Empowerment e alfabetizzazione

L’anno nuovo si apre con aperto il “vecchio” dibattito sulle cellule staminali e quello sul valore della sperimentazione animale. A volte, guardando le cose nel loro complesso, ci si chiede: com’è possibile essere arrivati a questo punto del dibattito? Le fazioni che si fronteggiano non si oppongono sulla base di un franco confronto sulla base dei dati e delle evidenze; piuttosto si ripropone il dibattito tra opposte parti. Un modello Peppone-Don Camillo di antica e simpatica memoria cui però fa tristezza riferirsi ancora oggi nell’anno 2014, soprattutto su questioni come quelle in oggetto. Certamente, come ricordato anche nell’introduzione del libro “Dove sono le prove? Una migliore ricerca per una migliore assistenza sanitaria” (http://it.testingtreatments.org/wp-content/uploads/2011/10/Dove-sono-le-...), nel nostro Paese è carente l’alfabetizzazione scientifica tra la popolazione (a volte anche tra gli addetti ai lavori, ma questa è una altra storia) e questo favorisce un dibattito di opinioni e comunque sempre poco chiaro.

Di seguito si riportano nuovi spunti al dibattito attraverso la presentazione di qualche nuovo dato.

Sulla rete sono disponibili i dati Observa Science in Society su due indagini. La prima su quando e dove ci si informa ci dice che “Nel 2013 la classifica dei media usati più di frequente dagli italiani per informarsi su scienza e tecnologia vede al primo posto la televisione, al secondo i quotidiani, al terzo le riviste, al quarto i siti internet e i blog, al quinto la radio” (http://www.observa.it/quanto-e-dove-ci-si-informa-su-scienza-e-tecnologi...).

La seconda, una indagine su competenze scientifiche realizzata attraverso tre domande, rispettivamente su elettroni, antibiotici e sole. I dati monitorati nel tempo dal 2007 ad oggi dimostrano un aumento lento ma costante di risposte corrette, in particolare nelle fasce più istruite (http://www.observa.it/cresce-il-livello-di-alfabetismo-scientifico-degli...). Senza farsi troppe illusioni le risposte esatte sugli antibiotici raggiungono il 50%.

Da PartecipaSalute si rimanda ai dati raccolti su un piccolo campione selezionato di 18 soggetti appartenenti ad associazioni di volontariato in campo sanitario che hanno seguito a fine 2013 il percorso di formazione l’Accademia del cittadino – PartecipaSalute (http://www.partecipasalute.it/cms_2/node/1929). Le percentuali di risposte corrette sono molto variabili e il quadro si può definire molto variegato: poca conoscenza sui Comitati etici (il 18% dei rispondenti sa che è necessaria l’approvazione di un Comitato Etico per iniziare uno studio), sulla randomizzazione (il 41% la definisce correttamente), o sui registri degli studi clinici (il 18% li definisce correttamente) o sulla Cochrane Collaboration conosciuta solo da un 18% dei rispondenti. Più incoraggianti le percentuali di risposte corrette sul placebo, sul consenso informato e sulle revisioni di letteratura.

Questi dati possono essere letti in maniera diversa: il bicchiere può sembrare mezzo pieno o mezzo vuoto. Comunque lo si voglia vedere esistono ancora molte aree buie sulle quali poter intervenire. Quella che va ribadita è la necessità di un intervento formativo che si sviluppi più capillarmente: dalle scuole, ai rappresentanti delle associazioni e a tutte le persone che si occupano di temi di salute. Solo aumentando le conoscenze e la capacità critica delle persone si sarà in grado di favorire la consapevolezza delle scelte a livello individuale e un dibattito più costruttivo a livello di comunità.

 

Paola Mosconi
IRCCS-Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri

 

Per saperne di più:
- Funziona? Non funziona? Indagine sui percorsi formativi PSalute

 

Ultimo aggiornamento: 24/01/2014

Inserito da Anna Roberto il Ven, 24/01/2014 - 16:03