Na tazzulella 'e cafè e rischio di tumore

Il caffè contiene centinaia di sostanze chimiche che variano a seconda:

  • della specie della pianta (arabica o robusta)
  • del luogo di crescita
  • della lavorazione delle bacche
  • della tostatura dei semi (torrefazione)
  • del tipo di preparazione (espresso, moka, caffè americano, caffè turco).

Con la torrefazione molte sostanze chimiche si trasformano, alcune scompaiono, altre si formano. Bisogna ricordare, inoltre, che più è veloce il passaggio del getto di acqua attraverso la polvere, minore è l’estrazione delle sostanze contenute nella polvere, in particolare la caffeina, che è pertanto contenuta in quantità minori nel caffè espresso, seguito dal moca, dall’americano e dal caffè turco. Inoltre il filtro attraverso il quale passa il caffè può trattenere alcuni composti chimici. Pertanto è facile immaginare quanto possa essere varia la composizione dei vari tipi di caffè bevuti nel mondo. Tuttavia, tutti i tipi di caffè hanno delle caratteristiche chimiche di base comuni. Erroneamente talvolta si identifica il caffè con la caffeina, ma questa non rappresenta che l’1-2% della polvere di caffè.

Principali costituenti chimici (in grammi) del caffè tostato per 100 g
caffeina1-2acqua41
minerali24proteine104
grassi154carboidrati285
Fonte Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, INRAN

 

Le altre principali classi di composti contenuti nel caffè sono i minerali (potassio, calcio, magnesio, fosfati, solfati, ecc.), i lipidi e le cere (nella parte corticale del chicco, in genere trattenuti dal filtro durante la preparazione della bevanda), gli amminoacidi, i carboidrati (solubili e insolubili), i precursori delle vitamine (trigonellina), gli antiossidanti (tannini e melanoidine), gli acidi grassi terpenici (cafestolo e kahweolo). In particolare i composti antiossidanti nel caffè sono talmente tanti che il caffè diventa la maggior fonte di antiossidanti della dieta in una persona che ne beve 3-4 tazze al giorno.

Bisogna, infine, ricordare che, nonostante la presenza di tutte queste sostanze, le 3-4 tazze di caffè al giorno non apportano calorie (per 100 g l’energia è 287 kcal).

C’E’ ASSOCIAZIONE TRA CAFFE’ E TUMORI?

La quasi totalità degli studi che hanno analizzato la relazione tra consumo di caffè e rischio di tumore, senza distinguere la sede del tumore, hanno trovato un’assenza di rischio. Anche la mortalità per tumore in totale non è diversa tra i bevitori e i non bevitori di caffè.

Nelle persone sane un consumo moderato di caffè, cioè 3-4 tazze al giorno, non presenta rischi per i tumori, anzi può avere un qualche effetto protettivo sul rischio di tumore del cavo orale/faringe, fegato (inclusa la cirrosi), endometrio e forse del colon. I meccanismi biologici attraverso i quali il caffè produce questi effetti benefici non sono noti, si pensa che i responsabili degli effetti anticancerogeni possano essere, almeno in parte, i vari composti antiossidanti contenuti nel caffè.

Non bisogna però pensare che bere caffè sia un modo per prevenire i tumori.

L’unico tumore per il quale potrebbe esserci un leggero aumento di rischio bevendo il caffè è il tumore della vescica, anche se i risultati non sono ancora chiarissimi e si tratta comunque di effetti moderati.

Alessandra Tavani
Laboratorio Epidemiologia delle Malattie Croniche
Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”

 

Per approfondire: LA RELAZIONE TRA CAFFE’ E RISCHIO DI TUMORE
I tumori, a seconda della sede, sono malattie diverse e pertanto è necessario considerare l’effetto del caffè separatamente sui vari tumori.
… PREMESSA PER CAPIRE MEGLIO I DATI SUL RISCHIO DI TUMORE
L’epidemiologia non si occupa solo di stabilire se una esposizione è un fattore di rischio per una malattia, ma anche di quantificarne la relazione. Per quantificarla si utilizza un rapporto, chiamato rischio relativo (RR):
-  RR uguale a 1 indica che l’esposizione al fattore di rischio non è associata alla malattia
-  RR maggiore di 1 indica che l’esposizione al fattore di rischio aumenta il rischio di avere quella malattia e più il rischio relativo è grande, tanto più l’associazione è forte e quindi quell’esposizione al fattore di rischio aumenta il rischio di quella malattia
-  RR minore di 1 indica che l’esposizione al fattore di rischio è protettiva nei confronti della malattia e quindi ne diminuisce il rischio.
Poiché per i vari tumori gli studi sono molti e talvolta con risultati contrastanti per stimare in modo quantitativo la relazione tra caffè e rischio di tumore si usano delle tecniche statistiche chiamate pooled-analisi e meta-analisi.
Cavo orale/faringe
La relazione tra consumo di caffè e rischio di tumore del cavo orale/faringe è stata considerata in una recente pooled-analisi di 9 studi caso-controllo che ha stimato un RR cumulativo di 0.61 per un consumo di più di 4 tazze al giorno rispetto ai non consumatori (1). Questo dato è stato confermato anche in una meta-analisi che ha calcolato RR complessivo di 0.64 per il consumo più alto di caffè rispetto al più basso (2).
Pertanto il caffè è risultato protettivo su questo tumore.
Colon-retto
Sulla relazione tra caffè e rischio di tumore del colon-retto i dati non sono conclusivi a causa della discrepanza tra i risultati degli studi di coorte, che non trovano associazione, e gli studi caso-controllo, che trovano una relazione inversa:
-  una pooled-analisi di 13 studi di coorte ha calcolato un RR di 1.07 per chi consuma 6-8 tazze al giorno di caffè rispetto ai non bevitori (3)
-  una meta-analisi di 12 studi di coorte ha ottenuto un RR complessivo di 0,91 per il tumore del colon-retto nei forti consumatori di caffè rispetto ai consumatori di poco caffè (4)
-  una meta-analisi degli studi caso-controllo ha calcolato un RR di 0.86 per il tumore del colon-retto tra i bevitori di caffè rispetto ai non bevitori (5). La relazione inversa osservata negli studi caso-controllo potrebbe essere spiegata oltre che dalla presenza nel caffè di antiossidanti, anche dal fatto che nel colon il caffè riduce la secrezione di colesterolo e acidi biliari, stimola la secrezione di steroli neutri e aumenta la motilità.
Pertanto, nonostante non si possa affermare che il caffè è protettivo sul rischio di tumore del colon-retto, si può sicuramente concludere che non aumenta il rischio di tali tumori.
Fegato
Per il tumore del fegato i risultati di 4 studi di coorte e 6 studi caso-controllo sono stati considerati in due meta-analisi che hanno stimato un RR complessivo di 0,59 per i bevitori di caffè rispetto ai non bevitori, (6,7). Avvalora l’ipotesi della causalità dell’associazione inversa, il fatto che il consumo di caffè è inversamente associato anche al rischio di cirrosi epatica, un importante fattore di rischio del tumore del fegato e ha un riscontro negli studi che hanno mostrato una relazione inversa tra consumo di caffè ed elevati livelli di transaminasi (enzimi epatici biomarcatori di danno e infiammazione delle cellule epatiche). Per spiegare l’associazione inversa tra consumo di caffè e rischio di tumore epatico, oltre alle proprietà antiossidanti del caffè, si deve ricordare che il kahweolo e cafestolo hanno effetti protettivi sulla genotossicità indotta dalla aflatossina B1, una sostanza ad azione tossica, mutagena e cancerogena per il fegato.
Pertanto, il caffè è protettivo sul rischio di tumore del fegato
Pancreas

La relazione tra consumo di caffè e rischio di tumore del pancreas è stata molto studiata dopo che nel 1981 era stato pubblicato uno studio che aveva suggerito una forte associazione positiva. Una meta-analisi dei 54 studi pubblicati fino alla metà del 2011 non ha trovato alcuna associazione (9), smentendo i dati di quel primo studio e mostrando in modo rassicurante che il caffè non è cancerogeno per il tumore del pancreas.
Il caffè non è cancerogeno per il tumore del pancreas.
Endometrio
Una meta-analisi di 2 studi prospettici e 7 studi caso-controllo sulla relazione tra consumo di caffè e rischio di tumore dell’endometrio ha calcolato un RR di 0,64 per le forti consumatrici di caffè rispetto alle non consumatrici. Elevati livelli di estrogeni e diabete sono fattori di rischio riconosciuti per il tumore dell’endometrio e il caffè ha effetti favorevoli sul metabolismo degli estrogeni, sui livelli di insulina e sui fattori di crescita a essa legati (l’incidenza di diabete è ridotta nei consumatori di caffè).
Pertanto si può concludere che il consumo di caffè protegge dal rischio di tumore dell’endometrio.
Vescica
La relazione tra consumo di caffè e rischio di tumore della vescica è stata molto studiata da quando la Monografia dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha concluso che il caffè poteva essere cancerogeno per la vescica. I risultati dei numerosissimi studi epidemiologici pubblicati prima e dopo la monografia sono contraddittori e ancora oggi non si può dare una risposta chiara e conclusiva. Nel complesso i risultati a oggi disponibili indicano che il caffè potrebbe aumentare moderatamente il rischio di tumore alla vescica, mentre si possono escludere aumenti importanti. Tuttavia, non siamo ancora in grado di stabilire se la moderata relazione diretta sia causale, cioè legata veramente al caffè, o non sia piuttosto dovuta a qualche altra esposizione non identificata (fattore confondente) associata al caffè. Infatti solo pochi studi trovano una relazione dose-risposta (cioè osservano che all’aumentare del consumo di caffè aumenta il rischio di tumore della vescica) e sono insufficienti gli studi che considerano le relazioni temporali (cioè che studiano se all’aumentare della durata dell’abitudine aumenta il rischio di tumore). E’ stato ipotizzato che parte dell’associazione fosse dovuta a un residuo confondimento del fumo, fattore di rischio del tumore della vescica e variabile correlata al consumo di caffè. Tuttavia, alcuni studi hanno trovato rischi aumentati solo nei non fumatori, suggerendo che questa ipotesi è improbabile.
Pertanto, si possono escludere forti aumenti di rischio di tumore della vescica nei bevitori di caffè, rimangono dubbi sul fatto che le moderate associazioni che si osservano siano realmente causali, ma non si può escludere un piccolo aumento di rischio.
Altri tumori
Per i tumori cosiddetti “big killer”, cioè il tumore del polmone, della mammella e della prostata (oltre a quello del colon-retto) gli studi sono numerosi e concordi nel mostrare un’assenza di relazione.
Per tutte le altre neoplasie di: esofago, stomaco, colecisti, dotti biliari, laringe, sarcomi, melanomi, ovaio, cervice, vulva, rene, bacinetto renale, uretere, tiroide, leucemie e neoplasie del tessuto linfoide gli studi epidemiologici sono rassicuranti, anche se per alcune neoplasie i dati sono scarsi.
Caffè decaffeinato
Le informazioni sulla relazione tra consumo di caffè decaffeinato e rischio di tumore sono scarse, ma rassicuranti. Ci sono pochi studi e questi includono pochi bevitori che hanno bassi consumi (raramente più di 2 tazze al giorno). Tuttavia tutti gli studi mostrano assenza di relazione.


Per saperne di più: PROPRIETA’ FARMACOLOGICHE DI CAFFE’ E CAFFEINA
La caffeina contenuta nel caffè è un’antagonista competitivo sul recettore dell’adenosina, di cui blocca l’effetto sedativo. Dopo 3-4 assunzioni di 1-2 tazze di caffè al giorno si induce tolleranza all’effetto stimolante della caffeina e con essa una leggera dipendenza; alla sospensione dell’assunzione si osserva un po’ di sedazione, sonnolenza, senso di affaticamento, un po’ di mal di testa, irritabilità, tutti sintomi lievi e che si eliminano con la somministrazione di circa 25 mg di caffeina (mezza tazza di caffè) oppure scompaiono in 3-4 giorni dopo la sospensione del caffè, per cui si può interrompere l’assunzione quando si vuole. Di conseguenza, la caffeina non è inserita nella lista delle sostanze stimolanti che producono dipendenza.
La caffeina ingerita per bocca entra in circolo in 30 minuti ed è assorbita al 99% nel giro di un’ora, non si lega alle proteine plasmatiche e ha il suo picco massimo dopo 2 ore. I neonati, i bambini, le donne incinte, quelle che assumono contraccettivi orali e i soggetti con cirrosi hanno un metabolismo più lento della caffeina e quindi subiscono effetti più forti e duraturi. In particolare l’eliminazione della caffeina durante l’ultimo trimestre di gravidanza richiede un tempo 15 volte più lungo.
I bambini, le donne incinte e che allattano e i soggetti con cirrosi epatica dovrebbero ridurre, o meglio, eliminare il consumo di caffè. I pazienti con aritmie e quelli con ipertensione dovrebbero ridurre il consumo o sostituirlo in parte con il caffè decaffeinato.
Vi è poi una suscettibilità individuale alla caffeina: vi sono persone che metabolizzano la caffeina molto velocemente e altre più lentamente. Tutti sanno che vi sono soggetti che se bevono caffè dopo una certa ora del pomeriggio non dormono alla notte e altri che possono bere caffè a tutte le ore. I lenti metabolizzatori sono più suscettibili agli effetti della caffeina e, se vogliono evitare gli effetti di quest’ultima, possono sostituire il caffè con quello decaffeinato.
La caffeina nelle dosi contenute in 3-4 tazze di caffè al giorno non interagisce con altre sostanze o con farmaci in modo clinicamente rilevante, eccetto che con l’efedra e i suoi derivati (efedrina e pseudo efedrina, sostanze contenute in numerosi preparati dimagranti, integratori alimentari e nei decongestionanti nasali). L’interazione tra la caffeina e l’efedra può provocare tachicardia, ipertensione, aritmia cardiaca ed emorragie intracraniche; tuttavia, prima di eliminare la caffeina, conviene eliminare l’efedrina.

 

Bibliografia
1. Galeone C, Tavani A, Pelucchi C, et al. Coffee and tea intake and risk of head and neck cancer: pooled analysis in the international head and neck cancer epidemiology consortium. Cancer Epidemiol Biomarkers Prev. 2010;19:1723-36.
2. Turati F, Galeone C, La Vecchia C, Tavani A. Coffee and Cancers of the Upper Digestive and Respiratory Tracts: Meta-analyses of observational studies. Annals Oncol, in press
3. Zhang X, Albanes D, Beeson WL, et al. Risk of colon cancer and coffee, tea, and sugar-sweetened soft drink intake: pooled analysis of prospective cohort studies. J Natl Cancer Inst 2010;102:771-83.
4. Je Y, Liu W, Giovannucci E. Coffee consumption and risk of colorectal cancer: a systematic review and meta-analysis of prospective cohort studies. Int J Cancer 2009;124:1662-8
5. Galeone C, Turati F, La Vecchia C, Tavani A. Coffee consumption and risk of colorectal cancer: a meta-analysis of case-control studies. Cancer Causes Control 2010, in press
6. Bravi F, Bosetti C, Tavani A, Bagnardi V, Gallus S, Negri E, Franceschi S, La Vecchia C. Coffee drinking and hepatocellular carcinoma risk: a meta-analysis. Hepatology 2007;46:430-5.
7. Larsson SC, Wolk A. Coffee consumption and risk of liver cancer: a meta-analysis. Gastroenterology 2007;132:1740-5.
8. Bravi F, Scotti L, Bosetti C, Gallus S, Negri E, La Vecchia C, Tavani A. Coffee drinking and endometrial cancer risk: a metaanalysis of observational studies. Am J Obstet Gynecol. 2009;200:130-5.
9. Turati F, Galeone C, Edefonti V, Ferraroni M, Lagiou P, La Vecchia C, Tavani A. A meta-analysis of coffee consumption and pancreatic cancer. Ann Oncol 2011 (advance access published July 11, 2011).

Ultimo aggiornamento 22/12/2011

Inserito da Anna Roberto il Gio, 22/12/2011 - 11:33