Gli affari del turismo riproduttivo

Fonti
Spar D. N Engl J Med 2005, 352; 6: 531-33
Bartoloni M. Il Sole 24 Ore Sanità 22-28 febbraio 2005, 18-19

Mancano solo pochi giorni al referendum che deciderà le sorti della legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita e che stabilirà, tra le altre cose, se migliaia di coppie sterili o portatrici di malattie genetiche potranno avere accesso ai trattamenti consentiti fino a poco più di un anno fa (quali la fecondazione eterologa o la diagnosi pre-impianto, per esempio) e ora vietati.

Lo scontro tra quanti sono favorevoli all’abrogazione e quanti ritengono, invece, che la legge vada bene così com’è verte principalmente su questioni etico-morali e su ragioni di carattere scientifico e medico, ma non si deve dimenticare che intorno alla fecondazione assistita ruotano anche ingenti interessi economici.

La mancanza di una normativa uniforme tra i vari paesi e le politiche molto restrittive di alcuni (qual è al momento attuale quella italiana) sono le cause di un fenomeno globale che sta assumendo negli anni sempre maggiore rilevanza: il cosiddetto “turismo procreativo”. A sostenere la tesi non è il comitato per il “Sì” del referendum che si terrà il 12 e 13 giugno, ma Debora Spar - professoressa della Business School di Harvard - sul New England Journal of Medicine.

Ma che cosa spinge migliaia di aspiranti genitori a recarsi all’estero? Le ragioni possono essere diverse secondo l’economista americana: i più abbienti cercano le cliniche esclusive che assicurino le cure migliori e le tecniche più all’avanguardia, ma come si può facilmente intuire non è questa la tipologia di “turisti” in maggiore aumento. Sempre più coppie emigrano perché nel proprio paese non possono sottoporsi alla fecondazione eterologa (vietata oltre che in Italia anche in Germania, per esempio, ma consentita negli Stati Uniti, in Gran Bretagna o in Spagna) o perché vogliono avere la possibilità di congelare gli embrioni per aumentare le probabilità di successo e non dover ripetere i trattamenti. Ma a queste si aggiungono anche i portatori di malattie genetiche, che grazie alla diagnosi preimpianto possono accertarsi di avere in utero un embrione sano o, ancora, quanti per le ragioni più svariate desiderano selezionare il sesso del nascituro (pratica illegale nella maggior parte delle nazioni, ma consentita per esempio in Arabia Saudita e in alcuni stati americani).

I viaggi e le cure spesso incidono fortemente sul bilancio familiare e per questo i paesi emergenti, come la Romania o la Turchia - che offrono gli stessi trattamenti di USA e Gran Bretagna, ma a prezzi stracciati - stanno conquistando una buona fetta del mercato e già si diffondono siti internet che offrono liquido seminale "affidabile" e a buon prezzo.

E in Italia? Non esistono dati ufficiali, ma secondo un’indagine condotta dal Sole 24 Ore Sanità a fine febbraio, a soli dieci mesi di distanza dall’approvazione della legge 40 il numero dei cicli completi di trattamento nei principali centri nazionali risulta calato da 2.418 a 1.746 (prova tangibile, questa, della fuga verso gli altri paesi) e secondo Carlo Flamigni – uno dei maggiori esperti di fecondazione assistita – in quest’ultimo anno si sarebbe verificata una riduzione delle gravidanze del 15 per cento.

I dati che provengono dai centri, tuttavia, sembrano ancora più preoccupanti: l’associazione Cecos Italia (Centro Studi e Conservazione Ovociti e Sperma Umani) ha da poco istituito un Osservatorio sul turismo procreativo e ha condotto un’indagine su 53 centri esteri (www.cecos.it/conferenze/cf_250505.pdf), dalla quale risulterebbe che l’affluenza dei nostri connazionali sarebbe aumentata quasi del 200 per cento (da 1.315 nel 2003-2004 a 3.610 nel 2004-2005). Le mete preferite sarebbero la Spagna, dove il costo di un ciclo si aggira sui settemila euro (spese di viaggio e di permanenza escluse) e già si registrano impennate nei prezzi, o il Belgio, ma c’è anche chi va in Ucraina o in Croazia, “mercati più economici, ma purtroppo anche meno controllati” sottolinea Claudia Livi, segretaria generale del Cecos.

La mancanza di un’agenzia regolatoria, che al momento esiste solo in Gran Bretagna (nazione la cui politica in materia è molto aperta e che non conosce quasi il fenomeno del turismo della provetta), favorirebbe, sempre secondo Debora Spar, “il redditizio mercato della riproduzione, nel quale le coppie ricche girano il mondo alla ricerca delle tecniche più avanzate, mentre le meno abbienti devono consegnarsi al proprio destino”.

Simona Calmi, Pietro Dri

Inserito da redazione il Mar, 07/06/2005 - 23:00