Vioxx, Lancet denuncia quattro anni di ritardi

La vicenda Vioxx, il farmaco antifiammatorio ritirato dal mercato dalla Merck per l'aumentato rischio di infarto miocardico si concluderà in tribunale. "La salute dei pazienti viene prima di tutto" aveva dichiarato il capo della multinazionale, Raymond Gilmartin per motivare la scelta. In realtà le cose non stanno proprio in questi termini. Il settimanale Lancet - in un editoriale del 9 ottobre - aveva in effetti lodato il comportamento esemplare dell'azienda farmaceutica, che rinunciava senza esitazione a un farmaco usato da oltre 80 milioni di persone e le cui vendite ammontavano - solo per l'anno scorso - a due miliardi e mezzo di dollari.

Le lodi erano premature, come lo stesso giornale sottolinea ora in un secondo editoriale pubblicato a poco meno di un mese di distanza insieme a una revisione sistematica (svolta da alcuni ricercatori dell'Università di Berna) degli studi disponibili sul farmaco ora ritirato, che mostra come il rischio di eventi cardiovascolari fosse già noto alla Merck ben quattro anni fa e che già allora il farmaco avrebbe dovuto essere ritirato.

Che cosa è successo nel frattempo? Perché nessuno è intervenuto? La risposta l'ha trovata il Wall Street Journal, che ha rivelato l'esistenza di alcune e-mail e documenti interni all'azienda dai quali emerge come la casa farmaceutica fosse a conoscenza degli effetti collaterali del farmaco, e quanto fosse preoccupata di non far trapelare all'esterno queste informazioni. I dipendenti addetti alle vendite ricevevano istruzioni su come rispondere e "svicolare" alle domande insistenti dei medici. Il titolo di un documento interno - "Schivate la palla Vioxx" - non richiede commenti e, infatti, i vertici Merck hanno preferito non rilasciare dichiarazioni in merito.

Secondo Peter Juni e colleghi (i ricercatori svizzeri che hanno spulciato tutti i dati relativi agli studi sul farmaco) le prove della pericolosità erano più che evidenti già a fine 2000, quando dallo studio VIGOR emerse che il farmaco aumentava il rischio di ictus e infarto. Ma l'effetto venne impropriamente (o volutamente?) attribuito al fatto che il nuovo farmaco era confrontato con un vecchio antinfiammatorio che ha un'azione protettiva sul cuore. Non era insomma il Vioxx a fare male al cuore, ma il farmaco con cui era confrontato a far bene.

Le voci critiche aumentavano, e la Merck agiva di conseguenza, arrivando persino a minacciare azioni legali, come accadde a un professore universitario di Stanford e a un farmacologo spagnolo che sostenevano la tesi della pericolosità del farmaco.

I dati c'erano dunque, e chi doveva vigilare non ha vigilato: la Food and Drug Administration - ente preposto all'approvazione dei farmaci negli Stati Uniti - ha fornito numerosi file ai ricercatori di Berna per la loro attuale ricerca, ma non si è mai presa la briga di analizzarli. Ancora una volta il potente ente di controllo d'oltreoceano viene accusato di atteggiamento più che accomodante nei confronti dell'industria farmaceutica, che peraltro è una fonte vitale di sostegno economico per le sue attività.

Occorrono altri commenti? Basti sapere che secondo il Wall Street Journal la Merck dovrà risarcire almeno 10 miliardi di dollari ai malati.

Simona Calmi, Pietro Dri

Inserito da redazione il Ven, 12/11/2004 - 00:00