Malaria: brevetti e insuccessi

Fonti
Lancet, 2005: 365: 1439
New York Times, 2005, Oct 16
Comunicato stampa di Medici senza frontiera http://www.msf.it/msfinforma/comunicati_stampa/18042005.shtml

Sette anni fa l’Organizzazione mondiale della sanità presentava in pompa magna Roll Back Malaria, un ambizioso programma di lotta alla malaria che si prefiggeva di dimezzare, entro il 2010, l'elevatissimo numero di vittime.

Alla luce dei risultati (non) ottenuti, tuttavia, sono ormai numerose le voci critiche che accusano i promotori e i partner del progetto (oltre novanta, tra cui OMS, Unicef, Banca Mondiale e Fondo Globale): prima fra tutte quella di Medici senza frontiere, ai quali si uniscono stampa specialistica e non.

Le accuse? Roll Back Malaria non avrebbe diminuito il numero di vittime (circa due milioni all'anno) e neppure modificato la disastrosa condizione dei paesi dell'Africa sub-Sahariana, dove avviene il 90 per cento dei decessi e la malaria è la principale causa di morte per i minori di cinque anni. "L'organizzazione ha accumulato una lunga lista di mancate opportunità e tristi fallimenti", scriveva Lancet qualche tempo fa.

Ma quali le ragioni dell'insuccesso di un programma che aveva suscitato, al momento della sua presentazione, tanto entusiasmo e adesioni?

La principale sarebbe la mancata sostituzione delle vecchie terapie a base di clorochina, ormai inefficaci, con quelle combinate a base di artemisina, dette ACT (Artemisin Combination Therapies). Sebbene fin dal 2001 l'OMS abbia raccomandato l'utilizzo di quattro diverse ACT, solo una è attualmente prodotta sotto forma di "combinazione in dose fissa", una formula che assicura una maggior aderenza al trattamento da parte del paziente perché rende la terapia molto più semplice da seguire.

Il farmaco in questione, prodotto sotto brevetto da Novartis e venduto a prezzo di costo ai governi e alle organizzazioni non lucrative nei paesi in via di sviluppo, rappresenta attualmente il 70 per cento di tutto il mercato delle ACT utilizzate a livello mondiale, ma, a dispetto degli accordi presi, non è disponibile in quantità sufficienti a evitare milioni di decessi, poiché l'azienda che li produce richiede garanzie finanziarie in termini di pre-ordinazioni da parte dei paesi endemici.

A causa dell'elevato costo rispetto ai farmaci a base di clorochina (2,40 dollari per un ciclo di 24 compresse per adulti, contro 22 dollari e mezzo per 1000 comprese di un trattamento tradizionale, "differenza più che significativa in paesi in cui il reddito mensile pro-capite è inferiore ai 40 dollari", sottolinea Medici senza frontiere), 33 governi africani hanno sì ufficialmente dichiarato di aver adottato le nuove terapie, ma nella realtà solo 11 le hanno rese disponibili, poiché non hanno i fondi necessari per garantire ordini da milioni di dosi.

Di chi è la colpa? Le responsabilità sono diverse. Troppi partner e una gestione "inadeguata e talvolta conflittuale" da parte dell'OMS, sempre secondo Lancet, e colpe anche tra i donatori internazionali, che come spesso accade, sono molto bravi a promettere i fondi e meno quando si tratta di inviare realmente il denaro. Ma secondo Medici senza frontiere avrebbe numerose responsabilità anche Novartis, impegnatasi nel 2001 con l'OMS a fornire per 10 anni il farmaco e, divenuta, di fatto, monopolista nel mercato delle ACT. Questa situazione avrebbe generato "un'inevitabile tendenza alla speculazione e all'aumento dei prezzi, mentre solo la produzione su larga scala permetterebbe di abbassare significativamente i prezzi delle nuove terapie".

E, infatti, MSF denuncia che la casa farmaceutica, priva di concorrenti sul mercato (l'ACT alternativa prodotta da Sanofi-Aventis a costi molto inferiori e frutto di un accordo con la Drugs for Neglected Disease iniziative non sarà disponibile prima di un anno), non avrebbe rispettato i patti: invece dei 60 milioni di trattamenti ordinati per il 2005, ne avrebbe prodotti solo la metà, annunciando la mancanza a fine 2004, quando dunque era ormai impossibile intervenire per migliorare la situazione.

Invece di incoraggiare la produzione di farmaci generici, dunque, l'OMS avrebbe di fatto incoraggiato la creazione di una situazione di monopolio, ostacolando la diffusione di terapie efficaci. E commenta, amaro, Gianfranco De Maio, responsabile medico di Medici Senza Frontiere Italia: "È sconcertante constatare come i paesi ricchi stiano domandando alle case farmaceutiche di rendere accessibili i farmaci salva-vita per una pandemia ancora ipotetica di influenza aviaria, mentre si impedisce ai paesi poveri di fare la stessa cosa per farmaci necessari a combattere pandemie molto reali come AIDS, malaria e tubercolosi".

Simona Calmi

Ultimo aggiornamento 8/11/2005

Inserito da redazione il Mar, 08/11/2005 - 00:00