Morbillo: il vaccino ha i suoi interessi

Sono trascorsi sei anni da quando il vaccino per morbillo, parotite e rosolia (facoltativo in Italia, ma altamente consigliato) è finito al centro di un acceso dibattito: un articolo pubblicato su Lancet, infatti, nel febbraio 1998 ipotizzava un possibile legame con alcuni casi di autismo. In una successiva conferenza stampa, l'autore principale dello studio Andrew Wakefield suggeriva che i vaccini monovalenti potessero essere più sicuri di quelli trivalenti.

Come era prevedibile, la notizia provocò in Gran Bretagna e nel mondo un immediato collasso della fiducia nei programmi di vaccinazione, oltre che nel numero dei bambini sottoposti a immunizzazione contro morbillo, parotite e rosolia.

In seguito al clamore suscitato, sono stati condotti numerosi studi epidemiologici che hanno però negato qualunque relazione tra vaccino trivalente e autismo, scagionando il vaccino senza ombra di dubbio. Wakefield aveva preso un abbaglio?

Forse sì o forse era rimasto volutamente abbagliato. E' quanto emerge da un articolo pubblicato sul British Medical Journal, che riprende i risultati di un'inchiesta condotta al riguardo dal giornalista inglese Brian Deer, che ha investigato per conto del Sunday Times e per il canale televisivo Channel 4 (alcuni documenti sono consultabili sul sito internet dell'autore).

Secondo Deer, la vera ragione della crociata di Wakefield contro il vaccino trivalente non va ricercata nel mondo scientifico quanto, piuttosto, in quello del commercio: nove mesi prima della conferenza stampa, infatti, lo stesso specialista aveva sottoposto all'Ufficio brevetti di Londra la domanda per un innovativo vaccino per il morbillo, oltre ad alcune cure per le malattie infiammatorie croniche intestinali e persino per l'autismo (vari studiosi sostengono infatti che esista un nesso tra i due disturbi).

Secondo la teoria del gastroenterologo d'oltremanica, il virus del morbillo contenuto nel vaccino trivalente attaccherebbe l'intestino, provocando in seguito un danno cerebrale che può condurre all'autismo.

L'articolo su Lancet e le successive conferenze stampa, i pareri e le dichiarazioni rilasciate dall'esperto si inquadrerebbero perciò secondo il giornalista inglese più in una campagna di marketing per il proprio prodotto che nell'ambito della corretta informazione scientifica. Con danni non da poco: "In un solo colpo", afferma il British Medical Journal, "Wakefield ha minato il programma di vaccinazione contro morbillo, parotite e rosolia del Regno Unito e, successivamente, nel mondo".

Wakefield, convinto delle sue tesi, continua comunque a tenere conferenze negli Stati Uniti sull'autismo e sulle sue terapie, ma "stranamente" si rifiuta di rispondere alle accuse di Brian Deer.

Simona Calmi, Pietro Dri

Ultimo aggiornamento 13/12/2004

Inserito da redazione il Lun, 13/12/2004 - 00:00