Il caso dell’ILVA di Taranto

Dal 29 al 31 ottobre si è svolto a Bari il XXXVI congresso dell’Associazione Italiana di Epidemiologia (AIE)”La salute ai tempi della crisi”. Oltre a trattare dell’impatto della crisi economica sulla capacità degli individui di preservare e promuovere la loro salute, l’AIE ha dedicato più di una sessione al caso dell’estate italiana: “L’ILVA di Taranto”, una situazione con colpe ben accertate e con numerose prove a carico dei colpevoli. Per i pochi che non fossero a conoscenza del caso, il giudice Patrizia Todisco verso fine luglio 2012 ha emesso un’ordinanza dove era stabilito il sequestro di sei impianti dell'Ilva di Taranto, in seguito alle conclusioni della perizia epidemiologica (http://www.epiprev.it/attualit%C3%A0/ilva-saperne-di-pi%C3%B9) che rilevavano come le emissioni dell’impianto siderurgico costituissero grave pericolo per la popolazione tarantina, soprattutto quella residente nei quartieri di Tamburi, Borgo e Statte. E tutto questo grazie ad una serie di dati dove veniva mostrato un incremento di mortalità per patologie tumorali e di ricoveri per malattie croniche delle vie respiratorie. In seguito a questa ordinanza un’intera città si è divisa tra coloro che invocavano una rapida chiusura dell’industria a favore della salute dei cittadini e coloro che invece, sarebbero rimasti disoccupati se l’industria avesse chiuso,. E a questo punto il dilemma, riassunto nello slogan adottato dai vari gruppi di attivisti, è stato “Lavoro o salute? Cosa scegliere?”.

L’ILVA si è difesa affermando che le emissioni prodotte non superavano i livelli di rischio previsti dai protocolli europei e che le malattie della popolazione di Taranto - anche se fosse stata dimostrata la maggiore prevalenza rispetto ad altre zone - non erano causate dall’inquinamento dell’azienda. Gli epidemiologi di tutta Italia sono scesi in campo per cercare di capire quale fosse il modo più sensato per affrontare questo problema e per produrre dati in grado di spiegare se l’ incidenza di tumori e malattie respiratorie croniche fossero effettivamente più alte a Taranto rispetto ad altre città.

E dal Progetto SENTIERI del Ministero della Salute, agli studi sugli effetti a breve termine delle esposizioni ambientali MISA e EpiAir, allo studio condotto nel corso del procedimento riguardante l'Ilva di Taranto sono emersi dati che hanno abbondantemente confermato che nella popolazione tarantina vi è un eccesso di mortalità sia per patologie tumorali che per malattie cardiache. Inoltre, i dati su soggetti con pregresso impiego in siderurgia, hanno evidenziato anche un eccesso di mortalità per tumori allo stomaco, alla vescica, alla pleura ed ospedalizzazione per malattie cardiovascolari, respiratorie e dell’apparato digerente1.

Anche gli studi sugli effetti a breve termine degli inquinanti atmosferici nell’area di Taranto, soprattutto il PM10, ovvero il particolato con peso di 10 micron, hanno confermato l’associazione tra mortalità e inquinamento dell’aria tarantina, soprattutto per i residenti nei quartieri costruiti a ridosso dell’ILVA2. Altri dati hanno messo in luce come vi sia anche un’aumentata concentrazione urinaria di metalli pesanti come piombo, cromo e mercurio nelle urine dei tarantini, soprattutto in coloro che vivono nel quartiere di Statte3. E questo porta a deposito di questi metalli nel cervello, nei reni e in varie sedi del sistema endocrino, con conseguenti danni irreparabili.

A questo punto il problema non diventa più epidemiologico ma politico, ovvero investire sulla salute dei cittadini di Taranto che finora sono stati solo vittime degli effetti dell’ILVA guadagnando solo una dose di inquinanti da inalare ogni giorno. Gli effetti benefici dell’ILVA, forse, si sono visti solo nel 1961, quando si chiamava Italsider e ha dato lavoro ad oltre 40.000 persone tra diretti ed indotto. Dopo, con i suoi oltre 15.000 kmq di territorio, si è esclusivamente preoccupata di produrre utili a fine anno senza salvaguardare la salute dei cittadini di Taranto.

Tutti questi temi si sono discussi al Congresso, partendo da un interessantissimo intervento di Maria Angela Vigotti dell’Università di Pisa, che ha descritto la storia dell’ILVA dalla sua creazione fino ad oggi, commentando gli articoli delle varie testate giornalistiche pubblicati dagli inizi del ‘900 fino al 2012, fino ad arrivare alla valutazione di possibili interventi migliorativi per non sottovalutare ulteriormente il problema della salute dei cittadini di Taranto. Non si può scegliere tra salute e lavoro ma si può sicuramente migliorare la condizione lavorativa per aumentare il livello di salute e solo continuando a studiare il fenomeno si mantiene alta l’attenzione dei media e della politica, e questo gli epidemiologi lo sanno.

 

Maria Teresa Greco
Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri

 

Referenze:
1. Mataloni F, Stafoggia M, Alessandrini E, Triassi M, Biggeri A, Forastiere F. Studio di coorte sugli effetti delle esposizioni ambientali e occupazionali sulla morbosità e mortalità della popolazione di Taranto. Epidemiol Prev 2012; 36 (5) suppl. 5: 1-144
2. Biggeri A, Baccini M, Mataloni F, Stafoggia S, Triassi M, Forastiere F. Studio sugli effetti a breve termine delle esposizioni ambientali sulla morbosità e mortalità della popolazione di Taranto. Epidemiol Prev 2012; 36 (5) suppl. 5: 1-144
3. Cuccaro F, Vimercati L, Serinelli M, Bisceglia L, Galise I, Conversano M, Minerba S, Mincuzzi A, Martino T, Storelli MA, Gagliardi T, Assennato G. Valutazione dell’esposizione a metalli pesanti nella popolazione generale di Taranto e Statte. Epidemiol Prev 2012; 36 (5) suppl. 5: 1-144

 

Per saperne di più:
http://www.epiprev.it/ dove sono pubblicati studi recenti, commenti e interventi sull’ILVA di Taranto.

 

Ultimo aggiornamento: 16/11/2012

Inserito da Anna Roberto il Ven, 16/11/2012 - 15:18