A chi giovano i dispositivi medici

Fonte
New Engl J Med 2006; 355: 337.

La Boston Scientific ha strapagato una piccola ditta che produce dispositivi medici (device, in inglese): ben 7 miliardi di dollari in più (da 20 a 27) di quanto richiesto dagli azionisti della Guidant.

Una notizia che è uscita dai corridoi della borsa ed è approdata sulla più importante rivista di medicina, il New England Journal of Medicine, che, in un editoriale, ha analizzato le ragioni che hanno condotto all’acquisto e le implicazioni future sulla salute pubblica.

Alan Garber, direttore del Centro per la politica sanitaria dell’università di Stanford, spiega che l’industria dei dispositivi medici è un settore in larga espansione.

Negli ultimi anni, infatti, questi apparecchi sono divenuti un vero e proprio punto di forza della pratica clinica, grazie all’unicità dei loro benefici e al contributo apportato nella riduzione della mortalità. Le applicazioni sono numerosissime e spaziano dal campo della diagnostica (risonanza magnetica, tomografia computerizzata eccetera). a quello terapeutico. Stimolatori elettrici sono utilizzati nel trattamento del dolore refrattario e di molte malattie neurologiche. In campo cardiologico si utilizzano stent a rilascio di farmaci e defribillatori impiantatili che riducono la mortalità nei soggetti a rischio di infarto.

Alla vigilia dell’accordo, però, alcuni difetti nel funzionamento di dispositivi prodotti nello specifico dalla Guidant avevano causato la morte di due persone e avevano messo in pericolo il sontuoso accordo.

Graber sostiene che date queste presse è chiaro che alla Boston Scientific hanno scommesso sulla crescita esponenziale del settore, la cui premessa è la fusione delle società produttrici. Il professore di Stanford analizza uno per uno i vantaggi e gli svantaggi che derivano da questa strategia.

Primo tra tutti l’abbattimento della concorrenza che consente di applicare prezzi maggiorati pur conservando la propria quota di mercato. Le grandi imprese affrontano meglio l’eventuale fallimento di un prodotto avendone un’ampia gamma in offerta.

Sono in grado di sostenere gli ingenti costi di ricerca, sviluppo e prove di efficacia necessarie alla registrazione dei prodotti (richieste soprattutto da un’utenza sempre più esigente e dagli investitori piuttosto che dagli enti regolatori).

Il loro grande potere d’acquisto consente di comprare a bassi costi la tecnologia di società imprenditoriali innovative attraverso la loro acquisizione o la registrazione delle loro invenzioni.

Infine, hanno le risorse necessarie a commercializzare efficacemente i loro prodotti.

Insomma le incorporazioni sopprimono la concorrenza, fanno lievitare i prezzi e pertanto limitano la possibilità di scelta dei trattamenti sanitari di medici e pazienti, sebbene i più moderni dispositivi offrano enormi vantaggi.

I produttori dei dispositivi medici sembrano quindi avvaiti sulla strada che le case farmaceutiche hanno intrapreso più di vent’anni fa quando alcune notevoli fusioni portarono alla nascita dei colossi farmaceutici. Dopo Big pharma avremo Big device.

Caterina Bortolini

Ultimo aggiornamento 11/10/2006

Inserito da redazione il Mer, 11/10/2006 - 23:00