Tumore del seno in stadio avanzato: il bevacizumab rallenta la progressione ma non migliora la sopravvivenza

Wagner AD, Thomssen C, Haerting J, Unverzagt S. Vascular-endothelial-growth-factor (VEGF) targeting therapies for endocrine refractory or resistant metastatic breast cancer. Cochrane Database of Systematic Reviews 2012, Issue 7. Art. No.: CD008941. DOI: 10.1002/14651858.CD008941.pub2. URL Upon publication: http://doi.wiley.com/10.1002/14651858.CD008941.pub2

Secondo una revisione Cochrane il bevacizumab (Avastin®), farmaco antitumorale, offre solo un modesto beneficio nel ritardare la progressione della malattia in pazienti con tumore del seno in fase avanzata e non sembra aumentare la sopravvivenza - aggiunto alla chemioterapia standard usata per questa malattia.

Il tumore del seno è la causa di morte per cancro più diffusa tra le donne. Se in stadio avanzato, risulta molto più difficile da trattare, soprattutto se si diffonde ad altre parti del corpo attraverso la formazione di metastasi. Un approccio farmacologico promettente sembra essere quello di utilizzare farmaci che bloccano un fattore di crescita del tessuto che riveste la superficie interna dei vasi sanguigni detto VEGF(Vascular endothelial growth factor), molecola chiave nella crescita dei vasi sanguigni nel tumore. Il primo farmaco appartenente a questa categoria e utilizzato nel tumore del seno metastatico è appunto il bevacizumab.

L’efficacia del bevacizumab, in combinazione con altri farmaci chemioterapici, è stata valutata in questa revisione che ha considerato sette studi clinici, per un totale di oltre 4.000 donne, molte delle quali con un tumore del seno metastatico. Dalla revisione risulta che l’aggiunta del bevacizumab a un regime chemioterapico standard ritarda la progressione del tumore e il decesso da uno a sei mesi, a seconda del tipo di chemioterapia prescritta. Tuttavia, aggiungere il bevacizumab a trattamenti di prima o di seconda linea non aumenta la sopravvivenza totale o la qualità di vita.

“Nella migliore delle ipotesi, aggiungere bevacizumab a una chemioterapia standard offre un modesto beneficio alle donne con tumore del seno metastatico,” sottolinea Anna Dorothea Wagner, autrice della revisione e ricercatrice presso la Fondazione del Centro Pluridisciplinare di Oncologia dell’ Ospedale Universitario di Losanna in Svizzera. “Il reale vantaggio che le pazienti possono trarre da questo trattamento è ancora discutibile: rallenta sì la progressione della malattia ma non è stato dimostrato un impatto sulla sopravvivenza totale o sulla qualità di vita delle pazienti”.

Secondo gli autori della revisione per studiare al meglio l’effetto dei nuovi farmaci per il tumore del seno in stadio avanzato si dovrebbero seguire le pazienti per tutta la vita, fino alla morte, non solo per un periodo ristretto di tempo, per capire se davvero c’è un miglioramento della sopravvivenza. Wagner continua: "Il rallentamento della progressione della malattia non sembra comportare un aumento della sopravvivenza totale, quindi non è sufficiente dimostrare che la malattia rallenta per stabilire che un farmaco è efficace nel trattamento del tumore al seno nelle fasi avanzante.”

Dal 2011 negli Stati Uniti il bevacizumab non è più indicato per il trattamento del tumore del seno. L’Agenzia americana per il controllo dei farmaci e degli alimenti, la Food and Drug Administration, ha infatti ritenuto che gli effetti collaterali gravi connessi all’uso del farmaco – come emorragie, disturbi cardiaci, infarto – non superassero i benefici del farmaco per questo tipo di tumore, considerando la mancanza di prove di un reale vantaggio in termini di sopravvivenza totale. In Europa invece il bevacizumab è stato approvato per il trattamento del tumore del seno metastatico in prima linea in combinazione con il paclitaxel, altro farmaco antitumorale, e in combinazione con capecitabina, solo nei pazienti che non possono essere trattati con antracicline e taxani.

Ultimo aggiornamento 12/7/2012

Inserito da Anna Roberto il Gio, 12/07/2012 - 11:52