Della luce e del buio

Fonte
Am J Bioeth. 2003; 3 (3): 39

Luce accesa, luce spenta. L'interruttore non lascia alternativa. Altrettanto vale per i conflitti d'interesse? Sono insomma un fenomeno di tutto o nulla, oppure si tratta di una scala graduata secondo la quale quanto maggiore è la spinta economica tanto più il soggetto modifica (negativamente) il proprio comportamento?

Le riflessioni su questo tema sono ancora acerbe, ma meritano di essere introdotte quanto meno per sollevare la questione tra gli addetti ai lavori.

Se ne sono occupate negli ultimi anni le università d'oltreoceano che in diversi casi hanno cercato di stabilire una soglia sotto la quale i soldi ricevuti da un ricercatore per il proprio laboratorio sono talmente pochi da non indurre in tentazione: tale soglia è attorno ai 20.000 dollari in un anno, centesimo più centesimo meno. Il modo di procedere appare fin troppo pragmatico: 20.000 dollari possono essere nulla per un barone universitario e una cifra considerevole per un giovane agli inizi della carriera. Se si vuole stabilire una soglia bisognerebbe quindi metterla in relazione alle tasche di chi riceve il compenso per poter essere certi che i soldi ricevuti non influenzino l'operato di chi li riceve.

Se lasciamo perdere i soldi in quanto tali - spostandoci dalla ricerca alla clinica - e ci concentriamo sui regali che le aziende farmaceutiche fanno ai medici, possiamo studiare il fenomeno da un'altra angolazione. La legge italiana stabilisce che i gadget fatti da un'azienda a un medico devono essere di valora trascurabile (il Decreto legislativo dicembre 1992 numero 541, sulla pubblicità dei farmaci, all'articolo 11 cita: "Nel quadro dell'attivita' di informazione e presentazione dei medicinali svolta presso medici o farmacisti è vietato concedere, offrire o promettere premi, vantaggi pecuniari o in natura, salvo che siano di valore trascurabile e siano comunque collegabili all'attività espletata dal medico e dal farmacista") evidentemente nell'intento di evitare tentazioni.

Ma chi ha detto che penne e gingilli non possano influenzare l'agire del medico? Un articolo pubblicato sul numero di agosto dell'American Journal of Bioethics affronta il quesito. Il titolo è assertivo: "Tutti i regali, grandi e piccoli". Nel testo si sposa la tesi che anche i piccoli cadeaux possono fare la loro parte. Basta leggere la conclusione dell'abstract del lavoro: "Prove considerevoli emerse negli studi di scienze sociali suggeriscono che i regali di scarso valore possono influenzare il comportamento del ricevente attraverso meccanismi che il recipiente non sempre percepisce". I tre autori dell'Università della Pennsylvania mettono perciò in guardia da molte linee guida professionali che appaiono troppo soft al riguardo.

L'obiezione avanzata da molti è che sarebbe offensivo pensare che un medico "possa vendersi per così poco". In ciò emerge una posizione errata di principio: non si tratta di vendersi infatti, ma di agire sotto condizionamento, nella maggior parte dei casi senza rendersene conto.

D'altra parte una ricerca condotta nel 1998 da Gibbons et al. e pubblicata sul Journal of General Internal Medicine, ha cercato di capire se l'accettazione di un regalo può influenzare la prescrizione di un medico, ponendo la domanda sia ai medici sia ai pazienti. Ebbene mentre solo l'8% dei medici del campione riteneva di poter essere influenzato dall'accettare una penna o un piccolo libro, un terzo dei pazienti pensava invece che questo regalo potesse influenzare l'agire del camice bianco che aveva di fronte, percentuale che saliva al salire del tipo di regalo.

Quali insegnamenti trarre da tutti questi dati? Per i ricercatori della Pennsylvania, i conflitti d'interesse sarebbero un fenomeno di tutto o nulla: l'interruttore è sull'ON o sull'OFF. Tale posizione appare però fin troppo integralista e si pone agli antipodi rispetto a quella, altrettanto criticabile, che traccia una linea sotto la quale non si può essere influenzati dal proprio conflitto d'interesse.

Probabilmente bisogna porsi a metà strada, come peraltro sembra indicare lo studio di Gibbons: se è vero che piccoli regali possono avere qualche influenza, è ipotizzabile che tale influenza sia commisurata all'entità del dono e che, di converso, grandi regali o molti soldi potranno influenzare più facilmente. Basterebbe d'altra parte chiedersi perché le aziende farmaceutiche - i cui sistemi di marketing sono quanto mai aggressivi e di provata efficacia - continuino a portare al medico piccoli gadget se non per promuovere efficacemente i propri prodotti e quindi farli prescrivere.

L'interruttore di fronte al quale ci troviamo, insomma, ha anche un reostato (quello tipico delle lampade alogene, che consente di modulare l'intensità della luce), per cui quanto più si ruota il pulsante tanta più luce giunge agli occhi del medico, fino ad accecarli.

Pietro Dri

Inserito da redazione il Mer, 15/09/2004 - 23:00