Animali e ricerca: un equilibrio difficile

La problematica relativa all’utilizzo di animali nella ricerca scientifica è tornata prepotentemente alla ribalta negli ultimi mesi sia a seguito della pubblicazione della nuova Direttiva Europea in merito (Novembre 2010, direttiva 63/2010/EU) che a causa di azioni intraprese nei confronti di un allevamento di cani destinati alla sperimentazione. Le critiche sollevate principalmente dalle varie associazioni animaliste sono rivolte al contenuto della nuova Direttiva Europea che contempla ancora l’utilizzo di animali per eseguire sperimentazioni definite, a loro dire, inutili poiché non corrispettive di quanto avviene nell’uomo e, ad ogni modo, sostituibili con metodiche “alternative”. Più recentemente, l’allevamento di cani, risultato perfettamente in regola con la legislazione vigente, è stato portato alla cronaca in quanto considerato colpevole di allevare animali destinati alla sperimentazione scientifica. Va tuttavia sottolineato che eliminare un allevamento di cani in Italia, non diminuirà l’utilizzo degli stessi nel nostro paese, ma comporterà semplicemente l’acquisto e l’importazione di animali di cui non si conoscono le condizioni di allevamento e che dovranno subire ulteriori disagi legati al trasporto.
In realtà lo spirito della nuova Direttiva Europea è quello di aumentare le garanzie di un corretto utilizzo degli animali nella sperimentazione in tutti i paesi membri, di promuovere l’individuazione e conseguente valutazione di metodiche realmente alternative che, un giorno, possano davvero sostituire i test in-vivo (Balls et al. ATLA- Alternative Laboratory Animal Science, 1995). Fino a quando gli organismi competenti non riterranno valide tali tecniche alternative, non sarà possibile eliminare completamente l’utilizzo degli animali. Va però ricordato che il numero di animali impiegati nella ricerca scientifica è in costante diminuzione; in Italia infatti nel triennio 2007/2009 il totale di soggetti utilizzati si è ridotto da 908mila a 830mila (-10%). Un’analisi più dettagliata evidenzia come questa cifra (830mila) sia composta al 92% da roditori (topi, ratti etc.), al 1% da conigli, al 2% da anfibi e pesci, al 4% da uccelli e il restante 1% diviso tra le altre specie (ovini, suini, caprini, cani, primati non umani). E’ da sottolineare, inoltre, come circa l’ 85-90%  di cani e primati non umani sia stato utilizzato per studi regolatori, cioè obbligatori secondo le normative vigenti per l’approvazione di un nuovo farmaco da parte degli organismi competenti (Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, Serie generale n. 53, 5/3/2011).
La nuova Direttiva Europea è fortemente focalizzata sulla necessità di rispettare, da parte del mondo della ricerca, il principio delle 3R definito ormai più di 50 anni fa da Russel & Burch (Russel & Burch, The principle of human experimental technique, 1959):

  • Reduction = riduzione al minimo indispensabile del numero di animali utilizzati tale da ottenere un risultato scientificamente valido
  • Refinement = continuo miglioramento dei metodi impiegati allo scopo di ridurre il numero di animali utilizzati e la loro sofferenza
  • Replacement = sostituzione dei metodi in-vivo con metodi alternativi ogni qual volta questo sia possibile.

Questo principio, che guida l’operato dei ricercatori in Europa e nel resto del mondo, è alla base anche del lavoro di agenzie sovranazionali (ECVAM in Europa, ICCVAM negli USA, etc) che si occupano di validare i metodi alternativi proposti e della dichiarazione di Basilea, un appello per maggiore fiducia, trasparenza e comunicazione nella ricerca sugli animali da laboratorio sottoscritto già da migliaia di ricercatori in tutta Europa ( www.basel-declaration.org ).
Il termine “alternativo” in questo contesto viene, però, spesso utilizzato in modo improprio, poiché indica qualche cosa che “si presenta alla scelta come opposto a qualche cosa di dato”, mentre la maggior parte delle metodologie che vengono attualmente così definite sono, purtroppo, solo complementari alla sperimentazione in-vivo. Ad oggi l’elenco delle “Metodologie alternative/complementari” validate dal 1998 è composto da circa 40 test (Interagency Coordinating Committee on the Validation of Alternative Methods ICCVAM, 2011), la maggior parte dei quali utile a rilevare potenziali effetti irritanti/corrosivi di farmaci o cosmetici sulla cute o sui tessuti dell’occhio.

Box1. Dal vivo al vitro: l’esempio del LAL Test.
Tra le Metodologie alternative/complementari ve ne sono anche alcune che consentono di ridurre del 20-40% l’uso di animali vertebrati vivi, ma non di evitarlo completamente. Tra i pochi casi di completa sostituzione dell’uso di animali vertebrati vivi con modelli “in vitro”, va citato il LAL test; per garantire la sterilità e la apirogenicità dei prodotti medicinali per uso umano in accordo alle linee guida internazionali (EP 6.0., 2.6.14, EMEA/CHMP/410869/2006 e USPC Chapter 85), uno dei parametri che deve essere monitorato è la concentrazione di endotossine.
A tale scopo oggi si utilizza il LAL test (Lymulus Amebocyte Lysate) in sostituzione del test dei pirogeni nel coniglio: si utilizza il lisato di cellule del sangue del Limulus polyphemus, ovvero il granchio reale, per determinare e quantificare la presenza di endotossine prodotte da batteri gram-negativi.
In natura la presenza di endotossine batteriche attiva una reazione enzimatica a catena che determina una coagulazione locale del sangue. Questo test è ovviamente molto più rapido e semplice del metodo in-vivo utilizzato in precedenza ed economicamente molto più vantaggioso; infatti tutti possono verificare, consultando i listini prezzi delle varie aziende produttrici, come sia almeno 10 volte meno costoso del test nel coniglio.
La sperimentazione in-vivo, infatti, al contrario di quanto spesso viene detto, è estremamente più costosa di qualsiasi altra tecnica in-vitro, in-silico etc.


Da quanto detto, risulta  evidente come, sia dal punto di vista etico che da quello economico, ogni sforzo debba essere fatto per ridurre il più possibile il numero di animali utilizzati nella ricerca senza però rinunciare a dare le massime garanzie a tutti quei pazienti che, costretti ad assumere medicinali per affrontare una patologia, hanno il diritto di avere accesso a cure sicure che non rischino di peggiorare la loro già difficile situazione. Un equilibrio difficile appunto, da raggiungere attraverso la conoscenza dei dati disponibili e della corretta potenzialità e risultati delle metodiche attualmente disponibili.

Lucia Buccarello, Giuliano Grignaschi, Gerardo Marsella
Animal Care Unit
Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri

Ultimo aggiornamento 3/2/2012

Inserito da Anna Roberto il Ven, 03/02/2012 - 11:27