I conflitti delle linee guida

Fonti
Nature 2005; 437: 1070-1;
BMJ 2005; 331: 982

I ricercatori e i medici che scrivono le linee guida negli Stati Uniti hanno estesi legami finanziari con l’industria farmaceutica. Questo il risultato (che non sorprende, in realtà) di un’ampia inchiesta condotta da Nature: dall’esame di oltre duecento linee guida depositate nel 2004 presso l’US National Guideline Clearinghouse, infatti, è emersa una lunga serie di conflitti di interesse – alcuni dichiarati altri celati – che riguarda almeno un terzo degli autori e oltre il settanta per cento delle commissioni di esperti incaricate della stesura dei documenti.

Un fenomeno molto diffuso e, secondo gli autori dell’inchiesta, di gran lunga sottostimato, che dovrebbe destare preoccupazione in misura maggiore rispetto ai conflitti di interesse che affliggono i trial clinici o le revisioni, perché “le linee guida nascono proprio con l’intento di influenzare la pratica clinica dei medici”, ha dichiarato a Nature un esperto di politiche sanitarie di Harvard, “e l’effetto dei conflitti si ripercuote molto di più sui pazienti”.

Nate, dunque, per dire ai dottori quali medicine prescrivere e quando, le linee guida si basano sui risultati dei trial clinici e intendono rispondere alla crescente richiesta da parte di specialisti e pazienti di una medicina basata sulle prove scientifiche (la cosiddetta evidence based medicine). Negli ultimi dieci anni la loro diffusione è aumentata notevolmente e oggi tutte le principali associazioni mediche, come, per esempio, l’American College of Physicians, pubblicano ogni anno numerose linee guida che influenzano la pratica clinica degli specialisti di tutto il mondo.

Ma non sempre queste raccomandazioni sono trasparenti e disinteressate, conclude l’articolo di Nature, che a sostegno della propria tesi rivela il caso della linea guida sul trattamento dell’anemia nei pazienti positivi all’HIV scritte da Paul Volberding (uno dei ricercatori più esperti nel campo dell’AIDS e vicepreside del dipartimento di medicina dell’University of California, San Francisco). Volberding avrebbe ricevuto l’incarico di formare il gruppo di lavoro dalla Ortho Biotech, una compagnia farmaceutica del New Jersey, che avrebbe anche finanziato tutti gli incontri degli specialisti, già consulenti della stessa ditta. Ma che cosa raccomanda il documento prodotto da quel gruppo di lavoro e pubblicato nel 2004? Guarda caso l’uso di un farmaco prodotto proprio dalla Ortho Biotech, scrive Nature.

Si tratta per fortuna di un caso limite, affermano gli autori dell’inchiesta, tuttavia “i numeri emersi dall’indagine sono preoccupanti”, commenta Drummond Rennie, vicedirettore di JAMA e sostenitore della necessità di liberare le linee guida dall’influenza dell’industria. Un autore su tre ha, infatti, dichiarato di aver ricevuto compensi per consulenze, seminari o come fondi per progetti di ricerca. Una minoranza esigua (sedici ricercatori) ha persino ammesso di aver scritto linee guida su farmaci o malattie rilevanti per una determinata azienda mentre era in possesso di pacchetti azionari della stessa. Ma quel che è peggio, oltre la metà dei documenti esaminati (125 contro 90) non riportava alcuna dichiarazione di conflitti di interesse, dato che non esiste alcuna norma che lo imponga, e questo lascia supporre, come è emerso anche da alcuni controlli a compione effettuati dal Center for Science in the Public Interest di Washington lo scorso anno, che molti conflitti rimangano celati.

A quanti chiedono che i ricercatori legati all’industria siano esclusi dalle commissioni, gli organi che pubblicano le linee guida ribattono che non ci sono abbastanza esperti “liberi” da conflitti e che una o due persone all’interno di un gruppo di dieci, venti non può certo modificare l’esito delle raccomandazioni.

Ma “non è possibile rimanere del tutto obiettivi”, afferma il direttore del Centro Cochrane di Copenhagen, che cita il caso della Gran Bretagna – dove le linee guida sono prodotte e finanziate da un ente pubblico, il National Institute for Health and Clinical Excellence (NICE) – come esempio da seguire per una possibile soluzione.

In Italia, un decreto ministeriale del 2004 ha disposto la nascita di un Sistema nazionale delle linee guida che coordini i gruppi di lavoro costituiti presso il Ministero della salute, le Agenzie per i servizi sanitari regionali o da altri enti pubblici e composti da esperti del settore, con particolare riferimento alle società scientifiche. E i conflitti di interesse? Nel manuale metodologico scaricabile dal sito del Programma nazionale delle linee guida dell’Istituto superiore di sanità (http://www.pnlg.it/) si trova anche un modulo per la dichiarazione dei conflitti da parte degli autori, tuttavia non esiste a oggi alcuna legge che la renda obbligatoria o punisca quelle mendaci.

Simona Calmi

Ultimo aggiornamento 19/1/2006

Inserito da redazione il Gio, 19/01/2006 - 00:00