I risvolti d'interesse della legge sul fumo

Banditi dai locali pubblici, alcuni tra i fumatori più accaniti gridano al "proibizionismo" e minacciano resistenze. Nel sito internet (www.forcesitaly.org) della sezione italiana dell'associazione americana FORCES (Fight Ordinances and Restrictions to Control and Eliminate Smoking), si dichiara con tono bellicoso che "non esistono prove scientifiche sui danni recati dalle sigarette e dal fumo passivo", con buona pace della montagna di studi che attestano esattamente il contrario e con soddisfazione dell'attuale ministro della difesa Martino (membro del Comitato d'onore internazionale di questa associazione), che ha recentemente esternato sul Corriere della Sera il suo disappunto per la legge contro il fumo voluta da Sirchia.

Se da un lato c'è chi promette battaglia, dall'altro la stragrande maggioranza dei quasi 14 milioni di fumatori italiani considera la legge giusta, a tutela della salute di chi non fuma e non lesiva della libertà personale di accendersi una sigaretta a casa propria o per strada. Anzi, molti la considerano l'occasione per cercare di smettere. Tra gli effetti collaterali della legge, si può facilmente prevedere infatti il danno economico per le industrie del tabacco, che prevedono un calo del fatturato per l'Italia del 5% circa. A guadagnarci, insomma, per una volta, è la salute di tutti noi. Ma siamo sicuri che non ci sia qualcun altro a guadagnare?

A giudicare dai milioni di euro che GlaxoSmithKline e Pfizer stanno investendo per le campagne pubblicitarie di gomme da masticare, cerotti e pastiglie alla nicotina, si direbbe che queste aziende farmaceutiche prevedano di ripetere l'esperienza irlandese, dove il divieto di fumare ha prodotto un aumento del 36 per cento nelle vendite di questi prodotti da banco. Come sottolineato dal Financial Times: "I gruppi farmaceutici si apprestano a incassare quello che i loro rivali, le multinazionali del tabacco, stanno per perdere", e le farmacie già registrano impennate nelle richieste.

C'è da chiedersi, allora, se questi farmaci funzionino e se non ci siano alternative.

Secondo una revisione contenuta nella Cochrane Library, in effetti, questi prodotti arrivano quasi a raddoppiare le probabilità di perdere il vizio, se confrontati con i risultati ottenuti da quanti ci provano senza alcun tipo di sostegno. Non esistono tuttavia studi che analizzino i risultati a lungo termine - messi in dubbio circa due anni e mezzo fa da un articolo pubblicato su JAMA. In più occorre sempre ricordare che si tratta di farmaci - pur se acquistabili senza ricetta medica - che possono causare effetti collaterali come nausea, vertigini, disturbi gastrointestinali e alterazioni della pressione arteriosa (solo per indicarne alcuni), oltre ad avere varie controindicazioni (malattie cardiovascolari, diabete mellito, insufficienza renale ed epatica, gastrite, gravidanza e allattamento).

Il rischio è che si pensi che questo sia l'unico modo per smettere. In realtà nella Cochrane Library ci sono dimostrazioni di efficacia anche per altri farmaci, ma soprattutto per le terapie non farmacologiche di gruppo e di sostegno psicologico, che non godono ovviamente della stessa forza di promozione.

Ricordando quanto diceva Mark Twain sulla forza di volontà indispensabile per abbandonare la sigaretta: "Smettere di fumare è facilissimo, ci sono riuscito un centinaio di volte".

Simona Calmi, Pietro Dri

Inserito da redazione il Lun, 17/01/2005 - 00:00

E' vero che le gomme

E' vero che le gomme raddoppiano la possibilità di smettere. Le percentuali a lungo termine sono infatti dell 2 % (senza farmaci) contro il 4 % (con i farmaci in questione). A fronte di un messaggio formalmente corretto, la percentuale di successi a lungo termine è risibile. Invece, il supporto del medico o del gruppo di dsassuefazione + farmaci (buproprione) hanno percentuali sul 30 %...
Paolo Crosignani, medico