Facebook può favorire la donazione degli organi

Dal primo maggio del 2012 gli utenti americani e inglesi di Facebook possono inserire nel proprio profilo informazioni circa la volontà di donare i propri organi in caso di decesso. L’idea del management di Facebook (tra cui Zuckerberg, che sembra sia stato tra i fautori più accesi della iniziativa) era quella di consentire agli utenti del noto social network di comunicare ai loro “amici” la decisione presa, stimolandoli in questo modo a fare altrettanto. D’altra parte Facebook oggi è già utilizzato efficacemente per promuovere cause umanitarie e per raccogliere fondi. Perché quindi non usare la piattaforma di social networking più usata al mondo (sono oltre un miliardo gli utenti registrati) per incentivare la donazione di organi? L’iniziativa, al momento del lancio, è stata accolta in modo scettico dalla comunità scientifica internazionale che ha messo in dubbio il fatto che gli utenti che si fossero espressi a favore della donazione si sarebbero poi effettivamente iscritti nel registro donatori.

Chi nutriva dei dubbi forse farebbe bene a ricredersi. Uno studio recentemente pubblicato sull’American Journal of Transplantation da ricercatori della Johns Hopkins University di Baltimora ha dimostrato che Facebook ha effettivamente sensibilizzato i cittadini su questo delicato tema al punto che la donazione degli organi è cresciuta più di quanto non sia accaduto in passato in seguito a campagne di sensibilizzazione condotte con i tradizionali mezzi (1).

Confrontando i profili di Facebook degli utenti di 43 stati americani (e del distretto di Columbia) rispetto ai registri nazionali dei donatori, i ricercatori hanno infatti scoperto che già il giorno del lancio dell’iniziativa il numero effettivo di nuovi donatori è cresciuto di 21.1 volte passando da 616 nuovi donatori giornalieri (il valore medio giornaliero di donazioni registrato nei mesi immediatamente precedenti al lancio della iniziativa) a 13.054. Nei 12 giorni successivi (lo studio è durato 13 giorni) il numero di nuove registrazioni è calato, mantenendosi però superiore alla media giornaliera nazionale. Complessivamente nel periodo di osservazione ci sono state 39818 registrazioni, delle quali 32958 attribuibili all’”effetto Facebook” (che corrisponde a un aumento di 5.8 volte del valore medio di registrazioni precedenti al lancio della nuova funzione).

Merito certamente di Facebook e del fatto chi si dichiarava favorevole alla donazione sul proprio profilo poteva automaticamente accedere ai link dei registri dei donatori per iscriversi immediatamente online e ad altri link per la consultazione di materiali informativi e di approfondimento.

Nei 13 giorni di osservazione, i ricercatori hanno anche stimato in circa 100.000 gli utenti di Facebook che negli USA hanno espresso la volontà di donare i propri organi. Se la percentuale di coloro che hanno trasformato questo desiderio in una scelta reale è di circa il 33% la percentuale di partecipazione tra gli utenti di Facebook è stata piuttosto limitata (meno dell’0,1% degli utenti americani del noto social network si sono espressi sulla questione). Per aumentare il loro numero i ricercatori suggeriscono di usare in maniera più intensiva e organica strumenti di social media come Facebook, Twitter, YouTube e Instagram e di integrare tali strumenti nelle campagne di promozione tradizionali. D’altra parte è proprio su questo versante che sembrano arrivare i primi risultati come dimostrano varie iniziative di sanità pubblica lanciate sui social media per la prevenzione dei suicidi, la lotta all’obesità infantile e l’adesione a campagne vaccinali. Ed è proprio alla promozione della salute e alla modifica degli stili di vita che molti ricercatori stanno puntando la propria attenzione nella sperimentazione di social media, online communities (le piattaforme di social networking dedicate a specifiche patologie e ad accesso controllato) e applicazioni per smartphone e tablet (2,3). Se Facebook, Twitter, smartphone e tablet riusciranno a combattere la sedentarietà, l’obesità, il fumo, l’eccesso di alcol, il diabete e altre malattie sociali e non trasmissibili lo scopriremo nei prossimi anni.

 

Eugenio Santoro
Laboratorio di Informatica Medica
Dipartimento di Epidemiologia
IRCCS-Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”

 

Referenze:
1) Cameron AM, Massie AB, Alexander CE, Stewart B, Montgomery RA, Benavides NR, Fleming GD, Segev DL. Social media and organ donor registration: the Facebook effect. Am J Transplant. 2013 Jun 18.
2) Santoro E. Web 2.0 e social media in medicina: come social network, wiki e blog trasformano la comunicazione, l’assistenza e la formazione in sanità. Seconda edizione. Il Pensiero Scientifco Editore, Roma 2011.
3) Santoro E. Facebook, Twitter e la medicina. Il Pensiero Scientifco Editore, Roma 2011.

Inserito da Anna Roberto il Ven, 26/07/2013 - 15:02