Fumo nei cassetti

"Il fumo passivo fa male". Non è l'ennesima campagna contro il tabagismo a sostegno della decisione presa dal ministro Sirchia di vietare il fumo in uffici e locali pubblici, ma il risultato degli studi che la Philip Morris ha condotto a partire dagli anni ottanta e che ha tenuto ben nascosti fino a oggi. Spulciando i milioni di documenti interni resi pubblici per ordine del tribunale del Minnesota nel 1998 (http://www.tobaccodocuments.org), il Centro di informazione e prevenzione del tabagismo di Ginevra (CIPRET) ha scoperto che, per anni, uno tra i principali colossi delle sigarette avrebbe evitato di divulgare le proprie scoperte sugli effetti nocivi delle sigarette e in particolare del fumo passivo.

Il titolo dell'articolo pubblicato su Lancet da Jean-Charles Rielle (direttore medico del CIPRET) e da Pascal Diethelm (presidente dell'organizzazione non governativa OxyGenève), lascia poco spazio all'immaginazione: "Tutta la verità e nient'altro che la verità? La ricerca che la Philip Morris non voleva mostrarvi"; eppure la storia è molto più articolata di quanto si possa pensare.

Si scopre, infatti, che agli inizi degli anni settanta i vertici della multinazionale, preoccupati dalla crescente opposizione al fumo, decisero di intraprendere studi sugli effetti dei propri prodotti per evitare di essere colti di sorpresa. Aprire le ricerche al pubblico scrutinio, tuttavia, appariva agli stessi un'azione avventata, quasi un'ammissione di colpevolezza: tutte le case produttrici dichiaravano allora la propria ignoranza sugli effetti tossici del fumo e negavano qualsiasi danno alla salute.

La Philip Morris decise così di acquistare - in gran segreto e attraverso una propria affiliata svizzera (la Fabriques de tabac réunies) - un istituto tedesco di ricerche biologiche e industriali appena nato, l'INBIFO, e assegnò a un professore dell'Università svedese di Gotheborg, Ragnar Rylander, il ruolo formale di coordinatore. Nessuno studio partiva senza l'autorizzazione della Philip Morris, ma tutto passava attraverso la società svizzera, cancellando qualsiasi collegamento con la multinazionale americana: le comunicazioni con l'INBIFO avvenivano il più possibile a voce o attraverso caselle postali fittizie e pochissimi erano a conoscenza dell'esistenza di queste ricerche "dietro le quinte".

Quali le ragioni di tanta segretezza? Secondo gli autori svizzeri le risposte si trovano analizzando gli articoli pubblicati e quelli rimasti chiusi nei cassetti, la maggior parte. Già dal 1980, infatti, gli studi effettuati sugli animali avrebbero mostrato la tossicità del fumo passivo, tanto che Rylander, in una lettera per Tom Osdene (suo "riferimento" alla Philip Morris), scriveva di "lesioni mai osservate prima".

Diethelm e Rielle hanno rintracciato oltre 800 report scientifici di studi intrapresi sul fumo passivo dall'INBIFO dal 1981 al 1989, eppure il primo articolo pubblicato sull'argomento vede la luce solo nel 1994. La scelta degli studi da sottoporre a peer review, citando una nota dei vertici della Philip Morris, era "di importanza fondamentale", e infatti non c'è alcuna traccia di risultati allarmanti.

Altro obiettivo dell'istituto era la pubblicazione di studi che spostassero l'attenzione su altre possibili cause dei disturbi imputati alle sigarette e fossero di sostegno all'azienda: studi sull'inquinamento indoor e persino su un possibile legame tra il tumore del polmone e l'abitudine di bere tè verde, fino alla critica dell'epidemiologia.

Le dichiarazioni rilasciate sono costate a Rielle e Diethelm un processo per diffamazione risoltosi l'anno scorso con la completa assoluzione: Rylander infatti non ha gradito l'accusa mossagli di frode scientifica e di "essere al soldo" della multinazionale. Condannato a pagare le spese processuali non ha subito alcuna sanzione disciplinare da parte dell'Università poiché ormai in pensione. E la Philip Morris? Nell'ultimo processo statunitense sul fumo passivo (aprile 2002) ne ha negato ancora una volta gli effetti sulla salute.

Simona Calmi, Pietro Dri

Inserito da redazione il Dom, 19/12/2004 - 00:00