Pharma Fiction

Fonti
Lenzer J. BMJ 2005; 331:1103
The Washington Post , 20/10/2005
http://www.thekarasikconspiracy.com/

Intrighi, terroristi e farmaci avvelenati: questi gli ingredienti del thriller pubblicato lo scorso dicembre negli Stati Uniti che ha scatenato un putiferio (oltre a essere finito in tribunale) e che dimostra quanto la realtà, certe volte, superi la fantasia. Forse The Karasik conspiracy – questo il titolo del romanzo – non sarà mai un bestseller, ma un primato lo detiene: è il primo libro (per quanto se ne sappia) voluto e ideato dalle case farmaceutiche statunitensi per contrastare il crescente acquisto di farmaci canadesi via internet.

Insomma, non bastavano le cene e i regali offerti ai medici per far aumentare il numero delle prescrizioni dei farmaci griffati, e neppure le centinaia di pubblicità martellanti che ogni giorno interrompono i programmi televisivi americani per convincere milioni di consumatori ad acquistare pillole su pillole.

Percorse tutte le vie più o meno lecite, la US Pharmaceutical Research and Manufactures of America (PhRMA) ha deciso di battere sentieri nuovi e inesplorati: entrare nelle case dell’americano medio sotto forma di romanzo e raccontare la storia di un gruppo di terroristi musulmani che uccide migliaia di americani avvelenando le pillole canadesi vendute a minor prezzo tramite internet. L’obiettivo? Istillare nei lettori la paura e la diffidenza nei confronti dei farmaci venduti on-line e contrastare la proposta di legge che vorrebbe modificare il Medicine Equity and Drug Safety Act del 2000, eliminando la certificazione di sicurezza del Servizio sanitario statunitense per i farmaci provenienti dal Canada e, di fatto, spalancando il portone principale alle importazioni da questo paese.

La vicenda è venuta alla luce in seguito a una controversia legale tra gli autori e i finanziatori, e ha scatenato, oltre alle reazioni sconcertate dei mass media, una lunga serie di smentite, accuse e minacce.

Inutile dire che le prime versioni fornite dai protagonisti non coincidevano: da una parte Kevin Spivak e Julie Chrystyn sostenevano di essere stati incaricati da PhRMA nel marzo dello scorso anno di scrivere un libro sulle pillole canadesi avvelenate, dall’altra i vertici aziendali smentivano nel modo più assoluto la paternità dell’iniziativa.

Gli scrittori affermavano di aver ricevuto centomila dollari da parte di Mark Barondness, un famoso avvocato divorzista e consulente di PhRMA, per conto di un non meglio identificato sostituto vice presidente della casa farmaceutica. Il compito? Scrivere un thriller di facile lettura indirizzato alle donne (che acquistano il maggior numero di farmaci e che, avrebbe spiegato l’avvocato, «non capiscono le trame complicate») in cui creare intorno ai farmaci canadesi un alone di sospetto e paura e, dove possibile, parlare bene delle case farmaceutiche americane.

In prima risposta, Ken Johnson (vice presidente senior) aveva negato che qualsiasi suo sostituto avesse commissionato il libro, aggiungendo che Barondness non era un consulente PhRMA. In seguito aveva dichiarato che l’idea del romanzo era di un consulente esterno, ammettendo però che il denaro pagato proveniva dalle casse dell’azienda.

Un’idea nata all’esterno di PhRMA, dunque? Forse, ma quando il Philadelphia Inquirer rese pubblico il nome del dirigente responsabile dell’iniziativa (Valerie Volpe, identità confermata in seguito anche dagli autori), i vertici aziendali e la diretta interessata preferirono non rilasciare commenti.

I guai cominciarono quando, lo scorso luglio, Barondness si rifiutò di onorare il contratto – che prevedeva una spesa totale di un milione di dollari, tra compensi per gli autori e migliaia di copie che l’azienda si impegnava ad acquistare – sostenendo che il manoscritto era di pessima qualità. «Valerie Volpe voleva imporci dei cambiamenti editoriali che ritenevamo incompatibili con un thriller di successo», ha invece dichiarato Spivak a BMJ, «come lunghe polemiche sui temi farmaceutici».

L’accordo sfuma: altri centomila dollari vengono offerti ai due scrittori e all’editore perché non procedano con la pubblicazione del libro, mantengano il riserbo sulla vicenda e si impegnino a non parlare male in vita loro delle industrie farmaceutiche. Questa la versione degli autori, che si rifiutano di firmare, mentre Barondness parla di un tentativo di ricatto da parte degli stessi. Nel frattempo la notizia trapela, l’avvocato si addossa tutte le responsabilità dell’iniziativa, Valerie Volpe viene rimossa dall’incarico senza che abbia mai rilasciato una dichiarazione, Johnson definisce tutto il progetto «un’idea clandestina e vile» e aggiunge: «non abbiamo bisogno di ricorrere ai Looney Tunes o alla Pulp Fiction, abbiamo seri argomenti basati sulla sicurezza contro l’importazione di farmaci».

Ma è credibile pensare che un sostituto qualunque avesse la facoltà di disporre di tali somme di denaro senza dover rendere conto ai superiori? «Nessuna meraviglia», commentano ironici gli scrittori, «se i farmaci USA costano così cari».

E a leggere le decine di e-mail riservate che la Phoenix Books ha pubblicato sul sito dedicato al romanzo (http://www.thekarasikconspiracy.com/) a sostegno della propria versione dei fatti, non rimangono molti dubbi in proposito.

Proprio queste e-mail sono state l’oggetto dell’ultima controversia legale di gennaio, nella quale Barondness ha richiesto, come prevedibile, che il carteggio virtuale sia cancellato dal sito e che il romanzo sia ritirato dalle librerie.

Già, perché il romanzo, nel frattempo, è stato riscritto e pubblicato, e tra i cattivi, stavolta, ci sono finiti anche i dirigenti di una casa farmaceutica.

Simona Calmi

Inserito da redazione il Mer, 22/02/2006 - 00:00