Pazienti ad alto rischio cardiovascolare e Omega-3

Un gruppo di 860 medici di medicina generale distribuiti in tutta Italia ha incluso e seguito per 5 anni più di 12.000 soggetti - con una età media di 64 annidi cui il 39% donne - che presentavano un rischio cardiovascolare elevato in quanto portatori di fattori di rischio multipli (diabete, ipertensione, ipercolesterolemia, obesità, fumo, storia familiare di malattie cardiovascolari) oppure perché avevano già presentato manifestazioni cliniche di patologia aterosclerotica. Lo studio “Rischio&Prevenzione” (1) aveva un duplice obiettivo: da un lato ottimizzare la prevenzione cardiovascolare nei soggetti ad alto rischio mediante strategie basata sulle migliori conoscenze scientifiche disponibili e condivise con i pazienti. Dall’altro verificare, negli stessi soggetti, se l’aggiunta di un grammo di acidi grassi polinsaturi (i cosiddetti Omega-3) potesse prevenire, come già documentato nei pazienti con infarto del miocardio, le principali complicanze cardiovascolari. I risultati di questo studio sono oggi disponibili e sono stati pubblicati su una importante rivista medica internazionale.

Per l’ottenimento del primo obiettivo i pazienti sono stati coinvolti attivamente nelle decisioni riguardo alla riduzione del rischio cardiovascolare individuale, in modo che gli interventi proposti - sia farmacologici sia di correzione di stili di vita - fossero personalizzati e condivisi, cosa che ne ha facilitato l’attuazione concreta.

Per la verifica del secondo obiettivo i soggettisono stati randomizzati a ricevere o una capsula di Omega-3 o al giorno o una capsula di placebo.Dopo 5 anni la percentuale di soggetti che morivano o che venivano ricoverati per cause cardiovascolari è risultata sovrapponibile nei due gruppi: 11.7% nel gruppo che riceveva Omega-3 e 11.9% nel gruppo che riceveva il placebo. Si è così dimostrato che un trattamento farmacologico a lungo termine con Omega-3 in una popolazione come quella studiata non comporta vantaggi specifici in termini di riduzione di mortalità ed eventi cardiovascolari, se aggiunta ad una buona assistenza medica.Una buona notizia per questo tipo di pazienti: non è necessario aggiungere un’altra medicina da prendere tutti i giorni e per tanti anni per tenere sotto controllo il rischio ma è sufficiente seguire le indicazioni del proprio medico, assumendo regolarmente i farmaci (se consigliati) e sforzandosi di migliorare il proprio stile di vita, cioè ad esempio smettere di fumare, avere una dieta equilibrata e praticare una regolare attività fisica.

Lo studio “Rischio&Prevenzione”rappresenta uno studio unico nel suo genere anche per un altro motivo: per la prima volta, e con uno studio che è in assoluto il più grande in questo settore, la medicina generale italiana viene riconosciuta ai più alti livelli della letteratura scientifica (i risultati sono stati pubblicati sull’autorevole rivista New England Journal of Medicine) come produttrice di conoscenze che diventano di riferimento internazionale per il settore chiave della prevenzione primaria cardiovascolare. Il lavoro è stato condotto con il supporto delle industrie produttrici del farmaco, ma praticamente su base volontaria da medici, che hanno assicurato, da Nord a Sud, nei più diversi contesti, una qualità di dati e una affidabilità di informazioni all’altezza dei controlli più rigorosi ed esigenti delle agenzie internazionali.

 

Carla Roncaglioni
Laboratorio di Ricerca in Medicina Generale
IRCCS-Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri

 

Referenza:
1- Risk and Prevention Study Collaborative Group , Roncaglioni M C, Avanzini F, Barlera S, Marzona I, Milani V, Silletta M G, Tognoni G, Marchioli R, Baviera M, Nicolis E B, Casola C, Franzosi M G, Beghi E, Bertele' V, et al
. n−3 Fatty acids in patients with multiple cardiovascular risk factors N Engl J Med 2013; 368 : 1800-1808.


Ultimo aggiornamento: 15/07/2013

Inserito da Anna Roberto il Gio, 11/07/2013 - 08:11