Tra uguali non c’è bisogno di fare la rivoluzione

Empowerment is inappropriate for equal citizens. Hazel Thornton. BMJ 2013;346:f3573. Pubblicato il 4 giugno 2013.

E’ proprio necessaria e auspicabile una rivoluzione per promuovere il coinvolgimento dei pazienti, come qualche giorno fa sosteneva in un editoriale la rivista British medical journal (http://www.partecipasalute.it/cms_2/node/2004)?

Hazel Thornton, attivista inglese che si batte da anni per la tutela dei diritti dei cittadini in ambito di salute, sostiene di no. Considerare i pazienti come categoria a parte da coinvolgere o risvegliare, contrapposta alla categoria dei medici o dei ricercatori, non solo è la premessa per mantenere una barriera al riconoscimento di pari diritti, ma è anche ormai anacronistico.

“La cura della salute è cambiata. La medicina preventiva sta crescendo e prende sempre più spazio, e in questo ambito la professione medica prende l’iniziativa entrando nella vita delle persone comuni. Queste persone sono cittadini, non pazienti” chiarisce Thornton, che rilancia: “Il servizio sanitario nazionale appartiene a tutti noi: i diritti e la responsabilità della propria voce e del proprio punto di vista devono essere uguali. In questo senso non c’è bisogno di una rivoluzione, né di promuovere iniziative di empowerment”.

Quello che Thornton critica è proprio il modello di partenza: “la professione medica considera chiunque altro come paziente, ponendo quindi “noi” (cittadini non medici – ndr) in un altro campo, e richiedendo poi alla professione medica l’apertura di lavorare in partnership con i pazienti, che per poter lavorare con i medici devono essere soggetti a empowerment”. Un modello che alimenta la separazione tra due supposte categorie, con differenti ruoli e poteri. “Come cittadina indipendente che si batte per la tutela dei diritti in ambito sanitario e di qualità della ricerca, preferirei che i cittadini portassero la propria esperienza e le proprie conoscenze al tavolo di discussione, indipendentemente dal fatto di essere professionisti sanitari o meno”. Il confronto in questo modo avviene tra cittadini che hanno diritti comuni e responsabilità condivise. E tra cittadini uguali l’empowerment diventa inappropriato, conclude Thornton.

E’ il richiamo a un cambiamento di paradigma, che comporta il riconoscimento di un’uguaglianza di diritti e di legittimità di punti di vista, per confrontarsi alla pari. Ma forse è proprio questo cambiamento la vera rivoluzione.

 

Cinzia Colombo
IRCCS- Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri


Ultimo aggiornamento: 06/06/2013

Inserito da Anna Roberto il Gio, 06/06/2013 - 18:00