I comitati etici locali in Francia

Riassunto
La Francia è stata tra le prime nazioni europee ad istituire comitati etici locali. Dopo numerose esperienze spontanee, nel 1988 vennero istituiti i Comités Consultatifs pour la Protection des Personnes dans la Recherche Biomédicale (CCPPRB). Nel 2004, con il recepimento della direttiva 2001/20/CE i CCPPRB sono stati sostituiti dai Comités de Protection des Personnes (CPP).

Sono qui riassunti e discussi l'organizzazione ed il funzionamento dei comitati, nonché le più significative problematiche che caratterizzano la loro attività. Molte delle difficoltà che caratterizzano l'attività dei comitati etici francesi sono comuni anche ad altre nazioni europee.

1. Le origini

Il primo comitato etico in Francia fu istituito nel 1974 per iniziativa del direttore dell'Institut National de la Santé et de la Recherche Médicale (INSERM). Esso era finalizzato principalmente alla revisione dei protocolli di sperimentazione sull'uomo proposti nell'Istituto e rimase operativo per sette anni. Il comitato era composto esclusivamente da medici e da biologi. Nel bilancio dell'attività redatto al termine del mandato si riconobbero l'efficacia delle azioni intraprese dal comitato per la sensibilizzazione dei ricercatori su problemi di etica biomedica, ed anche il positivo impatto attraverso i mezzi di informazione. Tuttavia, si constatarono anche sia le difficoltà e affrontare alcuni problemi specifici, sia l'inadeguatezza nella composizione, essendo assenti professionalità provenienti dai vari settori disciplinari delle “scienze umane”, come il diritto, la filosofia, la sociologia [1].

Successivamente, tra le fine degli anni settanta e l'inizio degli anni ottanta del secolo scorso vennero istituiti numerosi comitati etici presso i Centri ospedalieri universitari (Centres Hospitalo-Universitaires, CHU). Il CHU di Marsiglia fu il primo a dotarsi di un comitato etico (1979). Seguì poi, l'anno successivo, il CHU di Rouen.

Nello stesso periodo in diverse sedi furono istituiti comitati etici ad hoc, con un mandato specifico e di durata limitata, per fronteggiare singoli problemi circoscritti sorti nella pratica clinica o sperimentale. In alcune istituzioni di grandi dimensioni fu istituito più di un comitato etico. Ciò creò talvolta controversie e situazioni confuse. Per esempio all'ospedale Necker di Parigi furono attivi contemporaneamente tre comitati etici, frequentemente in disaccordo tra loro.

A partire dal 1984 in alcune zone si istituirono comitati etici locali incaricati di coordinare i comitati etici dei singoli CHU della zona. Essi erano organizzati in modo tale da favorire l'indipendenza dei singoli comitati operanti presso le varie istituzioni della zona, e allo stesso tempo da garant ire una certa uniformità nei criteri adottati. Un caso peculiare si verificò a Lione. Alla fine del 1980 la Facoltà di biologia umana di Lione elaborò un progetto per la creazione di un comitato etico congiunto tra ospedali locali e università, deputato alla valutazione di studi di diverso tipo condotti sull'uomo. La proposta venne presentata ai diversi ospedali civili della città e all'Università Claude Bernard e fu approvata nel settembre 1981. Nello stesso mese avvenne l'insediamento del comitato, che rimase in carica fino al 1984. Il comitato di Lione nel tempo estese i suoi ambiti di indagine, occupandosi di temi ampi quali:« «il principio di umanità», la post-modernità, i rapporti tra etica e psichiatria, la deontologia professionale, la formazione, e altri [2].

2. La legge Huriet-Sérusclat

La storia dei comitati etici francesi ebbe una tappa fondamentale il 20 dicembre 1988 con la promulgazione della legge su «La protection des personnes qui se prêtent à des recherches biomédicales», usualmente indicata come «legge Huriet-Sérusclat« oppure, più semplicemente «legge Huriet» [3].

L'istituzione dei CCPPRB costituisce un elemento essenziale della legge. La legge è stata successivamente modificata e integrata con ulteriori provvedimenti in tempi diversi [4]. I provvedimenti legislativi più incisivi risalgono al luglio 1994, con le leggi 94-630 sulla protezione delle persone che partecipano a ricerche biomediche [5] e 94-653 sul rispetto del corpo umano [6].

La legge copre un ambito di applicazione molto ampio. Facendo riferimento a principi di bioetica fondamentali e largamente condivisi, essa mira alla massima tutela della persona, affrontando anche gli aspetti del rigore scientifico, delle regole di buona pratica clinica, del confronto tra rischi e benefici.

2.1 L'organizzazione dei CCPPRB

I CCPPRB avevano il compito di far applicare la legge, elaborando pareri sulla pertinenza generale dei progetti di ricerca, sul valore e la validità delle sperimentazioni, sulla congruità tra gli obiettivi perseguiti e le risorse umane, tecniche e finanziarie disponibili, sulla competenza del ricercatore principale, sulla protezione e la sicurezza dei partecipanti, sull'informazione fornita ai soggetti e sulle modalità del consenso, sulla copertura assicurativa, sul rapporto tra rischi, costi e benefici, sui limiti cui deve essere soggetta la sperimentazione non terapeutica.

Il numero di CCPPRB presenti in Francia ha subito variazioni. Alla fine degli anni novanta erano attivi 88 comitati [7]. Nel 2004, quando, come si dirà nel seguito, è entrata in vigore una nuova normativa che ha segnato la fine dei CCPPRB e il passaggio a un nuovo tipo di comitati, il numero era ridotto a 48. La mole di lavoro svolta è considerevole: nell'ultimo triennio di attività (2001-20049 i 48 CCPRB hanno esaminato oltre 2.300 protocolli e 3.280 emendamenti, per un totale di oltre 555.000 soggetti coinvolti.

I CCPPRB erano composti da dodici membri permanenti e dodici supplenti con un mandato di sei anni. Quattro dei dodici membri dovevano provenire dal settore della ricerca biomedicina (e tre di questi dovevano essere medici). Tra i membri dovevano figurare un medico generalista, due farmacisti, un infermiere, un esperto di etica, una persona operante nel settore sociale, uno psicologo e un giurista.

La legge prevedeva anche l'istituzione di comitati clinici con competenze su due materie specifiche: l'aborto terapeutico e il prelievo di organi da minori a scopo di trapianto.

2.2 Luci e ombre nell'attività dei CCPPRB

Molti riconobbero nei CCPPRB un punto di svolta nella storia della sperimentazione: come in altre nazioni, in Francia i comitati etici segnarono il passaggio da una sperimentazione talvolta caratterizzata da una certa approssimazione sotto il profilo dell'etica (se non da veri e propri abusi) a una sperimentazione con un solido statuto in termini di legalità, eticità, scientificità.

I CCPRB contribuirono alla diffusione di una sensibilità e una cultura etica tra i ricercatori, che si trovarono anche a operare in un ambiente più favorevole, sicuro e stabilizzato. Operativamente i CCPPRB essi ebbero inoltre un ruolo fondamentale nell'interpretazione, no sempre facile, della distinzione tra atti terapeutici, finalizzati al miglioramento della salute di una singola persona, e atti di ricerca, il cui fine è l'acquisizione di una conoscenza generalizzabile.

L'attività dei CCPPRB contribuì a evidenziare alcune «anomalie» nella legislazione, e a favorirne il superamento. Ciò è avvenuto, per esempio, per quanto riguarda ricerche nei settori della genetica e del comportamento. Per quanto riguarda la genetica è stata introdotta l'autorizzazione a effettuare prelievi ematici a casa per studi di popolazione.

Per gli studi sul comportamento vi è stato un iter difficoltoso. La legge Huriet [3] faceva riferimento principalmente alla sperimentazione di farmaci. Con una modifica introdotta il 25 luglio 1994 si aggiunse il termine «comportamento» [5]. Malgrado ciò, le regole per il funziona mento e l'attività dei CCPPRB hanno continuato a escludere le ricerche comportamentali, lasciando insoluto il problema. Su tale problema il 14 ottobre 2003 si espresse anche il Comité Consultatif National d'Éthique (CCNE) pour les Sciences de la Vie et de la Santé con il parere numero 38 «Avis sur l'éthique de la recherche dans les sciences du comportement humain. Rapport» [8]. Nel documento si auspicava l'istituzione di comitati etici specifici per le ricerche nel settore del comportamento (Comités consultatifs de protection des personnes dans la recherche comportamentale).

L'indicazione del CCNE, che all'attività dei comitati etici ha dedicato due pareri [9, 10] e una costante attenzione, non ebbe però seguito.

Alcuni autori hanno evidenziato aspetti controversi e carenze nella normativa riguardante i CCPPRB [11, 12]. Varie lacune nella normativa si sono protratte nel tempo anche a causa di un'omissione: la norme del 1994 prevedevano una verifica dopo cinque anni dalla promulgazione: la verifica e l'aggiornamento sono invece stati realizzati dieci anni dopo.

Tra gli aspetti giudicati inadeguati vi è una serie di caratteristiche dell'organizzazione: per esempio il numero dei membri e la durata del mandato è stato giudicato eccessivo [7]. Uno degli aspetti più controversi dei CCPPRB francesi riguarda, come accade anche per i comitati etici di molte altre nazioni europee, il difficile rapporto tra la revisione etica, che dovrebbe costituire il compito prioritario dei comitati etici, e l'autorizzazione amministrativa, la cui responsabilità tende sempre più a ricadere sugli stessi comitati.

Il parere dei CCPPRB nei confronti dei progetti di ricerca era obbligatorio, ma non vincolante. In caso di parere sfavorevole da parte del comitato veniva informato il Ministero della Sanità, che poteva sospendere temporaneamente oppure vietare il progetto. Alcuni aspetti di queste procedure erano però poco chiari e hanno determinato ambiguità e controversie.

Nel 2004, in occasione dell'entrata in vigore del nuovo assetto normativo di cui si dirà nel paragrafo seguente, fu istituita a livello governativo una commissione incaricata di proporre un bilancio dell'attività dei CCPPRB e delle priorità da affrontare per il buon funzionamento dei nuovi comitati etici CPP [13].

Le conclusioni presentate dalla commissione evidenziano alcuni dei problemi sopra accennati, insieme ad alcuni altri. Si rileva infatti che «non è chiara la collocazione dei CCPPRB» nel più vasto panorama del servizio sanitario nazionale. L'ambiguità risiede in particolare nelle competenze assegnate ai comitati, alla Diréction Générale de la Santé (DGS) e all'Agence Française de Securité Sanitarie des Produits de Santé (AFSSAPS). La DGS e l'AFSAPPS hanno poteri autorizzativi e le procedure consentono a coloro che propongono ricerche di presentare le richieste di valutazione ai comitati e a tali due istituzioni in modo parallelo anziché sequenziale. Ne derivano spesso incoerenze e contraddizioni.

La commissione rileva poi che «I CCPPRB hanno giocato un ruolo importante nel diffondersi di una cultura sui requisiti etici fondamentali, ma (…) il loro funzionamento è rimasto artigianale ed eterogeneo». Secondo la commissione il sistema dei CCPPRB è stato «precario, a causa dell'assenza di statuti chiari (…), ma anche dell'assenteismo, delle difficoltà a rimpiazzare i membri e della scarsità delle risorse allocate». La stessa commissione rileva poi carenze nel rigore delle procedure «a causa dell'assenza di definizioni univoche sui ruoli e della mancanza di formalizzazione (nelle) procedure interne».

Il rapporto evidenzia inoltre la grande eterogeneità esistente tra i comitati, in termini di competenze, di carico di lavoro, di budget, di modalità di lavoro. Come accade anche in altre nazioni, alcuni Comitati sono caricati di un lavoro superiore alle possibilità di farvi fronte, mentre altri sono sottoutilizzati. Secondo la commissione il carico di lavoro ottimale sarebbe di circa 50 protocolli per anno per ciascun comitato.

3 Le nuove norme del 2004

La situazione dei comitati etici francesi è mutata profondamente con la promulgazione della legge 2004-806 [14], che recepisce la direttiva 2001/20/CE [15]. Con la nuova normativa i CCPPRB sono sostituiti dai CPP. Nello stesso periodo la normativa è stato modificata anche mediante due altre importanti nuove leggi: la «Legge riguardante la bioetica» numero 2004-800 [16] e la «Legge riguardante la tutela dei dati personali» numero 2004-801 [17], promulgate lo stesso giorno Con la legge 2004-806 i comitati si sono trasformati da organi consultivi (come erano i CCCPPRB) in organi autorizzativi (come sono i CPP).

3.1 L'organizzazione dei CPP

La competenza dei CPP è esercitata nell'ambito della regione dove i comitati sono istituiti, ma può essere estesa ad altre regioni. I CPP possono essere istituiti presso le Directions Régionales (ou Départementales) des Affaires Sanitaires et Sociales (DRASS) oppure presso ospedali convenzionati con le medesime Direzioni. Per gli studi multicentrici è competente il comitato del luogo dove esercita il coordinatore dello studio.

La composizione, come è tipico di tutti i comitati etici, è pluridisciplinare. A questo proposito, tuttavia, la norma del 1994 era più precisa, in quanto specificava tutte le componenti che dovevano essere rappresentate nel comitato. La legge del 2004 è meno dettagliata, ma fa anch'essa riferimento a una pluralità di competenze. L'aspetto più innovativo per quanto riguarda la composizione consiste nel prevedere la presenza di rappresentanti di associazioni di malati e di comitati di cittadini, anche sulla base di quanto stabilito con la direttiva 2001/20/CE [15].

I comitati sono composti da dodici membri (e altrettanti supplenti), di cui otto provenienti dall'area scientifica e quattro dall'area umanistica. La legge vieta la nomina a membro di più di un comitato contemporaneamente. Il mandato dura sei anni, con un rinnovo parziale ogni tre anni. Un membro assente per tre volte consecutivamente può essere dichiarato decaduto. La funzione è gratuita: sono soltanto rimborsate le spese di viaggio.

La legge del 2004 sottolinea l'importanza dell'indipendenza dei membri. Nella consapevolezza che una completa indipendenza è irrealistica (in quanto spesso alcuni membri dei comitati, nell'esercitare il loro lavoro, inevitabilmente hanno relazioni con industrie e istituzioni, e spesso con la stessa istituzione dove opera il comitato) si chiede di sottoscrivere, al momento della nomina, una dichiarazione su eventuali legami con gli sponsor oppure con i ricercatori.

I comitati sono dotati di personalità giuridica e devono obbligatoriamente dotarsi di un regolamento interno, che viene annesso allo statuto. Entro il 31 marzo di ogni anno i comitati devono inviare al Ministero della Sanità un rapporto di attività e un rendiconto finanziario. I protocolli da valutare devono essere inviati tramite posta raccomandata. I comitati devono rispondere entro cinque settimane dalla data di ricezione. Se la documentazione è incompleta, il comitato può chiedere un'integrazione. In tal caso il comitato dispone di ulteriori trenta giorni per emettere il parere. Se il comitato non rispetta tale termine, l'assenza di risposta non può in ogni caso essere interpretata come un'autorizzazione a intraprendere la ricerca. Il legislatore non ha però previsto sanzioni per i comitati inadempienti per quanto riguarda i tempi.

Il promotore è tenuto a versare un importo fisso di 1.450 € alla direzione Regionale degli Affari Sanitari e Sociali. L'importo può essere ridotto a 140 € se il promotore è una persona fisica oppure un'organizzazione a scopo non lucrativo. Gli studi multicentirici devono essere presentati soltanto al comitato della Regione dove esercita il coordinatore. Non è consentito sottoporre lo stesso protocollo a più comitati.

La legge elenca dettagliatamente tutti gli aspetti tecnico-scientifici che devono essere valutati da parte dei comitati. Come spesso accade in Europa, anche in Francia la revisione tecnico-scientifica costituisce l'attività principale, e quasi esclusiva, dei comitati etici: la revisione propriamente etica è relegata a un ruolo secondario. Come è noto, è questo un tema oggetto di dibattito da molti anni in tutte le Nazioni in cui sono istituiti comitati etici. In Francia si attribuisce particolare importanza alla protezione della persone come compito primario dei comitati. Per evidenziare l'importanza di questo aspetto si è voluto farne menzione nelle espressioni con cui sono denominati i comitati (Comités Consultatifs pour la Protection des Personnes dans la Recherche Biomédicale, Comités de Protection des Personnes).

Secondo la normativa i pareri possono essere di due tipi soltanto (favorevoli oppure sfavorevoli). Talvolta vengono emesse approvazioni sotto condizione di alcuni emendamenti al protocollo che vengono richiesti allo sperimentatore. Formalmente approvazioni e pareri così formulati sono però privi di valore. In caso di parere sfavorevole, il ricercatore può ricorrere al Ministro della salute, chiedendo che il progetto sia sottoposto a un altro comitato. Per quanto riguarda la responsabilità amministrativa, la legge 2004-806 [14] modifica l'art L1123-7 del Codice della sanità pubblica [4] stabilendo che “in caso di errore del comitato, la responsabilità dello Stato è coinvolta”. La stessa legge ha istituito una polizia amministrativa per il controllo della sperimentazione biomedica. Il comando di tale polizia è affidato all'autorità amministrativa locale.

Esiste anche una responsabilità penale per i membri dei comitati, in particolare in caso di violazione del segreto professionale o di omissione (per esempio in caso di mancata denuncia alle autorità giudiziarie e amministrative di protocolli gravemente rischiosi per la vita o la salute dei partecipanti). Oggetto di frequenti controversie è la responsabilità civile. Come si è già evidenziato, il compito principale che spetta ai comitati etici è la protezione dei soggetti che partecipano alle ricerche, e certamente il primo dovere è la protezione delle persone fisiche da rischi per la salute o per la vita.

Tuttavia, i termini adottati sono molto generali, e nulla impedisce che siano applicati anche a rischi di tipo diverso, come, per esempio esempio, i danni commerciali o industriali. Infine, la normativa francese dettaglia i requisiti che deve avere la copertura assicurativa, sulla base dell'obbligatorietà stabilita dalle norme europee [15].

3.2 Problemi aperti

I CPP devono inevitabilmente confrontarsi con alcuni problemi che con il termine dell'attività dei CCPRB sono rimasti aperti oppure sono sorti. Innanzi tutto vi è sicuramente una sfida culturale, dovuta all'evoluzione delle problematiche: la rapidità del progresso tecnico e scientifico richiede un costante aggiornamento. L'evoluzione non è soltanto qualitativa, ma anche quantitativa: si aprono nuove problematiche e il numero di persone coinvolte, a vario titolo, nelle sperimentazioni biomediche aumenta sensibilmente nel tempo.

Questi aspetti ripropongono il già citato problema della sovrapposizione tra compiti di revisione etica e compiti di autorizzazione amministrativa. La crescita di compiti e responsabilità amministrative per i comitati è lamentata quasi ovunque in Europa. Da più parti in Francia, come in altre nazioni, bioeticisti e membri di comitati etici premono per un recupero della funzione di 6 approfondimento del dibattito etico. I CPP hanno funzioni deliberative: i pareri negativi da parte dei comitati sui singoli protocolli non sono semplici consulenze, bensì comportano il divieto di intraprendere quella particolare sperimentazione.

Per l'efficace svolgimento di delle funzioni istituzionali è indispensabile una fattiva collaborazione con i CPP da parte di coloro che propongono le ricerche, specialmente nel fornire tutti gli elementi utili per analizzare i protocolli. Per l'approfondimento della riflessione etica nell'ambito dei comitati giova il coinvolgimento sempre più ampio delle varie componenti della società civile. Allo stesso tempo si deve constatare che laddove si è dilatata largamente la partecipazione ai comitati, includendo ampie rappresentanze della cittadinanza, dell'associazionismo, dei consumatori, si è verificata una deresponsabilizzazione ed è scaduta la qualità della partecipazione attiva dei membri. Si tratta dunque di trovare il migliore equilibrio tra le diverse esigenze.

Si è già fatto cenno a un problema che in Francia è stato evidente per lungo tempo e che non può essere trascurato: la ripartizione del carico ci lavoro tra diversi comitati. Il problema non è facile da gestire, in quanto alcuni comitati sono collegati a grandi istituzioni assai attive, mentre altri fanno riferimento a istituzioni di minori dimensioni, in cui il numero di nuovi protocolli proposti è esiguo. Una possibile soluzione, proposta anche in altri Paesi, potrebbe risiedere in un meccanismo che consenta un rapido trasferimento delle richieste da un comitato a un altro, in base al carico di lavoro e alle circostanze.

Tra gli aspetti emersi con evidenza in occasione del passaggio dai CCPPRB ai CPP vi è anche la competenza e l'inquadramento professionale dei membri dei comitati. L'evoluzione norma tiva e la complessità dei problemi da affrontare rendono indispensabile un'adeguata competenza professionale dei membri. La competenza può essere garantita in vari modi. In alcune nazioni si sta esaminando la possibilità di istituire percorsi formativi specifici e obbligatori, eventualmente tramite strutture di coordinamento dei comitati a livello centrale. L'esigenza di un coordinamento centrale, d'altra parte, è sentita in molte nazioni europee non soltanto per quanto riguarda la formazione, ma anche per altri aspetti che richiedono coordinamento e standardizzazione, quali: accreditamento e verifica della qualità dei comitati, produzione di linee-guida comuni, gestione di archivi centrali, etc.

Bibliografia
1. Naquet R. Comité d'éthique. In Lecourt D. Dictionnaire de la pensée médicale. Paris: Presses Universitaires de France, 2004.
2. Noël D. L'évolution de la pensée en éthique médicale. Paris: Connaissances et Savoirs, 2005.
3. République Française. Loi 88-1138 du 20 décembre 1998 relative à la protection des personnes qui se prêtent à des recherches biomédicales. Journal Officiel de la République Française 1988; 298: 16032.
4. République Française. Code de la santé publique, art. L1121-1 e segg.
5. République Française. Loi 94-630 du 25 juillet 1994 modifiant le livre II bis du code de la santé publique relatif à la protection des personnes qui se prêtent à des recherches biomédicales. Journal Officiel de la République Française 1994; 171: 10747.
6. République Française. Loi 94-653 du 295 juillet 1994 relative au respect du corps humain, Journal Officiel de la République Française 1994; 175: 11056.
7. Cayron J. L'expérimentation humaine et la recherche biomédicale: dix ans d'application de la loi Huriet. In: Seriaux A. Le droit de la biologie humaine. Paris: Ellipses, 2000.
8. Comité Consultatif National d'Éthique pour les Sciences de la Vie et de la Santé. Avis 38. Avis sur l'éthique de la recherche dans les sciences du comportement humain. Rapport. 14 octobre 1993. Comité Consultatif National d'Éthique pour les Sciences de la Vie et de la Santé, Paris.
9. Comité Consultatif National d'Éthique pour les Sciences de la Vie et de la Santé. Avis 13. Recommendations sur les comités locaux. Rapport. 7 novembre 1988. Paris: Comité Consultatif National d'Éthique pour les Sciences de la Vie et de la Santé, 1993.
10. Comité Consultatif National d'Éthique pour les Sciences de la Vie et de la Santé (1993). Avis 29. Avis relatif au comités d'éthique. 27 janvier 1992. Paris: Comité Consultatif National d'Éthique pour les Sciences de la Vie et de la Santé, 1993.
11. Fagot-Largealut A. Les pratiques réglementaires de la recherche clinique. Bilan de la loi sur la protection des personnes qui se prêtent à des recherches biomédicales. Médecine / Sciences 2000; 16: 1198.
12. Byk C et al. Le droit des comités d'éthique. Paris: Eska, 1996.
13. D'Autume C et al.. La transformation des comités consultatifs de protection des personnes en matière de recherche biomédicale (CCPPRB) en comités de protection des personnes (CPP) en application de la loi du 9 août 2004. Rapport n. 2005-125. Paris: Inspection Générale des Affaires Sociales, 2005.
14. République Française. Loi 2004-806 du 9 août 2004 relative à la politique de santé publique. Journal Officiel de la République Française 11 août 2004, n. 185, 14309.
15. Parlamento Europeo e Consiglio dell'Unio ne Europea. Direttiva 2001/20/Ce del Parlamento Europeo e del Consiglio del 4 aprile 2001 concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli stati membri relative all'applicazione della buona pratica clinica nell'esecuzione della sperimentazione clinica di medicinali a uso umano. Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee 1 maggio 2001, L121: 34-44.
16. République Française. Loi 2004-800 du 6 août 2004 relative à la bioéthique. Journal Officiel de la République Française 7 août 2004, n. 182, 14040.
17. République Française. Loi 2004-801 du 6 août 2004 relative à la protection des personnes physiques à l'égard des traitements de données à caractère personnel et modifiant la loi 78-17 du 6 janvier 1978 relative à l'informatique, aux fichiers et aux libertés. Journal Officiel de la République Française 7 août 2004, n. 182, 14063.

Articolo pubblicato su Biologi italiani

Carlo Petrini
Istituto Superiore di Sanità

Ultimo aggiornamento 21/6/2006

Inserito da redazione il Mer, 21/06/2006 - 23:00