XVI Conferenza mondiale sull’AIDS: Testimonianza in presa diretta

L’annuale appuntamento della conferenza mondiale sull’AIDS (www.aids2006.org), che si è tenuto ad agosto a Toronto, si è distinto dai precedenti per l’eccezionale gamma di tematiche trattate e soprattutto passerà alla storia come il primo dei biennali appuntamenti che ha coinvolto concretamente le persone direttamente prese in causa dal problema AIDS. Sono stati circa 24.000 i delegati, provenienti da tutto il mondo, che hanno rappresentato la comunità scientifica, le istituzioni governative, non-governative e intergovernative, i servizi sociosanitari, il mercato, i media. Ma soprattutto la società civile con le associazioni di attivisti e di persone sieropositive. Sono stati discussi, in numerose sessioni plenarie e parallele, più di 4.000 documenti scientifici e sociali.
Si è parlato di ricerca, di trattamento e di prevenzione dell’AIDS, dal punto di vista scientifico, sociale e politico, ed è emersa con vigore la necessità di dare un’importanza fondamentale al coinvolgimento diretto della comunità delle persone sieropositive a livello dei processi decisionali che li riguardano, e la necessità di prediligere solo i metodi di riduzione del rischio e del danno basati su prove scientifiche di efficacia.
Si è dimostrato ricorrente il tema dei diritti umani, alla sessualità, alla salute, alla vita, alla identità, anche sotto l’aspetto politico e religioso, facendo assumere alla conferenza una connotazione molto psicosociale.
Il merito va sicuramente anche agli organizzatori, in primis la IAS (International AIDS Society), che hanno colto l’importanza di coinvolgere e costruire un programma insieme alle associazioni. Hanno predisposto perciò innumerevoli spazi per gli attivisti e le persone sieropositive.

Attività complementari

Tra le tante attività complementari, particolarmente interessanti sono state quelle del Global Village e dei giovani.

Il Global Village
Visto il successo ottenuto nel 2004 a Bangkok, il villaggio globale è stato riproposto anche quest’anno. La struttura però è nuova: anziché i piccoli stand individuali, che ricordano un comune mercato di artigianato, la suddivisione è stata guidata da uno spirito più globale e quindi sono nate le Networking Zone (N.Z.). Così lo spazio era organizzato secondo aree tematiche. Tra le tante c’erano l’area degli Aborigeni/Indigeni, gli Africani, i Bambini, le Donne, le Persone sieropositive (PWHA), i Sex Workers, i Gay-Bisexual-MSM (uomini che fanno sesso con altri uomini), i Detenuti, i Consumatori di sostanze illegali, ma anche le N.Z. multi-religiose e quelle delle terapie non convenzionali, come la medicina indigena.
Questa strutturazione, veramente indovinata dagli organizzatori, ha permesso una concreta socializzazione tra le varie comunità. Il Global Village si è rivelato per le associazioni lo spazio ideale per portare il loro contributo diretto allo scopo primario della conferenza: lo scambio di conoscenze, idee e progetti, ma soprattutto la dimostrazione delle proprie attività pratiche, dai prodotti di origine, alle iniziative sociali e politiche.
In questa sorta di enorme officina-laboratorio si è dato largo spazio alla creatività e alla fantasia nel rispetto delle molteplici identità del genere umano. Pittoresche scenografie hanno contornato le discussioni sui temi di salute, prevenzione, igiene, empowerment e discriminazione, a sottolineare come il diritto alla sessualità possa e debba essere vissuto come un diritto al piacere e quindi al benessere.

I giovani
Sbaglia chi crede che i giovani, anche sani, non possano trovare spazio in una simile conferenza. Anche loro, purtroppo, sono già coinvolti: dei nuovi casi al mondo di infezione da HIV, circa la metà coinvolge giovani sotto i 25 anni di età.
Lo ha ben capito anche il ministro alla salute messicano, Julio Frenk Mora , che promette di allargare la partecipazione dei giovani alla prossima conferenza mondiale che si terrà a Città del Messico nel 2008. Già qui a Toronto, nell’ambito di questa nuova sessione, si è avuta dimostrazione di tutta la loro straordinaria attività rivolta soprattutto ai giovani socialmente disagiati, portatori di handicap o appartenenti a minoranze etniche.

Attivismo

Largo spazio è stato dato agli attivisti nell’ambito di tutta la conferenza. Ciò ha reso possibile mettere in luce pubblicamente emergenze e priorità dei diversi paesi rappresentati.
Comune denominatore a numerosi paesi, specialmente dell’Africa sub-sahariana, est europeo, e Asia centrale, sono state le denunce nei confronti di politiche di governo repressive, di violazione dei diritti umani, di astensione dall’attuazione di interventi sanitari di prevenzione o trattamento della malattia, di percorsi inefficienti influenzati da pregiudizi etici e religiosi o semplicemente economicamente convenienti alle casse dello stato piuttosto che al mercato.
Per la prima volta una intera seduta plenaria, dedicata alle questioni del mancato accesso alle cure e al riconoscimento dei diritti umani delle persone sieropositive (PWHA), è stata condotta interamente dai delegati della società civile. Mentre in precedenza gli interventi di attivisti e PWHA venivano relegati alla fine delle diverse sessioni, quando l’interesse generale andava a svilire. Questa sessione, che ci si auspica si ripeterà in futuro, ha avuto un largo seguito e ha dato vita a una vivace dibattito con la platea.

La protesta
«AIDS Treatment Now» è stato lo slogan principale delle numerose proteste degli attivisti che hanno contornato tutta la conferenza. In alcuni casi, le proteste sono state supportate dagli interventi di tutti gli speaker delle sessioni plenarie. Tra queste ricordiamo la presa di posizione contro la chiusura, da parte del primo ministro canadese, di INSITE, a Vancouver, l’unica esperienza nord americana di “stanza del buco pulito”. Un blocco stradale di circa mezz’ora ha dato visibilità alla questione attraverso la TV.
Vivaci le coalizioni contro gli FTA, gli accordi per il libero mercato, che favoriscono la privatizzazione e quindi il rincaro dei servizi essenziali alla salute, oltre che il prolungamento da 20 a 25 anni dei brevetti sui farmaci con il conseguente monopolio e controllo dei prezzi da parte delle industrie farmaceutiche.

Call for action
La conferenza si è conclusa con una vera e propria chiamata “alle armi”. Helene Gayle, co-chair statunitense e presidente uscente della IAS, e Mark Wainberg, co-chair canadese, hanno richiamato l’attenzione sulla necessità di “rinforzare la risposta globale” e di “realizzare collettivamente quanto detto per poter ritenere questa conferenza un vero successo”, per poter raggiungere la soluzione finale. Il nuovo presidente IAS, Pedro Cahn, incita i partecipanti a continuare la pressione sui leader politici dei G8 affinché si realizzi entro il 2010 l’accesso universale alla prevenzione, alla cura e al trattamento del HIV/AIDS.
A impersonare tutta la passione, il vigore e il grande impegno che hanno contrassegnato questa speciale edizione è stato l’inviato speciale dell’ONU per l’AIDS in Africa, Stephen Lewis, con un vivace e interessante intervento alla sessione plenaria di chiusura. Ha ribadito in modo chiaro ed esplicito in 16 punti fondamentali ciò che si deve compiere ancora per arrestare la pandemia, con particolare riferimento alla situazione del continente africano. Ha ricordato, con enfasi, l’inadeguatezza del ricordo di alcune altre vittime dell’AIDS: i bambini di madri sieropositive non adeguatamente curate durante la gravidanza, i bambini che ricevono abusi sessuali, gli orfani e le rispettive nonne su cui incombe l’onere della loro crescita, le donne che ricevono violenza sessuale entro le mura domestiche o come crimine di guerra. Ha ricordato il paradossale quanto sconcertante caso limite del Sudafrica dove il governo propone alle persone affette dal virus di bere succo di limone anziché rendere accessibili le terapie farmacologiche. Ha sottolineato di non trascurare i complementari, ma non meno importanti, supporti forniti dal Programma di Alimentazione Mondiale e da tutte le Risorse Umane, ossia il personale sanitario, che in molte aree risulta ancora troppo inadeguato.

Il primo resoconto della sfida qui lanciata avverrà tra due anni a Mexico City, la prima città latino americana che ospiterà la prossima edizione della conferenza mondiale sull’AIDS.

AIDS: IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

Alessandra Cerioli
Lega Italiana per la Lotta contro l'Aids

Caterina Bortolini
Partecipasalute

Inserito da redazione il Lun, 04/12/2006 - 00:00