Screening per prevenire il tumore al collo dell’utero

Il test per il papilloma virus effettuato sui campioni prelevati direttamente dalle donne è accurato?

Una revisione sistematica confronta la capacità di evidenziare le lesioni precancerose e cancerose del collo dell’utero attraverso l’esame per la ricerca di infezione da papilloma virus fatto su campioni auto-prelevati dalla donna o eseguiti dal medico.

È stato recentemente di dimostrato che l’infezione persistente da papilloma virus, detto HPV, è associata allo sviluppo di lesioni precancerose e cancerose del collo dell’utero. Per questo motivo, i test che permettono di verificare la presenza di questa infezione sono utilizzati nello screening del tumore del collo dell’utero in aggiunta o in sostituzione al tradizionale Pap test. La ricerca del papilloma virus può essere effettuata su un campione prelevato dal medico, spesso lo stesso sul quale si fa il Pap test, oppure su un campione di secrezione vaginale prelevato direttamente dalla donna. Questo prelievo “fai da te” permette di evitare di recarsi dal medico e di essere sottoposti ad un intervento che, sebbene non invasivo o doloroso, può essere considerato imbarazzante. Una migliore accettabilità del modo con cui viene effettuato il prelievo può aumentare il numero di donne che si sottopongono allo screening e quindi, in generale, l’efficacia del test. E’ importante però stabilire se l’affidabilità del’esame fatto sul campione auto-prelevato è paragonabile a quella sul campione prelevato dal medico.

Una recente revisione sistematica con meta-analisi, pubblicata da un team di ricercatori europei, conclude che i risultati sono più attendibili se i campioni sono prelevati dal medico. La revisione aveva un duplice obiettivo. Il primo era quello di valutare l’accuratezza assoluta del test per la ricerca del papillomavirus su campioni auto prelevati, cioè verificare quante lesioni precancerose il test riesce ad individuare. Il secondo era quello di confrontare l’accuratezza del test effettuato su campioni auto-prelevati con quella del test effettuato su campioni prelevati dal medico.

La revisione riporta i dati di 36 studi pubblicati fra il 1990 e il 2013, per un totale di oltre 154.000 donne. In alcuni studi le donne venivano randomizzate (divise cioè in modo casuale) ad effettuare il test prelevando loro stesse il campione di secrezione vaginale oppure al test effettuato sul campione prelevato dal medico. In altri, lo stesso gruppo di donne veniva sottoposto ad entrambi i metodi di prelievo. In 20 studi sul campione prelevato dal medico veniva anche effettuato il tradizionale Pap test. In generale, la qualità con la quale questi studi sono stati condotti era da moderata a buona. I test per lo screening del tumore al collo dell’utero sono tanto più accurati quante più lesioni precancerose (chiamate lesioni intraepiteliali neoplastiche, CIN) vengono individuate. Questo era quindi l’esito considerato da questi studi.

Il test per il papilloma virus effettuato su campioni auto-prelevati riesce ad individuare, in media, il 76% delle lesioni precancerose CIN di grado 2 o più gravi e l’84% delle lesioni CIN di grado 3 o più gravi. Riesce inoltre a individuare correttamente le donne sane, cioè quelle senza lesioni CIN di grado 2 o più gravi, nell’84% dei casi. In altre parole, se si effettuano 100 test 24 risultano negativi malgrado la donna abbia una lesione CIN 2 o più grave (falsi negativi) e 16 risultano positivi anche in assenza di una lesione CIN 2 o più grave (falsi positivi). Quando però lo si confronta con il test effettuato su campioni prelevati dal medico il test su campioni auto-prelevati risulta meno sensibile e meno specifico. In media, il test su campioni auto-prelevati individua il 12% in meno di lesioni precancerose CIN 2 o più gravi e il 4% in meno di donne senza la lesione. Alcune caratteristiche tecniche del test o sistemi utilizzati per il prelievo modificano leggermente questi risultati, anche se l’auto-prelievo rimane comunque sempre meno accurato.

In conclusione, tutte le volte che è possibile è più opportuno partecipare a programmi di screening utilizzando campioni prelevati dal medico perché i risultati sono più attendibili. Il test effettuato su campioni auto-prelevati può essere utilizzato per raggiungere quelle donne che, per ragioni logistiche o di altra natura (culturale, religiosa), non hanno la possibilità o hanno difficoltà ad utilizzare il servizio di screening presso gli ambulatori medici.

Silvia Minozzi, Rita Banzi

 

Per saperne di più:
- Arbyn M, Ronco G, Anttila A, et al. Evidence regarding humanpapillomavirus testing in secondary prevention of cervical cancer.Vaccine 2012; 30 (suppl 5): F88–999.

 

Ultimo aggiornamento: 13/03/2014

Inserito da Anna Roberto il Gio, 13/03/2014 - 19:58