pena la perdita di posizioni (6). Si tratta propriamente di “promuovere” innanzitutto una malattia (disease mongering è il crudo termine anglosassone), per creare un mercato potenziale sufficientemente ampio ai prodotti che verranno in seguito lanciati. La promozione specifica di questi ultimi viene solo in un secondo tempo (sia logicamente sia cronologicamente) e rappresenta per così dire l’«ultimo miglio» di una vasta e articolata attività che si svolge su scala globale e lungo archi di tempo di notevole estensione (come nell’esempio sopra ricordato).

Proprio per queste caratteristiche, i programmi di “educazione” dei medici e del pubblico centrati su una singola condizione patologica consentono ampie sinergie, sia orizzontali tra case farmaceutiche, sia verticali con gli altri attori della filiera di cure che viene attivata e potenziata dalla campagna: fornitori di beni e servizi, operatori, rappresentanti dei pazienti. Tutti costoro hanno un interesse intrinseco, legato a potenzialità di sviluppo economiche, professionali, di carriera eccetera, a contribuire al disease mongering, anche al di là e indipendentemente dalle attività direttamente sostenute da finanziamenti industriali. Per ogni entità nosologica che presenta potenzialità di mercato si mette così in moto una “santa alleanza” di tutta la filiera, a livello globale e locale, che quasi spontaneamente moltiplica in una infinità di rivoli la campagna progettata a tavolino dagli strateghi del marketing.

Dottor internet
Nell’era informatica stanno assumendo sempre più importanza i siti internet. Registrati direttamente dalle aziende farmaceutiche sono costruiti a regola d’arte e spesso in triplice copia (specificamente rivolti a medici, giornalisti e consumatori). Il sito non pubblicizza direttamente alcuna terapia farmacologica. E’ la strategia dell’ultimo miglio. Niente pubblicità diretta ai consumatori. La battaglia si gioca formando l’opinione degli specialisti. Per loro le ditte approntano siti internet più tecnici, emettono comunicati diretti alla stampa specializzata o proponendo corsi di aggiornamento in cui sono illustrate le ultime frontiere terapeutiche. Sensibilizzato il pubblico si aspetta solo che chi pronuncia «Avanti il prossimo!» sia stato opportunamente informato.

Lo schema dei siti per il pubblico riproducono quello dei comunicati stampa (vedi comunicato stampa Novartis su tegaserod):

I. Affermare che il problema tocca milioni di persone per lo più inconsapevoli

Un grafico mostra quanto ci sia ancora da fare: sono ancora molti i sofferenti di intestino irritabile che non hanno ancora ricevuto la diagnosi corretta.

II. Sostenere che i rischi sono gravi, soprattutto se non si interviene tempestivamente «La malattia (IBS) stava condizionando la mia attività sportiva. Non potevo mettere metà dei miei vestiti, ho avuto problemi di lavoro perché non mi sentivo a mio agio a stare tutto il giorno seduta sulla sedia e avevo tutti i sintomi della malattia» -Finoula B (Australia)
«IBS ha condizionato la mia produttività sul lavoro. C’è stato un periodo in cui dovevo stare a casa due o tre volte alla settimana» - Lois B (USA)

III. Consigliare visite ed esami, da cui possono derivare potenziali malati/clienti
«Ho scoperto di avere l’intestino irritabile 10 anni fa. Avevo dolori addominali. Non andavo in bagno anche epr 5 giorni di fila. Avevo gonfiore e dolore. Così sono andata dal mio medico di famiglia, una dottoressa, che ovviamente ha pensato che avevo un problema serio che dovevo risolvere e mi ha prescritto una visita specialistica» -Tracey W (Australia)

Alla testimonianza si aggiunge un accurato grafico in cui si mostra che il 13 per cento di chi soffre di IBS aspetta da uno a 10 anni per avere la diagnosi corretta.

IV. Offrire una soluzione semplice, sostenendo che un nuovo prodotto è in grado di risolvere facilmente il problema
Chi ha redatto i contenuti del sito ha evitato di nominare un farmaco specifico ma sono riportati i dati che mettono in evidenza come chi è affetto da sindrome da intestino irritabile sia attualmente insoddisfatta dai rimedi tradizionali.
«Io ho provato con le fibre, ma non ho ottenuto i risultati che mi aspettavo» -Meagan S (USA)

Un grafico fa poi notare come la soddisfazione della cura varia in accordo ai sintomi principali della sindrome.

Tra gli altri dati il sito riporta quelli di una indagine demoscopica in cui è risultato che il 62 per cento degli intervistati pensa che le cure seguite avevano molti effetti collaterali, giudicati gravi dal 45 per cento di loro.

Bibliografia
(1) Rome II: diagnostic criteria for the functional gastrointestinal disorders. http://www.romecriteria.org/history.htm
(2) Kamm MA, Muller-Lissner S, Talley NJ et al. Tegaserod for the treatment of chronic constipation: a randomized, double bind, placebo controlled multinational study. Am J Gastroenterol 2005; 100: 362.
(3) Kassirer JP. On the take. How medicine’s complicity with big business can endanger your health. Oxford: University Press; 2005: 95.
(4) Wooltorton E. Tegaserod (Zelnorm) for irritable bowel syndrome: reports of seriuos diarrhea and intestinal ischemia. JAMC 2004; 170: 1908.
(5) Moynihan R, Heath I, Henry D. Selling sickness: the pharmaceutical industry and disease mongering. BMJ 2002; 324: 886.
(6) Cook J. Practical guide to medical education. Pharmaceutical Marketing 2001.

L’intestino irretito
Novartis ha creato un sito sulla sindrome da intestino irritabile (www.intestinoirritabile.it). Mentre è per ora disponibile solo in inglese un sito rivolto in particolare alle donne (http://www.ibswoman.com). Rivolto agli specilisti il sito più tecnico sul farmaco di Novartis per la cura della sindorme (www.tegaserod.com).

Sergio Cima, Roberto Satolli

 

Inserito da redazione il Sab, 29/10/2005 - 23:00