Autori fantasma e autori honoris causa: uno su cinque articoli su riviste mediche non dichiara chi sono i veri autori

FONTE
Joseph S Wislar, Annette Flanagin, Phil B Fontanarosa, Catherine D DeAngelis. Honorary and ghost authorship in high impact biomedical journals: a cross sectional survey. BMJ 2011; 343:d6128

E’ importante sapere chi scrive un articolo scientifico e quale contributo dà ogni autore alla sua stesura?

La trasparenza riguardo al contributo di ogni autore all’ideazione e stesura di un articolo è essenziale perché chi legge possa valutare chi è il responsabile di una pubblicazione, quali ruoli professionali riveste, quali interessi ha. Il tema è scottante perché accade invece che chi struttura e scrive un articolo scientifico a volte non venga nominato tra gli autori – agendo da autore fantasma o ghost writer – spesso al soldo dell’industria farmaceutica – e chi viene indicato come autore in realtà non abbia contribuito per nulla, o molto poco, all’ideazione e stesura dell’articolo, come una sorta di autore ad honorem. La questione è stata oggetto di discussione tra gli accademici, i ricercatori e tra i direttori responsabili delle riviste mediche internazionali, che negli anni Ottanta hanno stilato una serie di linee guida che riguardano anche ruoli e attività di chi può e deve essere dichiarato autore di un articolo. Le linee guida, aggiornate periodicamente, vengono applicate oggi da oltre 600 riviste mediche. Nonostante questo, i casi di scarsa trasparenza nella dichiarazione degli autori sono diversi, e non sporadici.

Da una recente indagine risulta che su cinque articoli pubblicati nel 2008 sulle sei riviste medico-scientifiche internazionali più prestigiose, uno citava un autore ad honorem o un autore fantasma, o entrambe. Circa l’8 per cento degli articoli pubblicati su questi giornali aveva un autore fantasma. Gli articoli di studi originali sono risultati i peggiori nella dichiarazione trasparente degli autori. Un quarto di questi riportava autori ad honorem e poco più del 10 per cento aveva autori fantasma, rispetto a percentuali inferiori delle revisioni (il 15 per cento con autori ad honorem e il 6 per cento con autori fantasma) e degli editoriali (poco più del 10 per cento con autori ad honorem e del 5 per cento con autori fantasma).

La situazione è comunque migliorata rispetto al 1996, quando da un’indagine analoga risultava che poco meno del 30 per cento degli articoli inclusi riportava in modo non corretto gli autori. In particolare è diminuita in modo significativo la frequenza di articoli con un autore fantasma (11,5 per cento nel 1996, 7,9 per cento nel 2008).

Come è stata condotta l’indagine?

L’indagine si è concentrata sulle sei riviste più autorevoli - con impact factor maggiore - nel 2008: Annals of internal medicine, JAMA, Lancet, Nature Medicine, New England Journal of Medicine, Plos Medicine, e su tre tipi di articoli: articoli di studi originali; revisioni sistematiche e meta-analisi; editoriali, commenti e articoli d’opinione. In tutto sono stati pubblicati 2.297 articoli di questo tipo per le sei riviste considerate. E’ stato selezionato in modo casuale un campione di questi articoli calcolato in base alla proporzione dei tre tipi di articoli pubblicati su ciascuna rivista e alla proporzione del numero totale di articoli pubblicati da tutte e sei le riviste. Il campione finale era di 896 articoli.

Sono stati contattati via e-mail gli autori indicati come referenti per corrispondenza, invitandoli a compilare un questionario online dietro garanzia della confidenzialità. Le 30 domande del questionario riguardavano i contributi e i ruoli di ciascun autore, l’assistenza nella scrittura e nella definizione della struttura dell’articolo, e altri contributi da autori non indicati nell’articolo o da altre persone. Hanno risposto 630 autori (70 per cento degli invitati). Tra i questionari compilati, 622 avevano dati utili per l’analisi sugli autori fantasma, mentre 545 erano utili per l’analisi sugli autori ad honorem.

“I limiti dell’indagine” commenta Catherine De Angelis, co-autrice dell’articolo “non permettono di generalizzare i risultati alle altre riviste, e possono aver condotto a una sottostima della situazione reale”.

Anche l’accademia, le istituzioni e gli enti di ricerca devono intervenire

“Le riviste medico scientifiche devono adottare misure ancora più rigorose e stringenti nella richiesta di informazioni da parte di chi sottomette gli articoli” commenta DeAngelis. “Le conseguenze della mancata trasparenza sui reali contributi degli autori agli articoli scientifici sono gravi. La produzione scientifica rischia di perdere credibilità agli occhi dell’opinione pubblica, gli interessi in gioco – accademici, di ricerca, commerciali – vengono nascosti, la scelta dei docenti o ricercatori da finanziare o coinvolgere in progetti, condotta in base al numero di pubblicazioni e non al reale contributo che la persona ha dato, viene fuorviata. Infine, in caso di scorrettezza nella conduzione di uno studio, gli autori ad honorem potrebbero essere considerati responsabili, anche se non hanno dato nessun contributo”. Lo sforzo deve essere comune, e riguarda anche le istituzioni, l’accademia, gli istituti di ricerca, che dovrebbero “valutare ogni articolo in cui un componente dell’ente appare come autore, e chiedere che tutti i contributi individuali all’articolo siano esplicitati. Le università e gli istituti di ricerca dovrebbero sviluppare linee guida per la segnalazione di casi di potenziale non appropriatezza nella dichiarazione degli autori, stabilire una politica e procedure chiare per la confidenzialità di queste segnalazioni, e meccanismi per controllarne in modo oggettivo la veridicità”.

 

Cinzia Colombo
Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri

 

Le definizioni

Autore ad honorem è stato definito chi
1) non corrispondesse a questi tre criteri:
   • aver ideato e disegnato il lavoro, o aver analizzato e interpretato i dati, o aver raccolto i dati o altro materiale;
   • aver scritto il manoscritto o parte del manoscritto, o aver rivisto il manoscritto apportando cambiamenti importanti nel contenuto;
   • aver approvato la versione finale del manoscritto.
2) non si sentisse a suo agio nello spiegare le conclusioni più importanti dell’articolo
3) avesse condotto solo una di queste 17 attività: supervisione del lavoro di ciascun co-autore; coinvolgimento di co-autori; coinvolgimento di persone nello studio; analisi e interpretazione dei dati; ricerca della letteratura; analisi e interpretazione della letteratura; revisione del manoscritto; comunicazioni con il direttore della rivista; firma della dichiarazione di cessione del copyright alla rivista; ideazione e disegno dello studio; raccolta dati e altro materiale; ottenimento fondi e materiale di supporto; conduzione analisi statistiche; scrittura del manoscritto o di parte di esso; approvazione della versione finale prima della sottomissione alla rivista; revisione del manoscritto o apporto di modifiche importanti nel contenuto; revisione della bozza del manoscritto impaginata dalla rivista.

Autore fantasma è chi
1) ha dato un contributo all’articolo corrispondente a quanto previsto per un autore, ma non viene nominato come autore
2) ha partecipato alla scrittura dell’articolo.

 

Per saperne di più
- Flanagin A, Carey L, Fontanarosa PB, Philips SG, Pace BP, Lundberg GD, et al. Prevalence of articles with honorary authors and ghost authors in peer.reviewed medical journals. JAMA 1998; 280:222-4.
- Linee guida dell’International Committee of Medical Journal Editors: l’ultima edizione aggiornata ad aprile 2010 è disponibile in inglese
- L’edizione del 2008 è disponibile in italiano
- Pubblicare gli studi clinici: istruzioni per l’uso
- Un formato per i conflitti di interesse

Inserito da Anna Roberto il Ven, 28/10/2011 - 09:20