La ricerca si impegna sulla diagnosi precoce del tumore ovarico

Il tumore ovarico è la settima neoplasia in ordine di frequenza tra le donne, raggiungendo quasi 250.000 nuovi casi ogni anno. La percentuale di sopravvivenza a 5 anni è rimasta invariata nel corso degli ultimi 30 anni, ed è pari al 30%. L’ostacolo maggiore è la diagnosi tardiva di questa malattia, che nei pochi casi in cui viene diagnosticata precocemente mostra una sopravvivenza a 5 anni di oltre il 90% (1).

Un recente editoriale (1) su The Lancet Oncology, prestigiosa rivista in campo oncologico, rilancia l’attenzione sul tumore ovarico.

Il tumore ovarico viene scoperto tardi perché manca uno strumento di screening efficace e accurato per diagnosticarlo. I sintomi associati a questo tumore sono infatti aspecifici. Esistono  due test diagnostici ampiamente studiati: la misurazione della concentrazione nel sangue di antigene specifico per questo tumore (CA-125) e l’ecografia trans vaginale, ma anche questi test risultano aspecifici.

Per migliorare la cura di questo tumore non solo in termini di sopravvivenza, ma anche di qualità di vita è stato condotto nel Regno Unito lo studio Pathfinder (2) che aveva intervistato donne, medici di famiglia e specialisti per riuscire ad identificare le lacune presenti sia nella conoscenza che nella necessità di cure e trattamenti in donne con cancro ovarico. Sembrano essere diversi i fattori che portano ad un ritardo nella diagnosi, e vanno da un non riconoscimento dei sintomi da parte delle stesse donne - quindi un ritardo nella prima consultazione con un medico – ad una diagnosi errata da parte del medico stesso.

Nella direzione di trovare un modo di diagnosticare precocemente il tumore, alcuni ricercatori dell’Università di Nottingham hanno messo a punto un algoritmo per stimare il rischio assoluto di insorgenza del tumore ovarico in donne con o senza sintomi. L’algoritmo è stato costruito considerando fattori di rischio, come età e storia familiare, e sintomi come ad esempio gonfiore addominale, perdita di appetito e di peso. Questo algoritmo, da uno studio pubblicato sul BMJ (3), sembra avere una buona discriminazione ma assolutamente non è in grado di sostituire gli esami diagnostici suggeriti dalle raccomandazioni di enti autorevoli come il NICE (National Institute for Health and Clinical Excellence) – la misurazione di CA-125 e l’ecografia transvaginale - per diagnosticare il tumore ovarico. Basandosi solo su questo algoritmo si potrebbero infatti creare falsi allarmismi e diagnosi errate.

Lo studio pilota canadese DOvE infine, pubblicato nel 2012 su Lancet Oncology (4), si rivolge alle donne con sintomi e indaga la valutazione tempestiva mediante l’esame del sangue con misurazione dell’antigene CA-125 ed ecografia trans vaginale. I risultati mostrano un aumento del numero di diagnosi precoci e della percentuale di rilevazione del tumore ovarico. Si tratta di risultati preliminari che riguardano donne con sintomi e, come concludono gli autori: “stendere questo approccio su larga scala è ancora prematuro”.

La sfida aperta è la messa a punto di un sistema di diagnosi che permetta di trovare il tumore ovarico agli stadi iniziali.

 

Anna Roberto
Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri

Referenze:
1- Ovarian Cancer: breaking the silence. Lancet Oncol, 2012; 13; 111.doi:10.1016/S1470-2045(12)70052-9.
2- The Target Ovarian Cancer Pathfinder Study. www.targetovarian.org.uk
3- Hippisley-Cox J, Coupland C. Identifying women with suspected ovarian cancer in primary care: derivation and validation of algorithm. BMJ 2012; 344:d8009.
4- Gilbert L, Basso O, Sampalis J, Karp I, Martins C, Feng J, Piedimonte S, Quintal L, Ramanakumar AV, Takefman J, Grigorie MS, Artho G, Krishnamurthy S, for the DOvE Study Group. Lancet Oncol. Jan 17, 2012; doi:10.1016/S1470-2045(11)70333-3. 

 

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Inserito da Anna Roberto il Ven, 17/02/2012 - 14:12