I farmaci usati per trattare l'HIV sono efficaci anche per prevenire l’infezione nei soggetti a rischio

Okwundu CI, Uthman OA, Okoromah CAN. Antiretroviral pre-exposure prophylaxis (PrEP) for preventing HIV in high-risk individuals. Cochrane Database of Systematic Reviews 2012, Issue 7. Art. No.: CD007189. DOI:10.1002/14651858.CD007189.pub3. URL Upon publication: http://doi.wiley.com/10.1002/14651858.CD007189.pub3

Secondo i ricercatori della Cochrane Collaboration, i farmaci antiretrovirali utilizzati per trattare i pazienti con HIV – virus dell’immunodeficienza umana – sarebbero efficaci anche nel prevenire l’infezione nelle persone ad alto rischio.

La terapia antiretrovirale (TAR) costituisce lo standard terapeutico per trattare l’HIV. L’uso preventivo dei farmaci antiretrovirali nelle persone ad alto rischio di contrarre l’infezione - come per esempio chi ha una relazione con partner che hanno contratto l’infezione, oppure uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini - è detto profilassi di pre-esposizione (PrEP) ed è tuttora molto controverso. In primo luogo perché assumendo questi farmaci come prevenzione le persone che non hanno l’infezione potrebbero sviluppare una resistenza ai farmaci stessi, rendendo meno efficace un’eventuale terapia successiva. In secondo luogo per gli effetti collaterali gravi che queste persone potrebbero avere, quali tossicità renale e perdita di densità ossea. Inoltre è diffusa l’idea che, offrendo una protezione nei confronti dell’infezione, questa profilassi possa incoraggiare comportamenti sessuali a rischio, non protetti, aumentando il rischio di infezione da HIV.

Considerando questi rischi, è molto importante quindi stabilire se la PrEP funziona davvero e che livello di protezione offre.

Secondo le recente revisione Cochrane, aggiornamento di una revisione sistematica pubblicata per la prima volta nel 2009, le persone non infette da HIV ma ad alto rischio di infezione hanno un minor rischio di contrarre il virus se assumono regolarmente i farmaci normalmente prescritti alle persone con HIV.

Gli autori della revisione hanno analizzato i dati di sei studi clinici che valutano l’effetto protettivo di dosi giornaliere di un farmaco antiretrovirale usato per via orale (tenofovir disoproxil fumarato) con o senza l’aggiunta di emtricitabina. Questi tipi di terapia sono stati confrontati con placebo o con regimi terapeutici diversi degli stessi farmaci (uso intermittente). In totale gli studi clinici hanno coinvolto circa 9.900 persone, compresi uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini, partner di persone infette da HIV, prostitute, e persone che hanno numerosi partner sessuali. Quattro studi clinici hanno dimostrato che la combinazione tenofovir e emtricitabina riduce il rischio di infezione da HIV di circa la metà, passando da 37 persone su 1.000 che contraggono l’infezione tra i pazienti che non ricevono il trattamento in studio, a 19 su 1.000 che contraggono l’infezione ricevendo il trattamento. Gli altri due studi clinici hanno dimostrato che tenofovir da solo riduce il rischio di infezione da HIV di quasi due terzi, passando da 26 persone che contraggono l’infezione su 1.000 che non assumono il farmaco, a 10 persone su 1.000 trattate.

Il ricercatore Charles Okwundu del Centro di Evidence Based Health Care, presso l’Università di Stellenbosch in Tygerberg, Sud Africa, afferma “i nostri risultati suggeriscono che i farmaci antiretrovirali possono ridurre il rischio di infezione da HIV nei gruppi ad alto rischio. Tuttavia, nell’affrontare il tema della prevenzione dell’HIV è importante capire come la profilassi di pre-esposizione possa essere meglio integrata ai programmi esistenti, in quanto nessuna strategia presa singolarmente risulta efficace al 100 per cento”.

Gli studi clinici analizzati da questa revisione non mostrano un maggior numero di eventi avversi o un aumento dei comportamenti a rischio tra le persone che assumono farmaci antiretrovirali come profilassi di pre-esposizione rispetto al gruppo di controllo. I ricercatori sottolineano però che sono necessarie ulteriori ricerche per stabilire se la PrEP, considerata ancora come un nuovo approccio, sia sicura, quali siano gli effetti a lungo termine, e se il rapporto costo-efficacia sia vantaggioso nel tempo. “Ci sono ancora molte domande che hanno bisogno di una risposta” conclude Okwundu “per esempio come garantire che le persone assumano in maniera corretta la terapia antiretrovirale, e quali siano gli effetti e i vantaggi in termini economici di tale trattamento a lungo termine.”

Ultimo aggiornamento 12/7/2012

Inserito da Anna Roberto il Gio, 12/07/2012 - 11:40