Ciak, si fuma!

Fonti
BMJ 2006.332:440;
Ng C, Dadake B. Tobacco at the movies.
http://masspirg.org/reports/TobaccoattheMovies.pdf

Il matrimonio tra Hollywood e l’industria del tabacco sembra vivere una seconda luna di miele. Era dagli anni Cinquanta, infatti, che non apparivano tante “bionde” sul grande schermo, in particolare nelle pellicole più gettonate dagli adolescenti.

A lanciare l’allarme è Staton Glantz, direttore del Tabacco Control Research and Education della University of California, che ha analizzato tutti i film di maggior successo degli ultimi decenni e ha confrontato la frequenza delle scene in cui gli attori sono ripresi mentre fumano. Il risultato della ricerca? Secondo il professore di San Francisco autore di The cigarette papers (il libro scritto nel 1994 grazie al “pentimento” di un dipendente della Philip Morris, che depositò davanti all’uscio di casa di Glantz uno scatolone con oltre 4.000 documenti riservati) e famoso per le sue prese di posizione contro le case produttrici di tabacco, le sigarette accese sul set sarebbero in forte aumento da qualche anno a questa parte.

La scintilla tra l’industria del cinema e quella della nicotina era scoppiata nel primo dopoguerra – quando Big Tobacco capì che i film erano meglio di qualsiasi pubblicità e cominciò a finanziare sistematicamente gli studi cinematografici affinché il divo o la diva di turno fossero filmati con il loro prodotto ben in vista – per poi diventare un rapporto consolidato nei decenni successivi: basta dare un’occhiata al sito della Legacy Tobacco Documents Library per scoprire, per esempio, che James Bond in Licenza di uccidere fumava le Lark perché la Philip Morris aveva pagato 350.000 dollari ai produttori del film. Ma i casi documentati sono numerosi, tanto da aver spinto Glantz a creare il sito internet Smoke Free Movies interamente dedicato al legame tra Hollywood e industrie del tabacco.

Un’unione che entrò in crisi negli anni Novanta, quando le proteste delle associazioni dei consumatori e i primi scandali ebbero come effetto una progressiva diminuzione delle scene incriminate. Nel 1998 il Master Settlement Agreement (MSA) firmato tra le principali aziende di sigarette e 46 stati americani sancì il divieto di finanziare gli studi cinematografici per ottenere pubblicità occulta dei propri marchi.

Eppure, denuncia Glantz, da qualche anno a questa parte le sigarette nelle mani degli attori sono andate via via aumentando, fino a tornare ai livelli degli anni d'oro.

Film che mostrano una realtà distorta, in cui questa abitudine è tre volte più frequente rispetto alla vita di tutti i giorni e a fumare sono soprattutto le persone appartenenti alle classi sociali più elevate. "E' ormai provato", aggiunge Glantz, "che queste scene riescono a influenzare i comportamenti degli adolescenti e sono associate con una relazione dose-effetto a un successivo comportamento da fumatore".

Le industrie del tabacco sono sempre in cerca di nuovi potenziali clienti, visto che il tabacco uccide ogni anno 400.000 americani, ed è provato che il 90 per cento degli affezionati comincia prima dei 18 anni. Quale pubblico migliore, dunque, degli adolescenti?

Tuttavia, non potendo più mettere in bella mostra i pacchetti di sigarette con il proprio marchio (perché vietato dall'MSA), le aziende avrebbero optato per aumentare la frequenza delle "bionde", bombardando gli spettatori (che per la maggior parte sono giovani) con modelli di vita poco salubri, certi del ritorno economico in termini di vendite.

"Per decenni l'industria del tabacco ha spinto a fumare centinaia di milioni di uomini e donne con l'aiuto di Hollywood (e più tardi della televisione) che ha ritratto il fumo come affascinante, sexy e adulto. Sarebbe ora", conclude Glantz, "che i produttori cinematografici garantissero di non aver accettato compensi dall'industria del tabacco per inserire nei propri film scene in cui si fuma o altri tipi di promozione delle sigarette".

Simona Calmi

Inserito da redazione il Mer, 22/03/2006 - 00:00