Settimana di prevenzione andrologica 2005: analisi dell'evento

Dal 21 al 26 novembre si è celebrata la settimana della prevenzione andrologica. Ecco la scheda dell'evento e, a seguire, l'analisi di PartecipaSalute del contenuto informativo della campagna.

Promotore
La Società italiana di andrologia (SIA) è stata costituita a Pisa nel 1976. Lo scopo prefisso è promuovere studi sui problemi fisiopatologici, clinici e socio antropologici relativi alla sfera riproduttiva e sessuale maschile.

Sponsor
La Fondazione Pfizer offre alla campagna un sostegno incondizionato.

Obiettivi
Occhi puntati sugli uomini. Dal 21 al 26 novembre la SIA ha indetto la quinta edizione della settimana di prevenzione andrologica. Sei giorni di visite gratuite per sensibilizzare gli uomini verso una maggior cura e attenzione della propria salute in particolar modo dell’apparato riproduttivo e sessuale. Hanno aderito all’iniziativa 150 centri specializzati sparsi in tutto il territorio nazionale. Nell’ambito della settimana si inserisce anche il progetto Over 50, dedicato alla popolazione maschile con più di 50 anni che, a detta della SIA, si trova ad affrontare una fase molto delicata della propria vita nella quale si rileva una riduzione fisiologica dell’attività sessuale.
Durante la settimana di prevenzione gli andrologi aderenti all’iniziativa per controllare la salute sessuale degli uomini con più di 50 utilizzeranno un nuovo questionario di diagnosi: il Male Sexual Health Questionnaire, questionario, pubblicato sulla rivista Urology nel 2004, ma solo di recente tradotto e convalidato nella versione italiana. E’ composto da 25 domande: 3 relative all’erezione, 7 all’eiaculazione, 6 alla soddisfazione e 9 all’attività sessuale (tempo trascorso dall’ultimo rapporto, livello di modificazione del desiderio sessuale, disagio associato a disfunzioni sessuali). Il nuovo strumento, secondo quanto comunicato al congresso dell’associazione, rispetto ai precedenti non si focalizza solo sulla funzione erettile, ma valuta la soddisfazione globale della sessualità.

I dati
La SIA in occasione dell’annuncio della settimana di prevenzione andrologica 2005 ha presentato i dati epidemiologici raccolti nella scorsa edizione. Nella settimana del 2004 si sono rivolti all’andrologo 4.890 maschi di età compresa tra 10 e 89 anni. Il campione era formato in prevalenza da uomini coniugati o conviventi (66 per cento), con diploma medio superiore (45 per cento). Per la maggior parte dei pazienti (67 per cento) era la sua prima visita andrologica e il 27 per cento dichiarava di averla effettuata solo a scopo preventivo, il 60 per cento per un motivo specifico mentre solo il 13 per cento dichiarava di soffrire di un problema andrologico. Dall’anamnesi è emerso che l’11 per cento dei pazienti soffre di diabete, il 20 per cento di ipertensione e il 18 per cento di ipercolesterolemia. Gli specialisti hanno riscontrato un’elevata frequenza di malattie meritevoli di approfondimenti diagnostici e trattamenti medico chirurgici anche tra i pazienti presentatisi solo per una visita preventiva. La spiegazione, secondo gli specialisti della SIA è che molte malattie come per esempio il varicocele, riscontrato in oltre il 30 per cento dei pazienti sotto i 40 anni, o i disturbi della sfera sessuale, che interessano oltre il 30 per cento del campione sono spesso asintomatiche o possono essere difficili da riconoscere senza l’aiuto di uno specialista. E’ stata rilevata una variazione di volume della prostata nel 30 per cento degli uomini: sotto i 50 anni il problema interessa il 15 per cento dei pazienti, mentre sopra i 50 si sale quasi al 50 per cento. In più della metà dei soggetti (56 per cento) la visita andrologica si è conclusa con la prescrizione di esami diagnostici, nel 16 per cento è stata prescritta una terapia già dopo la prima visita mentre nel 24,7 per cento è stato sufficiente un intervento di counselling.

L'analisi di Partecipasalute

Prevenzione necessaria?
I dati della letteratura riguardo alla patologie sessuali sono abbastanza scarsi e contraddittori. Non sembra infatti che vi siano vantaggi reali nel sottoporre i maschi italiani a visite andrologiche preventive.

Prostata
Diagnosticare anzitempo l’aumento del volume della prostata non è di alcun beneficio. Nessuno studio o alcun ente autorevole dimostra che sottoporsi a indagini preventive quando non si hanno ancora sintomi non sia vantaggioso. Il programma nazionale delle linee guida per la prevenzione del carcinoma della prostata afferma che lo screening è fonte di benefici, ma può causare anche notevoli danni; uno screening su larga scala e indiscriminato può causare a molti individui l'ansia di aver ricevuto un risultato anomalo al test e il disagio di doversi sottoporre a una biopsia prostatica; un trattamento aggressivo dei tumori individuati allo screening esporrebbe migliaia di persone al rischio di incontinenza, impotenza, morte e altre conseguenze, in assenza di conferme univoche di beneficio. I modelli di analisi decisionale suggeriscono che l'impatto negativo di queste complicanze sulla qualità della vita potrebbe superare i potenziali benefici del trattamento, ma il disegno sperimentale e gli assunti adottati da questi modelli sono controversi.
La mancanza di prove della capacità dello screening di ridurre la mortalità per carcinoma della prostata, insieme alla chiara consapevolezza della sua capacità di aumentare la morbilità associata al trattamento, inducono a sconsigliare una politica sanitaria che preveda lo screening di routine negli individui asintomatici.
L'American Cancer Society raccomanda di eseguire l'esplorazione rettale una volta l'anno, a partire dai 40 anni, per lo screening combinato dei carcinomi della prostata e del retto. Raccomanda, inoltre, alle persone con più di 50 anni di associare all'esplorazione rettale il dosaggio del PSA Raccomandazioni simili sono state formulate dall'American Urological Association e dall'American College of Radiology. La Canadian Task Force sconsiglia l'uso del PSA e dell'ecografia transrettale come indagini di routine nelle normali visite mediche di controllo; benché riconosca i limiti dell'esplorazione rettale.

Varicocele
Clinical Evidence associa il varicocele a una mionore fertilità, anche se le prove attendibili al riguardo sono scarse. La storia naturale del varicocele non è chiara, il trattamento chirurgico non è un intervento di utilità dimostrata. Non è possibile definire con certezza la prevalenza del varicocele. È stato stimato che nella popolazione generale circa il 10-15 per cento degli uomini e degli adolescenti maschi ne è affetto. In coppie subfertili la prevalenza di varicocele nel partner è del 12 per cento circa; negli uomini con analisi seminologica anormale la prevalenza di varicocele è approssimativamente del 25 per cento.
Linee guida per la gestione del varicocele sono contrastanti. L’American Urological Association (AUA) raccomanda il trattamento in caso di varicocele palpabile in una coppia infertile con partner femminile fertile o con infertilità e parametri seminali potenzialmente trattabili e parametri seminali anormali o risultati anormali dei test di funzionalità spermatica. L’European Association of Urology (EAU), analogamente al National Institute for Clinical Excellence, dichiara che non ci sono prove sull’utilità della correzione chirurgica. Le linee guida del 2004 dell’American Urological Association (AUA) stilate in collaborazione con l’American Society for Reproductive Medicine (ASRM) conferma come opportuna la correzione chirurgica del varicocele palpabile con anomalie seminali e partner femminile normale.
Le linee guida della SIA consigliano l’intervento chirurgico in caso di dispermia e test post coitale negativo o dubbio; testicolo omolaterale al varicocele ridotto di volume; valori di gonadotropine non francamente elevate.

Disfunzione erettile
E’ definita come la costante e ricorrente incapacità dell’uomo a ottenere e/o mantenere un’erezione peniena sufficiente per l’attività sessuale. La diagnosi è fatta dal medico in base a risultati di una valutazione diagnostica oggettiva ma questi elementi non possono sostituire la testimonianza del paziente. Non esistono terapie preventive.

Andropausa
E’ fisiologico che con l’avanzare dell’età dell’uomo si riduca la concentrazione di testosterone. Da qualche anno questa fase della vita è chiamata andropausa ed è considerata alla pari della menopausa femminile. Le case farmaceutiche propongono per lui terapie ormonali sostitutive a base di testosterone, manca tuttavia un chiaro profilo dei rischi e dei benefici associati alla terapia. Sembra infatti che testosterone aumenti il rischio di sviluppare una malattia cardiovascolare, determini un aumento del volume della prostata e possa favorire la progressione del tumore primario della prostata. Ad oggi non ci sono studi a lungo termine nel paziente anziano in terapia con testosterone.

Bibliografia
Maio G. Varicocele ed infertilità maschile: fisiopatologia e indicazioni terapeutiche nell’era della procreazione assistita. Giornale Italiano di Medicina Sessuale e Riproduttiva 2005; 12:37-50
Turchi P et al. Commento editoriale. Giornale Italiano di Medicina Sessuale e Riproduttiva 2005.
Ernani LR et al. Risks of Testosterone-Replacement Therapy and reccomendations for monitoring. N Engl J Med 2004; 350; 5.
Programma nazionale linee guida. Http://www.pnlg.it/tskfrc/cap10.php

Nicoletta Scarpa

 

Inserito da redazione il Mer, 30/11/2005 - 00:00