Scende la libido sale il business

Fonti
JAMA 2005, 294: 91-96
Science 2005, 308: 1578-1580

Il mercato delle donne insoddisfatte e poco vogliose pare sia una nuova mecca per le aziende farmaceutiche: trasformare la mancanza o scarsità di desiderio sessuale delle donne in una malattia da curare farebbe nascere un bel business in questi tempi grami. Sì, ma come agire? Semplice: poiché, secondo molti, il calo della libido sarebbe legato al basso livello di testosterone nell’organismo, basterebbe somministrare piccole dosi di questo ormone alle donne per avere un corrispettivo rosa del Viagra.

Già oggi sono una ventina le case farmaceutiche che hanno avviato sperimentazioni di altrettanti “rimedi” per il gentil sesso e lo scorso dicembre la casa farmaceutica Procter & Gamble aveva ottenuto dalla Food and Drug Administration la concessione di una procedura rapida di revisione per l’immissione sul mercato di un cerotto al testosterone (vedi la rubrica I dubbi sul cerotto del piacere).

La notizia aveva suscitato non poco clamore e le perplessità erano dovute alla mancanza di risultati pubblicati su riviste scientifiche (le uniche prove erano state presentate nel corso di una conferenza stampa sponsorizzata dalla stessa industria) e al rischio, poco indagato, di seri effetti collaterali a livello cardiovascolare.

In seguito l’FDA decise di negare l’autorizzazione alla commercializzazione del cerotto (proprio per i motivi citati) e la “sentenza” negativa assestò un duro colpo a quanti erano pronti a contendersi “i milioni di donne insoddisfatte” (secondo le stime delle case farmaceutiche).

Ora una ricerca condotta da Susan Davis, ricercatrice della Monash University di Victoria (Australia), sembra affossare ulteriormente le speranze di donne e aziende farmaceutiche, mettendo in forte dubbio il legame tra disturbi e testosterone.

Dopo aver risposto a una serie di questionari volti alla valutazione del loro profilo sessuale (e di eventuali difficoltà), infatti, le oltre mille donne coinvolte nel trial sono state sottoposte a un esame per misurare la quantità di testosterone presente nel sangue. Il risultato? A uno scarso livello ematico dell’ormone maschile non sembra corrispondere in maniera evidente alcuna disfunzione sessuale e, di conseguenza, risulta impossibile fornire una spiegazione biochimica di queste presunte e molto discusse “sindromi”.

Sarebbero dunque inutili cerotti, gel e spray al testosterone? La ricercatrice non si sbilancia e non prende posizioni al riguardo, anzi, nelle conclusioni sottolinea come l’esito dello studio non sia in alcun modo in conflitto con la somministrazione dell’ormone per il trattamento del “disturbo da desiderio sessuale ipoattivo”, un disturbo caratterizzato dalla mancanza di interesse per l’attività sessuale e riscontrabile tra le donne sottoposte a rimozione chirurgica delle ovaie, ma comune anche in menopausa, e che sarebbe, secondo gli esperti, il problema più diffuso.

Secondo il medico australiano, infatti, il trial dimostrerebbe solo l’inutilità di un test per il livello ematico di testosterone, non la mancanza di efficacia per il trattamento delle disfunzioni già citate.

Un’occhiata alla dichiarazione dei finanziamenti, tuttavia, fa sorgere qualche dubbio riguardo a queste conclusioni: sebbene lo studio si avvalga del supporto del National Health and Medical Research Council of Australia, la Davis ha ricevuto fondi da diverse case farmaceutiche, prime tra tutte la Procter & Gamble. L’industria ha fornito anche i questionari utilizzati nel trial (ma non avrebbe preso parte in alcun modo allo studio) e, come già ricordato, produce il cerotto al testosterone bocciato dalla FDA, indicato, guarda caso, proprio per il trattamento del “disturbo da desiderio sessuale ipoattivo”.

Simona Calmi, Pietro Dri

Inserito da redazione il Lun, 04/07/2005 - 23:00