Le cadute degli anziani che vivono in casa si possono prevenire

Gillespie LD, Robertson MC, Gillespie WJ, Sherrington C, Gates S, Clemson LM, Lamb SE. Interventions for preventing falls in older people living in the community. Cochrane Database of Systematic Reviews 2012, Issue 9. Art. No.: CD007146. DOI: 10.1002/14651858.CD007146.pub3 URL Upon publication: http://doi.wiley.com/10.1002/14651858.CD007146.pub3

Esistono interventi per prevenire le cadute in persone che hanno oltre 65 anni di età e vivono in casa, ma non tutti sono efficaci.

E’ quanto sostengono i ricercatori della Cochrane Collaboration in un recente aggiornamento di un report precedente, le cui nuove conclusioni derivano dai dati di 51 nuovi studi clinici.

Le persone invecchiando possono cadere più spesso. Questo avviene per diverse ragioni, per problemi di equilibrio, della vista o per disturbi come la demenza. Circa il 30% delle persone, cioè una persona su tre, con oltre 65 anni di età e che vive in casa subisce una caduta ogni anno. Alcune cadute sono gravi: circa una caduta su cinque richiede un intervento del medico e una su 10 causa una frattura.

Un gruppo di sette ricercatori ha considerato le prove fornite da 159 studi condotti su oltre 79.000 persone in Nuova Zelanda, Regno Unito e Australia.

La maggior parte degli studi mette a confronto un gruppo di persone che partecipa a un programma di prevenzione delle cadute con un gruppo senza alcun intervento, oppure con un gruppo che segue un intervento generale sulla salute, non in relazione con il rischio di cadere.

“Esercizi con più componenti eseguiti sia in gruppo sia da persone singole nelle proprie case riducono significativamente il numero di cadute e il rischio individuale di cadere” afferma l’autore della revisione Lesley Gillespie, che lavora presso il Dipartimento di Medicina della Scuola di Medicina di Dunedin dell’Università di Otago in Nuova Zelanda. Aumentare la sicurezza e cambiare le abitudini e i comportamenti in casa ha dato prova di essere efficace per diminuire le cadute,  soprattutto per persone con gravi problemi di vista. Gli interventi risultano più efficaci quando la valutazione viene fatta da un terapista qualificato.

Anche alcune forme di chirurgia possono ridurre le cadute. Le persone con particolari disturbi della frequenza cardiaca (ipersensibilità del seno carotideo) a cui è stato applicato il pacemaker risultano cadere meno spesso rispetto alle persone che non hanno fatto questo intervento, e le donne operate alla cataratta sul primo occhio mostrano un tasso ridotto di cadute, mentre la rimozione della cataratta sul secondo occhio non ha mostrato alcun effetto sulle cadute.

I farmaci stessi hanno un ruolo importante: negli studi considerati la sospensione graduale di farmaci che modificano lo stato psichico della persona (detti psicotropi) ha ridotto le cadute, così come i programmi in cui i medici di base hanno prestato particolare attenzione al modo in cui hanno modificato i farmaci prescritti ai pazienti. Anche semplici interventi pratici riducono la probabilità di cadere, ad esempio indossare scarpe anti-scivolo in presenza di ghiaccio.

Esistono anche interventi che aumentano il rischio di cadute, come sottolineano gli autori della ricerca. Nelle persone anziane un’accurata regolazione degli occhiali è molto importante: le persone che indossano occhiali con lenti progressive in casa dovrebbero sostituirli con occhiali a lenti monofocali durante le attività fuori casa. Anche importanti cambiamenti dei farmaci prescritti possono aumentare il rischio di cadute.

Non è ancora del tutto chiaro il ruolo della dieta e di interventi di supporto psicologico. Assumere integratori di vitamina D non riduce il tasso di cadute se si considerano nell’insieme i partecipanti degli studi valutati; il tasso di cadute sembra diminuire considerando invece le persone con una carenza di vitamina D. Interventi cognitivi-comportamentali o interventi che aumentino solo il livello di conoscenza e di educazione su come si prevengono le cadute non si sono mostrati efficaci.

Tre studi clinici hanno mostrato che alcuni interventi potrebbero far risparmiare più denaro di quello che potrebbero costare. Alcuni esempi sono gli esercizi condotti in casa da persone con più di 80 anni, la valutazione della sicurezza della casa accompagnata da modifiche nel caso di cadute precedenti e un programma multifattoriale che consideri otto fattori di rischio specifici.

“Diversi interventi possono aiutare a prevenire le cadute negli anziani” concludono gli autori “ma non ci sono prove che questi interventi possano essere utili anche per persone affette da demenza, escluse dalla maggior parte degli studi che abbiamo considerato. Per il futuro è importante che la ricerca si concentri sull’aumentare la conoscenza e l’adesione a programmi efficaci da parte sia dei medici sia delle persone anziane”.

 

Inserito da Anna Roberto il Mer, 12/09/2012 - 14:00