Regole chiare per formare i medici

Fonti
N Engl J Med 2005; 352: 534-35

“Gli esami non finiscono mai”. Lo sanno bene i medici, obbligati per legge (ma in certi paesi solo incoraggiati) a studiare fino alla pensione e a garantire così ai cittadini cure e professionalità sempre aggiornate.

Si chiama educazione medica continua (ECM), e il nome di questo programma di aggiornamento professionale - che attribuisce crediti formativi per il superamento di un esame o per la partecipazione a un seminario ed è diffuso nella maggior parte dei paesi occidentali – sottolinea la necessità (e l’obbligo morale) di prolungare il percorso formativo ben oltre il conseguimento dell’abilitazione alla professione di medico.

È infatti auspicabile che quanti hanno il compito di curare e salvare vite umane siano sempre al corrente dei più recenti sviluppi della medicina ed è un bene che molti Stati (tra i quali l’Italia) abbiano emanato leggi in materia.

L’ECM, tuttavia, rischia di trasformarsi anche in un grande affare economico, proprio a causa degli interessi che ruotano dietro i programmi di educazione per i medici.

Come spesso accade l’allarme giunge dagli Stati Uniti, paese che per primo ha riconosciuto l’importanza dell’ECM, dove la maggior parte dei fondi per l’aggiornamento medico proviene dalle industrie farmaceutiche. Fondi che nel giro di cinque anni, dal 1998 al 2003, sono stati più che triplicati fino a raggiungere la ragguardevole cifra di 971 milioni di dollari (come riportato dal New England Journal of Medicine a febbraio).

Viene da chiedersi il motivo di tanta generosità. Secondo l’editoriale pubblicato sulla rivista americana, l’ECM dovrebbe migliorare la salute pubblica ed essere del tutto indipendente dagli interessi commerciali, tuttavia spesso marketing ed educazione si confondono. Capita, per esempio, che il materiale utilizzato durante i corsi di aggiornamento sia lo stesso utilizzato per la promozione di un farmaco, oppure che i medici incaricati di tenere i seminari abbiano estesi e spesso non dichiarati conflitti di interesse con le industrie farmaceutiche. “Il problema non è qualitativamente nuovo” dichiara Richard Van Harrison, responsabile dell’ECM per la Scuola medica del Michigan “ma lo è dal punto di vista quantitativo, poiché molte più persone sono state ingaggiate dalle industrie farmaceutiche per tenere seminari”.

Secondo i nuovi standard stabiliti oltreoceano, che dovrebbero entrare in vigore per tutte le attività di ECM dal novembre 2006, i conflitti di interesse andranno resi pubblici e risolti prima che l’attività di educazione abbia luogo, e c’è già chi prevede un netto calo dei fondi forniti dalle industrie.

E in Italia? Il sistema dell’ECM è attivo da pochi anni ed è in attesa di una normativa adeguata. Si può affermare di essere ancora in una fase sperimentale, nelle more che Stato e Regioni si mettano d’accordo su obiettivi e regole del sistema. Tra queste fondamentale sarà la norma relativa ai conflitti di interesse, che già ora devono essere resi palesi, ma sui quali il Coordinamento per l’integrità nella ricerca biomedica (CIRB, www.cirb.it) ha proposto alcuni accorgimenti essenziali perché la formazione non si trasformi in realtà in una informazione di parte. Detto infatti che le aziende farmaceutiche non possono fungere direttamente da provider - non possono cioè erogare alcun progetto formativo – e che hanno il divieto di mettere pubblicità di prodotto nei progetti formativi (che sono però autorizzate a sponsorizzare), va ricordato che il vero nodo spinoso sono i rapporti tra gli autori dei corsi di formazione e le aziende farmaceutiche, per cui diventa essenziale il disvelamento chiaro e comprensibile dei conflitti d’interesse, oltre all’indipendenza nelle scelte dei temi da trattare.

L’altra strada, come per i fondi per la ricerca, è quella di iniziative indipendenti di formazione, realizzate con fondi pubblici, senza cioè l’apporto finanziario dei privati. Al riguardo occorre ricordare che dal primo marzo 2005 è partito un programma sperimentale del Ministero della salute e dell’Agenzia italiana del farmaco per la formazione dei medici (il Progetto ecce) che vuole garantire una formazione indipendente e basata sulle prove di efficacia dei vari interventi, a tutela anche della salute dei cittadini.

Simona Calmi, Pietro Dri

Inserito da redazione il Lun, 04/04/2005 - 23:00