La revisione delle revisioni promuove la Cochrane Collaboration

Fonte
BMJ 2006; 333: 782.

Promossa a pieni voti la Cochrane Collaboration, l'organizzazione internazionale no-profit che compila le omonime revisioni sistematiche: una rassegna di studi clinici da cui emergono rischi e benefici di una determinata cura.

Il giudizio non poteva che essere sancito da un’altra revisione sistematica. Pubblicata sul British Medical Journal online, ha preso in esame alcuni lavori della Cochrane Collaboration in cui si misurava l'efficacia di due farmaci per una stessa malattia, e le ha confrontate con le corrispondenti meta-analisi condotte col supporto delle industrie, con altre il cui sponsor esterno non era dichiarato o era assente.

Allo scopo di valutare le conclusioni e la qualità metodologica degli studi, è stato applicato un sistema convalidato, elaborato da Oxman e Guyatt, che prevede una scala di valori che va da 0 a 7. E la Cochrane, appunto, si è aggiudicata il massimo dei voti contro la media di 3 per le altre revisioni prese in esame.

In particolare questo indice considera il potenziale di bias, cioè l'errore sistematico presente in qualsiasi studio statistico, una specie di "vizio" che si ripercuote sulle conclusioni di uno studio che finiscono per essere non del tutto rispondenti alla realtà.

Secondo i parametri considerati da questo indice, risulta che le revisioni della Cochrane Collaboration paragonate a quelle supportate dalle industrie, risultano più trasparenti e metodologicamente corrette. Questi i loro pregi:

  • dichiarare i metodi di ricerca e di selezione degli studi per ridurre il bias,
  • riportare i criteri usati per l'accertamento della validità degli studi,
  • descrivere i criteri di inclusione ed esclusione di pazienti e studi

Inoltre, le conclusioni di tutte le revisioni supportate dalle industrie raccomandavano i farmaci senza alcuna riserva, al contrario delle revisioni Cochrane che presentavano quasi sempre una maggior cautela nel giudicare i costi, la qualità, la rilevanza e i limiti metodologici delle prove.

Le altre revisioni non sponsorizzate dall’industria, invece, hanno dimostrato avere una prudenza più simile a quella della Cochrane Collaboration anche se non prive di errori.

Gli autori, coerentemente con lo stile che caratterizza la Cochrane Collaboration, non omettono di segnalare i conflitti d’interesse ed i limiti dello studio. Infatti due di loro sono affiliati al Centro Nordico dell’organizzazione Cochrane, e, soprattutto, il campione esaminato è ridotto e necessita di essere replicato.

Numerosi casi in passato (vedi per esempio il rofecoxib) hanno insegnato che revisioni sistematiche condotte senza interesse privato, possono giungere a conclusioni diametralmente opposte a quelle condotte con la sponsorizzazione delle aziende farmaceutiche. E ancora una volta si è avuta conferma di questa tendenza. Risulta, quindi, confermata la prudenza con cui vanno letti gli studi sponsorizzati dai produttori degli farmaci in esame in quanto tendono a omettere le perplessità del caso. Si sa, ogni scarrafone e bello a mamma sua.

Caterina Bortolini

Inserito da redazione il Sab, 11/11/2006 - 00:00

Leggo con piacere

Leggo con piacere l'articolo pubblicato perchè finalmente inizia una diffusione per la comprensione della metodologia di ricerca dei dati della letteratura scientifca. Purtroppo siamo ancora lontani e tanta strada è ancora da fare affinchè gli operatori del settore sanitario sia il personale medico, tecnico e infermieristico possano essere in grado di leggere e scrivere in modo corretto un articolo scientifico. Non si tratta di un j'accuse nei loro confronti, ma di un malcostume di insegnamento che al posto dell'Evidence Base Medicine mette al primo posto l'Eminence Base Medicine e parla ancora di impact factor . Nelle Università non si insegna in modo corretto a leggere un articolo se non in rari casi isolati, non si danno agli studenti ( e nemmeno ai docenti) gli strumenti adeguati per poter fare ricerca della letteratura ( per non parlare della vera ricerca scientica!), non si crea la sensibilità alla valutazione critica , ma più spesso all'accettazione dei dati riportati. Del resto finchè molti si limiteranno a leggere l'abstract dell'articolo pubblicato e talvolta solo le conclusioni non possiamo sperare di ottenere molto. In campo della medicina di base poi si lascia che l'informazione ( ma sarebbe meglio dire la formazione) sia fatta dagli informatori farmaceutici. Non esiste un vero e proprio piano di insegnamento se non relegato a poche realtà locali. Nel 2004 ho conseguito un Master in "Metodologia delle revisioni sistematiche in medicina" presso l'Università di Milano svolto in collaborazione con l'Istituto Mario Negri e la Cochrane Collaboration e sono grato a tutti i docenti di questo Master per l'insegamento e la costanza con cui hanno portato avanti il corso. Svolgo l'attività di Odontoiatra e in ogni conferenza in cui vengo invitato a parlare il punto di partenza è sempre la valutazione sistematica della letteratura per evitare per quanto possibile i Bias di cui la stragrande maggioranza delle conferenze a cui assisto sono permeate. Sarebbe ora di smettere di scrivere articoli scientifici solo aumentare il numero delle pubblicazioni da riportare sul curriculum e prediligere la corretta metodologia di affinchè " pochi ma buoni" articoli scientifici siano realmente utili.
Alessandro Fiorini, medico

Caro Alessandro, condivido

Caro Alessandro, condivido pienamente quanto scrivi. Complimenti anche per il master conseguito. Devo anche notare che il tuo approdo a questo modo di pensare è stato lungo e travagliato e come tale mi appare una tua conquista. Peccato che chi lo aveva capito 15 anni fa ed era partito per andare all'estero a studiare e ad imparare a capire la letteratura esistente ed a valutare le based evidences non sia mai stato preso in considerazione da te e colleghi, cosi' bravi un tempo a tenere corsi a pagamento basati sul niente. Scuserai lo sfogo. Visitatore