Cellulari e tumori: ma c’è relazione?

Esiste davvero un nesso causale tra l’uso del telefono cellulare e il rischio di insorgenza di tumori cerebrali? La ricerca scientifica da tempo sta cercando di dare delle risposte certe, tuttavia i risultati degli studi non possono dirsi ancora definitivi. Il dibattito assolutamente vivace spacca in due l’opinione pubblica.

I punti salienti

  • L’uso del cellulare è diventato sempre più frequente.
  • Ci sono studi pubblicati che cercano di dare delle risposte.
  • Le radiazioni elettromagnetiche (vedi Box 1) prodotte dai cellulari sono classificate dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul cancro (IARC) come “possibile cancerogeno” per l'uomo.
  • L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) applica il principio di precauzione.
  • E…. le reti WiFi vanno allora promosse nelle scuole italiane?

L’avvento dei cellulari

Attualmente la grande diffusione sul mercato di telefoni cellulari (vedi Box 2) e delle moderne telecomunicazioni, “costringe” ognuno di noi ad averne a portata di mano almeno uno (in alcuni casi anche più di uno). Alla fine del 2009 nel mondo vi erano circa 4,6 miliardi di sottoscrizioni a diverse compagnie telefoniche (1). Dato questo gran numero di utenti, i ricercatori, e non solo, ritengono estremamente importante indagare, comprendere e monitorare l’eventuale impatto negativo dell’uso del cellulare sulla salute pubblica.

Gli studi

Sono diversi gli studi che esaminando i potenziali rischi a lungo termine a seguito di una esposizione prolungata a radiazioni elettromagnetiche, cercano di stabilire una probabile associazione tra tumori al cervello e l’uso del telefono cellulare. Si tratta di due grandi studi: uno studio caso-controllo chiamato Interphone ed uno studio di coorte svolto in Danimarca.

Lo studio Interphone (2) è stato condotto, tra il 2000 e il 2004, in 13 paesi del mondo compresa l’Italia, ha reclutato soggetti ai quali era stato diagnosticato un tumore cerebrale considerandoli come casi e preso i controlli tra i soggetti sani. I dati pubblicati di questo studio descrivono le analisi del rischio di tumori cerebrali in relazione all’uso del telefono cellulare e non si evidenzia un incremento del rischio di gliomi o meningiomi cerebrali. Restano dubbi su livelli più alti di esposizione (dalle 5 alle 12 ore al giorno) che sembrerebbero aumentare il rischio di gliomi e di neurinomi cerebrali. In realtà i dati Interphone non possono essere considerati come certi in quanto lo studio presenta diversi bias, tra i quali quello di selezione (difficile trovare controlli che non usano il cellulare) e quello di ricordo (3). Inoltre, il tempo di latenza considerato nello studio è inferiore al tempo minimo di sviluppo dei tumori presi in considerazione. Questi fattori costituiscono dei limiti metodologici dello studio (4), il cui finanziamento da parte di industrie che producono cellulari è stato anch'esso oggetto di discussione (5).

Il secondo grande studio è stato condotto in Danimarca e pubblicato di recente sul British Medical Journal (6). Lo studio ha preso in considerazione tutti i soggetti (circa 400.000) che sottoscrivevano un abbonamento in Danimarca negli anni tra il 1982 e il 1995. Questi soggetti sono stati seguiti per un periodo di diciotto anni (1990-2007) e nel 1996, 2002 e 2007 le frequenze di tumori esistenti nei soggetti presi in esame sono state confrontate con il resto della popolazione. Questo studio, come Interphone, non evidenzia un incremento del rischio di tumori cerebrali. Per una valutazione oggettiva dello studio vanno sempre ricordati anche i limiti, va quindi considerato che l’utilizzo massiccio e prolungato dei cellulari si è diffuso nell’ultimo decennio e che i tumori cerebrali - essendo delle forme rare - hanno bisogno di più tempo per svilupparsi. Questa coorte andrebbe quindi seguita più a lungo (3).

La risposta delle istituzioni

L’Agenzia IARC ha discusso a lungo sulla possibilità che le esposizioni a campi elettromagnetici possa indurre effetti a lungo termine sulla salute, in particolare con un aumento del rischio di tumore. Inoltre ha considerato che il numero di utenti è in rapida crescita, soprattutto tra i più giovani e i bambini, in questa direzione si pone l’indicazione della IARC (7), del 31 maggio 2011, che classifica i campi elettromagnetici a radiofrequenza come possibili cancerogeni di gruppo 2B (vedi Box 3) per l'uomo.

A sua volta l’OMS consiglia di applicare il principio di precauzione. Questo principio comporta una serie di azioni provvisorie ma precauzionali, in attesa di dati certi e scientificamente comprovati. Ancora l’OMS in risposta alle preoccupazioni dell’opinione pubblica e dei governi condurrà una valutazione formale dei rischi per la salute da esposizione a campi di radiofrequenza entro il 2012.

E….. le reti Wi-Fi vanno allora promosse nelle scuole italiane?

Il 9 maggio 2011 è partito ufficialmente il progetto “Scuole in WiFi”, una iniziativa per consentire ad un numero crescente di istituzioni scolastiche di realizzare reti di connettività senza fili, ma solo dopo 18 giorni una Risoluzione del Consiglio Europeo invitava i Paesi membri a limitare l’esposizione ai campi elettromagnetici in particolare per i bambini e i giovani maggiormente suscettibili. Inoltre, la Risoluzione del Consiglio Europeo suggerisce di sviluppare campagne di informazione nelle scuole e raccomanda l’uso di reti internet cablate. I genitori rispondono rinunciando alle connessioni domestiche senza fili con la speranza che nelle scuole si faccia lo stesso (8).

La ricerca però deve dare risposte certe e concrete e per fare ciò dovrebbe mettere a punto studi metodologicamente adeguati e che siano in grado di seguire i soggetti per diversi decenni.

Per il momento cerchiamo di mettere in pratica semplici regole che aiutano ad essere esposti meno alle radiazioni, come ad esempio utilizzare l’auricolare o il viva-voce e di evitare e/o limitare, dove possibile, le connessioni internet senza fili.

 

Box 1. Radiazioni elettromagnetiche
Le radiazioni elettromagnetiche si dividono in radiazioni ionizzanti e radiazioni non ionizzanti in base alla loro frequenza. Delle prime fanno parte i raggi X e le radiazioni gamma sicuramente cancerogene poiché a più alta frequenza, invece delle radiazioni non ionizzanti, a più bassa frequenza, oggi in continuo aumento, fanno parte apparecchiature mediche, radar, forno a microonde ed anche la telefonia mobile (cellulari e cordless).

Box 2. Telefoni cellulari
I telefoni cellulari sono trasmettitori a radiofrequenza a bassa potenza, operanti a frequenze tra 450 e 2700 MHz, con potenze di picco nella gamma da 0,1 a 2 watt. Il ricevitore trasmette potenza solo quando è acceso. La potenza (e quindi l'esposizione di un utente alle radiofrequenze) decresce rapidamente con l'aumentare della distanza dal ricevitore.

Box 3. Classificazione delle sostanze secondo la IARC
Gruppo 1: cancerogeno per l’uomo, 107 sostanze (ad es. tabacco)
Gruppo 2A: probabile cancerogeno per l’uomo, 59 sostanze (ad es. nitrati)
Gruppo 2B: possibile cancerogeno per l’uomo, 267 sostanze (ad es. sottaceti)
Gruppo 3: non classificabili per la cancerogenicità per l'uomo, 508 sostanze (ad es. caffeina)
Gruppo 4: probabilmente non cancerogeno per l’uomo, 1 sostanza (caprolattame)

Anna Roberto
Laboratorio di ricerca per il coinvolgimento dei cittadini in sanità
Istituto “Mario Negri”, Milano

Referenze:
1. WHO. Electromagnetic fields and public health: mobile phones. Fact sheet n. 193, june 2011.
2. INTERHONE Study Group. Brain tumour risk in relation to mobile telephone use: results of the INTERPHONE international case-control study. Int J Epidemiol 2010;39:675-94.
3. Ahlbom A, Feychting M. Mobile telephones and brain tumours. Editorial BMJ 2011;343:d6605 doi:10.1136/bmj.d6605.
4. Saracci R. “Possibilmente cancerogene” le onde elettromagnetiche prodotte dai telefoni senza filo. Editoriale Epidemiol Prev 2011; 35 (3-4), Periodo: maggio-agosto, pagine: 171-172.
5. Lagorio S, Vecchia P. Lo studio Interphone è indipendente? Epidemiol Prev 2011;35 (1 EPdiMezzo), Periodo: gennaio, pagine: 2-2.
6. Frei P, Poulsen AH, Johansen C, Olsen JH, Steding-Jessen M, Schuz J. Use of mobile phones and risk of brain tumours: update of Danish cohort study. BMJ 2011;343:d6387 doi:10.1136/bmj.d6387.
7. International Agency for Research on Cancer. Press release n. 208.
8. Redazione E&P. WiFi nelle scuole italiane. Il principio di precauzione va preso sul serio? Epidemiol Prev 2011; 35 (3-4), Periodo: maggio-agosto, pagine: 173-173.

Inserito da Anna Roberto il Ven, 11/11/2011 - 19:11