Esame a tappeto per l'epatite C? No grazie!

Medici di medicina generale ed epidemiologi sul piede di guerra contro la campagna di sensibilizzazione sull'epatite C promossa da EPaC Onlus, un’associazione di pazienti e medici che ha lanciato la campagna di sensibilizzazione “L’epatite C’è”, ampiamente diffusa dai media e sostenuta da una delle due ditte farmaceutiche produttrici del farmaco approvato per la terapia antivirale. Oggetto della controversia: è corretto lanciare un allarme generalizzato su questa malattia e indurre le persone a farsi visitare? Per molti non lo è. Ecco cosa ne pensano le associazione dei medici di famiglia italiani.


Campagna di sensibilizzazione per l’epatite C.
Comunicato delle Società scientifiche dei Medici di Medicina Generale

L’Associazione EpaC Onlus ha organizzato una “campagna informativa” di massa a proposito dell’epatite C, con il supporto di una azienda farmaceutica che produce il farmaco alla base della terapia della malattia. Appresa la notizia tramite i comunicati stampa e le notizie riportate sul sito web di EpaC (1), le associazioni scientifiche dei Medici di Medicina Generale firmatarie esprimono la loro ferma contrarietà nel merito e nel metodo, per i seguenti motivi:

  • le condizioni di rischio per il contagio dell’epatite C, nelle quali è proponibile un accertamento dell’eventuale infezione anche in soggetti senza segni né sintomi, sono molto limitate e non giustificano una campagna rivolta a tutta la popolazione (si vedano ad esempio la conferenza di consenso sull’epatite C tenuta a Roma il 5-6 maggio 2005 presso l’Istituto Superiore di Sanità (2), la posizione del National Screening Committee inglese, e le raccomandazioni della U.S. Preventive Services Task Force);
  • nei comunicati stampa di EpaC si equiparano a condizioni di rischio tutte le modalità teoriche di trasmissione dell’infezione, come “interventi odontoiatrici, interventi invasivi in ospedale, pratiche di piercing, tatuaggi, agopuntura” e anche l’utilizzo, in generale, di “tutti gli oggetti di uso sanitario o domestico che possono provocare ferite anche lievi, come forbici, rasoi, spazzolini e tagliaunghie, se non opportunamente sterilizzati”. A ciò si aggiunge perfino la suggestione che “in alcuni pazienti HCV-positivi, vi possono essere sintomi psichici come annebbiamento mentale e problemi di memoria”. Affermazioni di questo genere sono inaccettabili in una campagna informativa di massa per la genericità del messaggio, per l’evidente possibilità di fraintendimento (si pensi solo agli anziani con problemi di memoria) e perché suggeriscono chiaramente che chiunque si debba considerare a rischio di aver contratto l’infezione, portando alla logica conclusione che uno screening dell’epatite C non possa che essere generalizzato e ripetuto;
  • poiché ogni messaggio informativo va identificato in ciò che di fatto viene recepito dai destinatari, prima di intraprendere campagne informative generalizzate – posto che siano utili, e non è questo il caso – si dovrebbe avere una precisa cognizione dei modi in cui le informazioni di argomento medico possono venire interpretate da persone di varia competenza e cultura. Questo implica un forte senso di responsabilità e scrupolo professionale da parte dei medici, ma iniziative di ampia portata dovrebbero sempre essere concordate tra tutti i soggetti implicati, incluse le istituzioni, perché il Servizio sanitario sostiene comunque tutti i costi degli interventi indotti; inoltre dovrebbero avere una ragionevole documentazione di efficacia ed essere prive di conflitti di interesse;
  • da ultimo, è professionalmente scorretto avviare una campagna che indirizzi un numero di persone potenzialmente molto elevato ai medici di famiglia, senza neppure aver chiesto il loro parere, impegnando risorse professionali su iniziative a dir poco dubbie e confezionate in modo da risultare del tutto prive di selettività.

 

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La Medicina Generale intende anche esprimere da un punto di vista complessivo la sua più viva preoccupazione per le cosiddette campagne di sensibilizzazione che vengono continuamente proposte al pubblico sulle più svariate patologie. Il fenomeno, negli ultimi anni sempre più dilagante, si basa di regola su consolidate strategie di marketing: solitamente l’iniziativa nasce da società scientifiche specialistiche o da associazioni di pazienti, col supporto più o meno occulto di sponsor con importanti interessi commerciali collegati alla malattia di cui si tratta (per lo più aziende farmaceutiche). Dichiarando di voler sensibilizzare il pubblico su un problema di salute che sarebbe sottovalutato, le notizie sono quindi presentate in termini allarmistici, con lo scopo di far sentire potenzialmente malati anche i sani e di aumentare così il numero di potenziali utilizzatori del prodotto (farmaco, prestazione specialistica, intervento diagnostico, screening, ecc). Varianti appena un po’ più raffinate suggeriscono di rivolgersi al medico di famiglia, che comunque non sarà in grado di opporre resistenze, indipendentemente dalle proprie convinzioni, specie se il numero di persone che si rivolgeranno a lui sarà abbastanza alto.

Tali strategie di informazione sanitaria rivolte alla popolazione generale sono prive di documentazione di efficacia rispetto agli obiettivi dichiarati, mentre è certo che, per quanto oramai largamente inflazionate, possano funzionare come strumenti di marketing. Difficilmente le campagne raggiungono i soggetti a rischio che non abbiano già avuto un inquadramento del loro problema, mentre le persone meno “sensibilizzate” sono presumibilmente refrattarie tanto ai consigli del medico quanto alle suddette campagne. Il risultato più sicuro è perciò quello di creare un ingiustificato allarme o un “eccesso di sensibilizzazione” in chi è già ampiamente e talvolta ossessivamente preoccupato dai potenziali problemi di salute in cui potrebbe incorrere. Infine, i messaggi che vengono divulgati sono non di rado tendenziosi, scorretti o fuorvianti, e non riflettono in modo rigoroso le consolidate conoscenze scientifiche. In base a queste considerazioni, la Medicina Generale:

  • sollecita tutti i medici ad una seria riflessione critica sulle campagne di sensibilizzazione sanitaria, sulla loro reale utilità, e soprattutto sui possibili rischi implicati, in termini di medicalizzazione e di consumo inappropriato di risorse;
  • auspica che vengano individuate strategie alternative per la diffusione di informazioni sui problemi sanitari meritevoli di interventi educativi (cercando un reale coinvolgimento informato dei soggetti a rischio);
  • sottolinea la necessità che i contenuti scientifici dei messaggi diffusi siano rigorosamente basati su solide conoscenze scientifiche, non si prestino a fraintendimenti o indebite estensioni e illustrino sempre i limiti, i pro e i contro degli interventi fattibili;
  • auspica che le istituzioni, in primis il Ministero della Salute, si esprimano su iniziative che tendono ad orientare ampi strati della popolazione e ad incrementare il ricorso a tecnologie sanitarie (farmaci e test diagnostici), tanto più che l’amministrazione pubblica sostiene di fatto la gran parte dei costi indotti da tali iniziative;
  • auspica l’istituzione di una Authority che faccia da garante per il cittadino sui contenuti e metodi delle iniziative proposte, e che si opponga a quelle che possono comportare più rischi che benefici.

Bibliografia
(1) EpaC. Comunicato stampa. 01/10/2006.
(2) Consensus Conference. Lo screening per infezione da virus dell’epatite C negli adulti in Italia. Roma: Istituto Superiore di Sanità, 5-6 maggio 2005.

Le Società Scientifiche della Medicina Generale:
Associazione Culturale Pediatri (ACP)
Associazione Italiana Medici di Famiglia (AIMEF)
Associazione Scientifica Interdisciplinare Medici di Famiglia e di Comunità (Assimefac)
Centro Studi e Ricerche in Medicina Generale (CSeRMEG)
European General Practice Research Network-Italia (EGPRN)
Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (Metis/FIMMG)
Società Italiana per la Qualità dell’Assistenza Sanitaria – Verifica e Revisione di Qualità (SIQuAS-VRQ)
Società Nazionale di Aggiornamento Medico Interdisciplinare (Snamid)

Associazione Italiana di epidemiologia (AIE)
Società italiana di medicina interna (SIMI)
Centro Cochrane Italiano

Redazione di Occhio Clinico (Rivista di Medicina Generale)


 

Ivan Gardini, presidente di EpaC, ha inviato ai firmatari del cumunicato stampa una lettera in cui si contestano le obiezioni alla campagna "L'epatice C'è", sia il documento redatto dalla Consensus Conference del 2005.
Partecipasalute pubblica le oservazioni di EpaC e la replica delle società scientifiche che hanno firmato il comunicato e dell'Istituto Superiore di Sanità.

 Ultimo aggiornamento 19/10/2006

Inserito da redazione il Gio, 19/10/2006 - 23:00