Screening: informazioni personalizzate sul proprio livello di rischio aiuta a decidere meglio

 

Edwards AGK, Naik G, Ahmed H, Elwyn GJ, Pickles T, Hood K, Playle R. Personalised risk communication for informed decision making about taking screening tests. Cochrane Database of Systematic Reviews 2013, Issue 2. Art. No.: CD001865. DOI: 10.1002/14651858.CD001865.pub3. URL Upon publication: http://doi.wiley.com/10.1002/14651858.CD001865.pub3

Secondo una revisione sistematica Cochrane la capacità delle persone di compiere scelte veramente informate sullo screening di una malattia aumenta se ricevono informazioni sul proprio rischio piuttosto che su valori medi. Gli autori hanno analizzato i dati provenienti da studi, in gran parte in ambito oncologico, in cui le persone hanno ricevuto informazioni su stime di rischio personalizzate.

I benefici degli screening non sempre sono certi. Ad esempio, lo screening può aiutare a individuare precocemente un tumore e a intraprendere trattamenti efficaci, ma può anche portare a trattamenti non necessari e aumentare l'ansia sia nelle persone sane, o in coloro che non si sarebbero mai ammalati in modo grave. Di conseguenza, molti operatori sanitari sono interessati a trovare approcci che aiutino le persone a prendere una decisione informata in merito all'opportunità di sottoporsi a test di screening, anziché incoraggiare una partecipazione acritica agli screening. Si ritiene che chi deve decidere se sottoporsi a uno screening comprenda meglio informazioni personalizzate sul rischio, che dipendono da fattori come l'età o l’abitudine al fumo di tabacco, piuttosto che informazioni basate su valori di rischio medi.

I ricercatori si sono chiesti se questo modo di fornire informazioni personalizzate possa migliorare il processo decisionale . Sono stati analizzati i dati di 41 studi condotti su un totale di 28.700 persone. La maggior parte dei partecipanti è stata invitata a sottoporsi a screening per il tumore del seno o del colon-retto. I partecipanti hanno ricevuto informazioni personalizzate sul rischio, . alcuni in forma di punteggi numerici o livelli di rischio (basso, medio o alto), altri associate ad elenchi di fattori di rischio considerati rilevanti per loro.

I dati di tre studi hanno dimostrato che il 45% di coloro che hanno ricevuto informazioni personalizzate sui rischi ha effettuato scelte consapevoli, rispetto al 20% in un gruppo di controllo che ha ricevuto informazioni generiche sul rischio. Una decisione informata è stata considerata tale quando coerente con la conoscenza, l'atteggiamento e la scelta della persona. Il ricercatore Adrian Edwards dell'Istituto Cochrane di Cure Primarie e Salute Pubblica dell'Università di Cardiff nel Galles ha affermato che:"questi tre studi forniscono prove scientifiche robuste che utilizzare stime di rischio personalizzate nelle comunicazioni sui programmi di screening possa migliorare il processo decisionale. Tuttavia, dobbiamo essere cauti nel generalizzare questi risultati poiché derivano in gran parte da studi sullo screening del tumore del seno e del colon-retto."

La maggior parte delle persone ad alto rischio ha scelto poi di sottoporsi allo screening. Tuttavia, nel complesso, i soggetti che hanno ricevuto informazioni più dettagliate e personalizzate sul rischio erano meno propensi a partecipare a screening. Secondo i ricercatori, un processo decisionale informato deve essere incorporato tra gli obiettivi di salute pubblica, che devono comprendere una decisione informata alla partecipazione agli screening.

"Prendendo ad esempio lo screening per il tumore del collo dell’utero, un operatore sanitario può considerare come obiettivo soddisfacente la discussione di tutti i pro e i contro di questo screening, anche se la singola donna decide poi di non aderirvi, facendo una scelta che va di fatto contro le indicazioni di salute pubblica (che raccomandano lo screening per questo tumore). Considerare l’informazione esaustiva dei pro e dei contro come un obiettivo soddisfacente rispondente alle linee guida e alle raccomandazioni di salute pubblica – non contando come obiettivo solo l’aumento della partecipazione agli screening – può migliorare la comunicazione dell’operatore sanitario alla persona che dovrà decidere”.

 

 

Ultimo aggiornamento: 01/03/2013 

Inserito da Anna Roberto il Ven, 01/03/2013 - 21:43