Cavie umane nel Terzo mondo

Fonti
N Engl J Med 2005; 352: 1633-36; Scientific American Online, Aug 2004

Per quale motivo una multinazionale del farmaco dovrebbe sperimentare l’efficacia delle proprie molecole in Europa o negli Stati Uniti, quando i paesi in via di sviluppo offrono la possibilità di condurre studi su migliaia di persone, risparmiando fino al 60 per cento dei costi e creando all’azienda molti meno problemi burocratici e organizzativi?

La risposta corretta dovrebbe essere “per motivi etici”. Eppure, denuncia il New England Journal of Medicine, la recente modifica della legge che regolamenta gli studi clinici condotti in India da aziende straniere (e apportata dal governo indiano in seguito alle pressioni esercitate dalle case farmaceutiche) spalanca ulteriormente la porta all’”outsourcing” in un campo ben più delicato dell’informatica: in tempi molto più brevi rispetto a quelli che occorrono nei paesi industrializzati è possibile reclutare migliaia di pazienti ben disposti ad assumere farmaci di cui spesso ignorano gli effetti collaterali, soprattutto perché incoraggiati da compensi che in un mese superano il salario di un intero anno (spesso tra l’altro si tratta di disoccupati) e perché è difficile che comprendano fino in fondo il consenso informato che firmano, dato che, per la maggior parte, sono analfabeti.

Se si aggiunge che, da quest’anno, l’India ha annunciato che riconoscerà il valore legale dei brevetti (e contrasterà la pirateria in campo farmaceutico), si comprende perché giganti come Novartis, Pfizer ed Eli Lilly considerino molto allettante la possibilità di condurre gli studi clinici in un paese che ha superato il miliardo di abitanti (oltre a offrire una varietà genetica molto interessante per i ricercatori) e i cui medici parlano inglese.

Ma che tipo di farmaci saranno sperimentati e a quali costi verranno poi immessi sul mercato indiano? Medicine pensate per i pazienti occidentali (appena l’uno per cento delle molecole scoperte negli ultimi 25 anni è stato ideato per le malattie endemiche della popolazione) e vendute a prezzi inaccessibili per i locali: basti pensare che una sola compressa di tadalafil (un trattamento per la disfunzione erettile) sarà messo in vendita dalla Eli Lilly a 9 dollari, l’equivalente di quattro giorni di paga per un lavoratore manuale ben retribuito.

Gli abitanti dei paesi in via di sviluppo rischiano così di trasformarsi in cavie a buon mercato per valutare l’efficacia e la sicurezza di farmaci che non potranno mai permettersi, o che magari curano disturbi dovuti a fattori estranei alle loro condizioni di vita, in cambio di un presunto guadagno per l’economia locale e di rischi certi per la salute. “L’anno scorso” scrivono infatti gli autori dell’articolo pubblicato sul New England Journal of Medicine “dei 33 miliardi di dollari investiti dalle aziende farmaceutiche occidentali per la ricerca, solo 30 milioni sono stati spesi in India. Anche con queste nuove regole più permissive, l’India guadagna molto di più in un giorno esportando software (attività che non espone a nessun rischio per la salute) di quanto non possa ricavare in un intero anno offrendo i propri cittadini come soggetti per gli studi”.

Simona Calmi, Pietro Dri

Ultimo aggiornamento 22/5/2005

Inserito da redazione il Dom, 22/05/2005 - 23:00

Complimenti per il coraggio

Complimenti per il coraggio nel dare certe notizie. Aggiungo che, su Quark n. 52 del 2/5/2005, a pag. 46 c'è un interessante articolo sul nuovo vaccino contro l'AIDS progettato da Robert Gallo (lo scopritore del virus): dove lo testeranno? Risponde Gallo "Certo inizieremo a vaccinare le popolazioni dei Paesi in via di sviluppo, dove le politiche di prevenzione hanno fallito". L'articolista spiega "in Africa, il vaccino potrebbe essere somministrato alla nascita, per prevenire la trasmissione dell'infezione attraverso il latte materno...". Miliardi di cavie nel mondo. Come si può far sentire la nostra voce, senza limitarci a un commento via internet? (della cui possibilità Vi ringrazio infinitamente).
Gaetano Amato, funzionario statale