Latte di mamma dimenticato

Fonti
Risoluzione 7-00316 Valpiana: allattamento al seno
Comunicato n. 16 del Ministero della Salute del 23 Febbraio 2005
Proposta di legge n. 5251: Norme in materia di alimenti per lattanti e di alimenti di proseguimento

Genitori soddisfatti e latte in polvere a prezzi europei. Tutte le farmacie italiane da un paio di settimane hanno riempito i propri scaffali con le confezioni di Neolatte, un nuovo marchio di latte artificiale (prodotto in Germania per l’Italia) che costa appena 10 euro al chilo e che non ha nulla da invidiare alle altre formule in vendita anche a tre volte tanto. Tutti i giornali, nel dare risalto alla notizia, hanno sottolineato l’apprezzamento espresso dal ministro della salute Girolamo Sirchia, che solo pochi mesi fa aveva esercitato pressioni sulle industrie produttrici affinché riducessero i prezzi del 30 per cento.

L’iniziativa, lodevole perché riduce di molto la spesa per i genitori costretti a ricorrere al latte artificiale, rischia tuttavia di distogliere l’attenzione da quanto andrebbe invece ribadito con forza: l’importanza dell’allattamento al seno, che deve essere sempre privilegiato e incoraggiato.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, infatti, è fondamentale per la salute del bambino e della mamma che l’allattamento esclusivo prosegua fino al sesto mese d’età, e le donne andrebbero incoraggiate in ospedale al momento del parto e dal pediatra nei mesi successivi a non passare al biberon se non in casi particolari.

Da un’indagine ISTAT relativa agli anni 1996-2002 (e pubblicati nel quaderno-informazioni, n. 23-2002, “Il percorso della maternità: gravidanza, parto e allattamento al seno”), tuttavia, risulta che tra l’80 per cento delle donne che ha allattato al seno il proprio bambino, appena il 20 per cento delle neomamme ha seguito l’indicazione dell’OMS, senza integrare cioè con latte artificiale. Dai dati raccolti, inoltre, emergono grandi differenze tra Nord e Sud (dove il biberon è più diffuso), tra quante hanno conseguito un diploma o una laurea rispetto a chi si è fermato alla scuola dell’obbligo, oltre che tra le casalinghe e le donne che lavorano (che a sorpresa allattano più delle prime).

Il risultato dell’indagine mostra la scarsa informazione sui benefici del latte materno e la necessità di campagne di comunicazione rivolte a quante decidono di avere un figlio. A questo punto sorge spontanea una domanda: a fronte di tanto interesse per l’abbassamento dei prezzi di quello in polvere, quali sono in materia di promozione dell’allattamento naturale le azioni del Ministero della Salute? Perché ridurre i prezzi va bene e senza dubbio ha anche una forte valenza demagogica, ma consigliare alle donne l’allattamento al seno avrebbe senza dubbio un maggior valore per la salute degli italiani del futuro.

Sollecitato da interrogazioni parlamentari e da una recente proposta di legge che regolerebbe in maniera più rigorosa e più in linea con le direttive europee la commercializzazione del latte artificiale, il ministro Sirchia ha ribadito più volte l’importanza del latte materno e della sua promozione. Sante parole. A tutt’oggi, però, non c’è traccia alcuna di campagne promozionali su scala nazionale del Ministero nelle quali si consigli alle donne l’allattamento naturale, mentre forte resta la spinta delle aziende produttrici di latte artificiale per allargare il proprio mercato.

Simona Calmi, Pietro Dri

Inserito da redazione il Mer, 23/03/2005 - 00:00