Solo la metà dei nuovi trattamenti è migliore di quelli già in uso

Djulbegovic B, Kumar A, Glasziou PP, Perera R, Reljic T, Dent L, Raftery J, Johansen M, Di Tanna GL, Miladinovic B, Soares HP, Vist GE, Chalmers I. New treatments compared to established treatments in randomized trials. Cochrane Database of Systematic Reviews 2012, Issue 10. Art. No.:MR000024. DOI: 10.1002/14651858.MR000024.pub3. URL Upon publication: http://doi.wiley.com/10.1002/14651858.MR000024.pub3

Gli studi clinici sono condotti quando c’è reale incertezza su quale sia il trattamento migliore

Una nuova revisione Cochrane conclude che i nuovi trattamenti sperimentali funzionano solo un po’ più spesso in modo migliore rispetto a quelli già in uso con cui vengono confrontati. I risultati si riferiscono a studi finanziati da fondi pubblici.

Questi risultati sono deludenti, cioè la ricerca non è in grado di scoprire nuovi trattamenti efficaci? Oppure dimostrano che gli studi clinici rispondono a reali incertezze, cioè sono condotti quando non sappiamo quale dei trattamenti a confronto è realmente il migliore?

Gli studi clinici randomizzati confrontano gli effetti di un nuovo trattamento con quelli di un altro già in uso per la stessa malattia o condizione. In particolare, in uno studio randomizzato i pazienti sono assegnati in modo casuale (random, come nel lancio di una moneta) ai diversi trattamenti, per assicurare che siano simili i gruppi a confronto. Quando un nuovo trattamento viene valutato in uno studio clinico, si spera o si prevede che sia migliore del trattamento stabilito con cui viene confrontato. Se i ricercatori fossero certi che il nuovo trattamento è migliore, metà delle persone nello studio -quelli nel gruppo di controllo- sarebbe trattata consapevolmente con un trattamento inferiore in termini di efficacia. Questo comportamento non sarebbe etico. Studi clinici condotti in modo etico si fondano su reali incertezze: la probabilità che un nuovo trattamento sia migliore di uno già in uso deve essere la stessa di quella che uno giù in uso risulti migliore. In altre parole, solo la metà dei nuovi trattamenti deve risultare migliore di quelli esistenti.

In questa nuova revisione della letteratura i ricercatori della Cochrane Collaboration hanno esaminato 743 studi finanziati da fondi pubblici che coinvolgono quasi 300.000 pazienti. Gli studi hanno incluso nuovi trattamenti sperimentali per il cancro, disturbi neurologici e altre malattie.

Benjamin Djulbegovic, tra gli autori della revisione e ricercatore presso la USF Health Clinical Research e H. Lee Moffitt Cancer Center & Research Institute dell’Università del Sud Florida, negli Stati Uniti, afferma che “quando abbiamo confrontato gli effetti dei nuovi trattamenti con quelli di controllo, solo poco più della metà dei nuovi trattamenti è risultata migliore rispetto ai trattamenti di controllo. Questa è una buona notizia, perché significa che i ricercatori pianificano e conduco studi clinici in caso di reale incertezza, cioè quando non sanno se i nuovi trattamenti sono migliori di quelli già in uso. Ritroviamo lo stesso andamento negli studi clinici condotti negli ultimi 50 anni. Quindi, nel complesso, ciò che mostriamo è che possiamo aspettarci che i nuovi trattamenti siano un po’ più spesso efficaci rispetto ai trattamenti di controllo, almeno negli studi finanziati da fondi pubblici come quelli che abbiamo considerato.”

I risultati forniscono una risposta alla domanda posta quindici anni fa da Iain Chalmers - uno degli autori della revisione e tra i fondatori della Cochrane Collaboration: “nel 1997, in una lettera pubblicata sulle pagine del British Medical Journal ho chiesto ‘Qual è la probabilità, a priori, che un nuovo trattamento proposto possa essere superiore al trattamento di controllo?’ Penso che questa revisione fornisca la migliore risposta a questa domanda”, chiosa Chalmers.

 

Ultimo aggiornamento: 17/10/2012

 

Inserito da Anna Roberto il Mer, 17/10/2012 - 11:55