Insieme per evitare il dolore inutile

Scarsa formazione del paziente alla gestione del dolore, scarsa formazione del personale sanitario alla terapia, mancato accesso alle terapie e scarsa informazione sul diritto a non soffrire: sono questi i principali ostacoli a un adeguato trattamento del dolore cronico denunciati da 21 delle 30 associazioni comprese nel Coordinamento nazionale delle associazioni di malati cronici-Cittadinanzattiva.

E’ quanto emerge dal “Rapporto sulle politiche della cronicità 2006” redatto dal Coordinamento e presentato al pubblico il 6 ottobre scorso a Roma, quando è stato firmato un protocollo di intesa tra Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato con, separatamente, la Società italiana di medicina generale (SIMG) e con l’Ipasvi-Federazione nazionale collegi infermieri.

Questi protocolli d’intesa intendono mettere assieme le rispettive associazioni rappresentate perché il tema del dolore diventi sempre più centrale nel lavoro quotidiano degli operatori interessati.
Il tema della terapia del dolore è centrale e rappresenta una priorità per le associazioni che si occupano di malattie croniche, che sottolineano l’incapacità da parte del paziente di gestire e reagire al proprio dolore cronico mettendo in atto comportamenti di tipo preventivo o reattivo, con conseguenti ansia e frustrazione. Il paziente è costretto a sopportare il proprio dolore da solo e senza strumenti per affrontarlo, con un peggioramento della qualità della vita.
A questo aspetto legato alla gestione del dolore, si aggiunge il mancato accesso alla terapia: sono ancora pochi i medici che hanno ritirato il ricettario speciale per la prescrizione di farmaci oppiacei, e questo è un indicatore del ritardo o dell’ostacolo all’accesso ai farmaci essenziali per il trattamento del dolore cronico e terminale.

Tra gli ostacoli segnalati dalle associazioni e riportati nel Rapporto, viene indicato il mancato o non corretto utilizzo di presidi, protesi, l’utilizzo di ausili non personalizzati, di scarsa qualità e in scarsa quantità, che non fanno che peggiorare la qualità della vita del paziente, condizionando sensibilmente la percezione del dolore. Un ultimo punto sollevato riguardo la scarsa informazione sul diritto a non soffrire, che sembra rimanere ancora un vero e proprio tabù. L’informazione su come si acceda alla terapia del dolore e quali siano le terapie più appropriate è insufficiente e sono pochi i pazienti che sanno che si può fare qualcosa per evitare dolori e sofferenze inutili.

  • Per superare questi ostacoli e migliorare il trattamento del dolore, le proposte operative indicate nei protocolli di intesa sono diversi:
    la terapia del dolore deve entrare a far parte dei livelli essenziali di assistenza nella effettiva pratica quotidiana;
  • deve essere abolito, in tempi stretti, il ricettario speciale per la prescrizione dei farmaci oppiacei
    le linee guida nell’ambito del programma “Ospedale senza dolore” devono essere attuate rendendo obbligatoria la misurazione del dolore e la sua registrazione in cartella clinica;
  • deve essere richiesto che la presenza di strutture e servizi di terapia del dolore diventi elemento discriminante per l’accreditamento delle strutture private da parte del Servizio sanitario nazionale;
  • centri e servizi per la terapia del dolore in età pediatrica devono essere creati e sviluppati: l’attenzione al dolore in questa fascia di vita è vicina allo zero;
  • devono essere individuati e utilizzati standard e indicatori per misurare e “certificare”il lavoro dei centri e dei servizi di terapia del dolore. Questi indicatori dovrebbero essere utilizzati per verificare e valutare qualità e sicurezza delle prestazioni fruibili dai cittadini;
    la centralità dell’hospice va riconosciuta, in particolare per l’assistenza in ambito oncologico, per quanto attiene espressamente alla presa in carico del paziente e alla sua assistenza, anche a domicilio;
  • va ridefinito il piano nazionale per gli hospice, puntando prioritariamente sul suo potenziamento;
  • la formazione degli operatori deve essere considerata strategica, in primo luogo quella per i medici di medicina generale;

In particolare:

  • va reso obbligatorio un corso di terapia del dolore all’interno del piano di formazione delle facoltà di medicina e di scienze infermieristiche;
  • deve essere prevista una apposita formazione post-laurea, attraverso l’istituzione di una Scuola di cure palliative;
  • per l’acquisizione dei crediti di educazione continua in medicina (ECM) devono essere rese obbligatorie attività di formazione specifiche sull’assistenza al dolore;
  • all’interno di strutture ospedaliere e presidi sanitari in genere devono essere previsti corsi di formazione mirati per gli operatori.

 

Franco Bernardi
Tribunale per i diritti del malato di Treviso

Inserito da redazione il Gio, 09/11/2006 - 00:00