Se il farmaco non funziona ti rimborso la cura

Fonti
Moldrup C. No cure, no pay. BMJ 2005; 330: 1262-4

Una nuova strategia di marketing comincia a farsi strada all’interno delle case farmaceutiche e potrebbe non essere molto lontano il giorno in cui sarà possibile ottenere il rimborso del denaro speso per acquistare medicine che non hanno funzionato a dovere o hanno provocato seri effetti collaterali.

Una buona fetta dei farmaci prescritti, infatti, produce gravi effetti indesiderati o si rivela inefficace. In questi casi oggi al paziente non resta che recarsi di nuovo dal proprio medico e richiedere un’altra cura, con la speranza che questa possa alleviare il disturbo di cui soffre. In futuro invece potrebbe prendere piede il nuovo sistema, subito battezzato “no cure-no pay”, e secondo Claus Moldrup (che insegna scienze farmaceutiche presso l’Università danese di Copenaghen), questa nuova strategia potrebbe portare benefici ai consumatori, ai sistemi sanitari e persino alle aziende produttrici.

“Le autorità vogliono ottenere il maggior numero di farmaci a parità di denaro speso” scrive Moldrup sul British Medical Journal “mentre le industrie farmaceutiche vogliono ricavare il massimo guadagno dalle proprie medicine. Questa situazione è insostenibile in primo luogo per le aziende, ma anche per le autorità e, di conseguenza, per i pazienti”.

La competizione tra le compagnie è divenuta negli anni sempre più agguerrita e ha portato ad adottare sistemi spesso poco etici o addirittura ai limiti della legalità pur di accaparrarsi nuovi mercati. Allo stesso tempo le risorse finanziarie che le autorità hanno a disposizione per la sanità faticano a soddisfare la crescente richiesta di trattamenti da parte di una popolazione che invecchia sempre di più.

Tutto ciò ha determinato l’introduzione del concetto di “farmacoterapia razionale” - definita come il trattamento farmaceutico che fornisce i migliori risultati, comporta i minori effetti collaterali e costa il meno possibile - e alla sua affermazione tra quanti gestiscono i sistemi sanitari pubblici o privati.

Ma in che modo la strategia del “soddisfatti o rimborsati” potrebbe rivelarsi utile in quest’ottica e, soprattutto, come funziona?

Secondo l’esperto danese, se le case farmaceutiche accettassero di rimborsare il costo dei medicinali che non hanno mantenuto le promesse, ciò costituirebbe uno stimolo notevole per incentivare sperimentazioni cliniche più accurate e trasparenti (di certo nessuna compagnia rischierebbe di dover risarcire migliaia di pazienti senza avere ottenuto risultati più che soddisfacenti e veritieri dai trial condotti).

Questa strategia si potrebbe applicare a farmaci con esiti semplici da misurare (come l’abbassamento della pressione arteriosa, la disfunzione erettile o l’abbandono della sigaretta), che siano leader nelle vendite e debbano fronteggiare la competizione di generici o medicine equivalenti prodotte da altre case farmaceutiche, oppure, al contrario, che vogliano conquistare nuove fette di mercato.

Ci guadagnerebbero in primo luogo i pazienti (in salute oltre che dal punto di vista finanziario) e le autorità (che investirebbero il proprio denaro in maniera più efficiente), ma ne trarrebbero benefici anche le aziende, soprattutto ora che i medici sono sempre più riluttanti ad accettare iniziative di marketing troppo sfacciate e la fiducia di consumatori e investitori è crollata in seguito ai numerosi scandali.

Sembra fantascienza, eppure Moldrup sa bene di che cosa sta parlando: si è infatti occupato di progettare le prime tre iniziative “no cure-no pay” lanciate negli Stati Uniti ormai dieci anni or sono da Merck e Sandoz. Da allora altre case farmaceutiche hanno deciso di correre il rischio, ma i tempi non erano ancora maturi e le autorità non avvertivano questa necessità, e non hanno avuto grande seguito.

Il professore di Copenhagen, tuttavia, è ottimista: “grazie a questa strategia sia le autorità sia le industrie risulterebbero vincitrici, e così i pazienti, perché in un sistema competitivo solo le medicine efficaci e sicure avrebbero la meglio”.

Simona Calmi, Pietro Dri

Inserito da redazione il Mar, 28/06/2005 - 23:00