Volontari per forza

Fonti
Wadman M. Nature 2005; 433: 341
McClellan MB et al. N Engl J Med 2005; 352: 222

"Prendere o lasciare". Sembra che sia diventato questo il motto di Medicare, l'assicurazione sanitaria che copre i costi dell'assistenza medica per circa 40 milioni di anziani e disabili statunitensi. Di recente, infatti, il colosso pubblico da 320 miliardi di dollari ha deciso di farsi carico dei costi di un nuovo dispositivo, simile a un pacemaker, per altri 500 mila pazienti a rischio di arresto cardiaco. Unica condizione per ottenere il rimborso delle spese in precedenza negato? Che i pazienti si arruolino in trial clinici per sperimentare l'efficacia dell'apparecchio.

La decisione è stata presa dai vertici dell'assicurazione dopo che, lo scorso gennaio, il New England Journal of Medicine ha pubblicato un nuovo studio sull'ICD (Implantable Cardioverter-Defibrillator): secondo la ricerca, infatti, il dispositivo - che a differenza dei normali pacemaker invia impulsi elettrici solo quando registra battiti rapidi e irregolari - ridurrebbe del 20 per cento il rischio di morte anche nei pazienti che hanno un'insufficienza cardiaca lieve o moderata. I ricercatori che hanno condotto lo studio hanno raccomandato il suo impianto nei cardiopatici cronici con un'insufficienza cardiaca di media gravità, aprendo così le porte a un mercato davvero ampio, quando da molte parti si invita invece alla prudenza.

In un editoriale pubblicato sullo stesso numero del NEJM, il direttore dell'ufficio medico dell'assicurazione, Sean Tunis, ha spiegato le scelte di Medicare, sostenendo che "ottenere maggiori prove di efficacia attraverso tudi clinici è sempre più importante per prendere decisioni in materia di copertura finanziaria", e aggiungendo che "unire al rimborso per le nuove tecnologie l'opportunità di imparare qualcosa di più a loro riguardo permette un accesso più rapido e fornisce maggiori prove di efficacia per medici e pazienti."

Tuttavia la singolare offerta, che comporterebbe una spesa di circa tre miliardi di dollari all'anno, ha suscitato forti polemiche tra quanti vedono nella proposta una violazione dei principi etici della buona pratica medica. Questi ultimi, infatti, vietano a chiunque di richiedere ai pazienti la partecipazione a una ricerca clinica come condizione per ottenere cure mediche o in cambio di compensi economici e affermano che i soggetti coinvolti dovrebbero sottoscrivere un consenso informato in piena libertà.

"Una persona dovrebbe essere libera di partecipare alla ricerca senza coercizioni" ha dichiarato Arthur Caplan (direttore del Centro di Bioetica dell'Università della Pennsylvania) a Nature, "senza nessun vincolo del tipo 'O fai così o niente'".

Simona Calmi, Pietro Dri

Inserito da redazione il Mer, 23/02/2005 - 00:00