Smart media e social networks in medicina

Lo scorso 24 gennaio, presso l’università Bicocca di Milano si è svolto un workshop dal titolo “Smart media e social networks in medicina”. E’ stata l’occasione per fare il punto della situazione su un fenomeno (quello dei nuovi media sociali, delle apps e delle nuove tecnologie che favoriscono il monitoraggio a distanza), che anche in Italia, dopo anni di tentennamenti, inizia a suscitare particolare interesse nel mondo della medicina, della salute e del benessere.

Esperti provenienti dal campo della medicina, dell’informatica, dell’economia si sono potuti confrontare illustrando esperienze volte a migliorare l’assistenza medico/sanitaria, la diagnostica, la prevenzione delle malattie e la promozione della salute. D’alta parte l’ultimo rapporto Censis sulla comunicazione pubblicato alla fine del 2013 ci fotografa come una popolazione sempre più affascinata dai social media, dagli smartphone e dai tablet. Il 44% degli italiani ha un account su Facebook, il 40% usa regolarmente YouTube e il 10% è iscritto a Twitter. Percentuali queste che crescono se come denominatore si considera il totale degli italiani che usano Internet (pari al 63% della popolazione). Su smartphone e tablet siamo poi ai primi posti delle classifiche mondiali, posizione che da anni continuiamo a tenere ben salda.

Dal convegno è emerso che smartphone e tablet, grazie al fatto che non sono semplici dispositivi telefoni ma dei veri e propri computer, hanno delle enormi potenzialità che possono essere sfruttate in ambito medico sanitario. Non solo per informare i cittadini/pazienti o fornire loro servizi basati sulla geolocalizzazione (dove cioè trovare asl, farmacie, ospedali, strutture sanitarie per specifiche patologie che siano le più vicine a noi), ma soprattutto per attivare programmi di promozione della salute o per gestire patologie croniche. Tra le oltre 40.000 applicazioni presenti sul solo iTunesStore (il negozi virtuale della Apple), sono infatti già disponibili applicazioni che permettono di tenere sotto controllo il peso modificando i nostri stili di vita attraverso programmi dietetici e sessioni di esercizio fisico, e applicazioni che, attraverso l’impiego di appositi dispositivi da collegare allo smartphone o al tablet, permettono di tenere sotto controllo la glicemia nei pazienti diabetici. Inoltre tali strumenti possano dare un prezioso supporto alla lotta al fumo, alle droghe, all’abuso di alcol e nella prevenzione delle principali malattie ad elevato impatto sociale, tra il cui quelle cardiovascolari.

A questo proposito, nel corso del convegno è stata presentata un’app per dispositivi mobili per una nutrizione personalizzata ed assistita. Attraverso uno specifico software l’applicazione fornisce i valori nutrizionali degli alimenti presenti nel database annesso e propone dei menù organizzati su base quindicinale a persone sane desiderose di perdere perso e a utenti affetti da specifiche patologie (come il diabete) dove la dieta ha un ruolo fondamentale nel combatterle. Perché siano effettivamente sicure, prima ancora che utili, occorre però, almeno per le applicazioni più delicate, che siano in qualche modo certificate. Negli Stati Uniti, per esempio, dove di recente sono state rese pubbliche le prime linee guida sullo sviluppo delle applicazioni mediche, sono ormai numerose le apps certificate dalla Food and Drug Administration, mentre da noi il problema è ancora poco sentito. Molto simile è il discorso sui social media (in particolare Facebook e Twitter), sui social network sanitari e sulle online communities (piattaforme di social networking controllate e dedicate a specifiche patologie/argomenti). Dal convegno è emerso che anche in questo caso quella della promozione della salute e della gestione/prevenzione delle malattie non trasmissibili (o “sociali”), in particolare quelle croniche, è certamente l’area più promettente della loro applicazione. Diversi studi (anche randomizzati) suggeriscono infatti come strumenti di questo genere aiutino a ridurre l’incidenza di stress e depressione in pazienti oncologici, a tenere maggiormente sotto controllo la glicemia in pazienti con diabete di tipo 1 e 2 , ad aumentare il tasso di vaccinazioni anti-influenzali, ad aumentare il livello di attività fisica in persone sane e malate, a ridurre il proprio peso corporeo e a incrementare il numero donazioni di organi. Tutto ciò avviene grazie alle potenzialità che gli strumenti “social” hanno nel modificare il comportamento delle persone con le quali è stabilita una relazione. Se usati correttamente, sono quindi in grado di favorire le “giuste cause” e modificare (in meglio) il comportamento delle persone e i loro stili di vita.

Nel corso del convegno non si è parlato solo di “social” e apps, ma anche di approcci più pragmatici per il monitoraggio a distanza di malattie croniche, capaci di mettere direttamente in contatto pazienti e medici. Concetti come “home care” e “e-therapy” rimandano all’uso di sensori non invasi (tra cui anche gli innovativi “smart clothes” e “wearable sensors”) in grado di raccogliere automaticamente parametri semplici come la glicemia, la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca, il peso corporeo o più complicati come il tracciato elettrocardiografico, che possono essere trasmessi al medico o all’ospedale attraverso smartphone, tablet, sms e piattaforme web al fine di attivare un sistematico monitoraggio. Esistono d’altra parte diversi studi che dimostrano l’efficacia della telemedicina (a cui questi concetti e strumenti appartengono) nel monitoraggio di alcune patologie croniche come il diabete, lo scompenso e di situazioni pre-patologiche come l’obesità, in grado non solo di gestire meglio la patologia, ma al tempo stesso di ottenere cospicui risparmi nella spesa sanitaria.

Che gli strumenti siano “social” oppure non “social” ma pur sempre innovativi, ciò che interessa al cittadino, prima ancora che al paziente, è di avere un ruolo più attivo nei network di assistenza anche attraverso il confronto delle proprie esperienze con quelle altrui e una maggior capacità di controllo sulle proprie condizioni di salute anche attraverso una diretta gestione dei propri dati, come dimostra un’altra ricerca presentata durante il workshop. In una sola parola ciò che gli interessa è avere maggiore “empowerment”.

Dr. Eugenio Santoro
Laboratorio di Informatica Medica
Dipartimento di Epidemiologia
IRCCS - Istituto Ricerche Farmacologiche Mario Negri


Ultimo aggiornamento: 18/04/2014

 

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Inserito da Anna Roberto il Ven, 18/04/2014 - 11:44