Google Health: la fine anticipata di un sogno

La notizia è del 24 giugno scorso, ed è di quelle che faranno discutere.

Google Health, il sistema per la gestione delle cartelle sanitarie personali (una sorta di fascicolo sanitario elettronico a disposizione del cittadino dove poter registrare, in maniera autonoma, i propri dati sanitari, compresi i referti di visite ed esami) lanciato solo tre anni fa verrà presto chiuso (1).

A partire dal 1° gennaio 2012 il sistema cesserà di funzionare, impedendo a coloro che hanno attivato una cartella clinica personale (in Italia per la verità molto pochi) di consultare, modificare o aggiornare i propri dati. Fino al 1° gennaio 2013 gli utenti potranno però scaricare i propri dati per poterli trasferiti su altri sistemi simili.

Il sistema era stato fortemente voluto da Google (che lo aveva lanciato nel maggio del 2008 dopo 18 mesi di sviluppo) per dotare i cittadini americani (ma non solo visto che l’applicazione era utilizzabile da qualunque utente collegato al web che fosse in possesso di un “account” su Google, anche quello di posta elettronica) di un archivio della propria storia sanitaria, in modo tale da rendere da renderla disponibile in qualsiasi momento (in particolare nelle situazioni di emergenza), in qualsiasi luogo e ai quei medici appositamente autorizzati (2). Il vantaggio, nelle intenzioni, sarebbe dovuto essere quello di “eliminare” la carta e di avere a disposizione un dossier continuamente aggiornato (grazie anche alla possibilità di alimentazione automatica da parte di sistemi di cartelle cliniche ospedaliere in base a specifici accordi tra Google e alcuni ospedali americani) che potesse permettere ai medici che ne avessero fatto uso di prendere le decisioni più corrette e complete.

La ragione ufficiale della chiusura è da ricercare nello scarso impiego di questo servizio da parte dei cittadini, ben lungi dall’uso di massa che contraddistingue altri servizi lanciati dal colosso. Piccole nicchie di utenti hanno infatti deciso di attivare una cartella clinica personale, tra i quali quelli particolarmente evoluti dal punto di vista tecnologico e quelli appassionati di temi come il benessere e il fitness. Ragioni queste che nel 2010 avevano spinto anche Revolution Health, un altro protagonista negli Stati Uniti dei sistemi di gestione delle cartelle sanitarie personali e di altri servizi sanitari online, all’analoga decisione di interrompere il proprio servizio.

La chiusura di Google Health segna la fine di questo genere di strumenti?

Così la pensano alcuni analisti che imputano la chiusura anticipata all’investimento deciso dalla amministrazione Obama nel 2009 pari a circa 19 miliardi di dollari (molti dei quali da distribuire come inventivi a medici e ospedali) per dotare nel corso dei successivi 5 anni tutti i cittadini americani di una cartella clinica elettronica “istituzionale” e facilmente condivisibile che renderebbe superati (almeno negli Stati Uniti) i sistemi come Google Health (3,4).

Altri invece sostengono che il fallimento di Google Health non sia da imputare all’idea stessa di fascicolo sanitario personale, quanto piuttosto alla difficoltà d’impiego dello strumento e alla sua carente integrazione con altri sistemi di cartelle cliniche elettroniche che hanno costretto gli utenti a replicare manualmente operazioni che altrimenti si sarebbero potute automatizzare.

La riprova è che sistemi simili a Google Health (come per esempio Microsoft Health Vault) che hanno puntato molto sul coinvolgimento e sulla collaborazione di numerose strutture sanitarie, ospedali, assicurazioni e associazioni di volontariato, continuano a offrire i propri servizi e sono convinti che continueranno a farlo (anche meglio) una volta che l’informatizzazione delle cartelle cliniche istituzionali sarà completata.

Certo è che questo genere di applicazione non ha mai convinto i cittadini americani se è vero che circa il 7% (secondo una recente indagine) ha attivato una cartella clinica personale e meno della metà, una volta aperta, continua ad usarla. Segno forse che altri sono i veri problemi, a cominciare dalla limitata fiducia dei cittadini a consegnare i propri dati sanitari (anche quando adeguatamente protetti) a terze parti.

Dr. Eugenio Santoro
Laboratorio di Informatica Medica
Dipartimento di Epidemiologia
Istituto Ricerche Farmacologiche Mario Negri
Via La Masa, 19
20156 Milano
E-mail: eugenio.santoro@marionegri.it 

 

Bibliografia
1. Lohr S. Google to End Health Records Service After It Fails to Attract Users. New York Times 24 giugno 2011. (accesso verificato il 25 luglio 2011).
2. Santoro E. Google Health e le cartelle sanitarie on line: una nuova sfida per Google. Partecipasalute 25 giugno 2008. (accesso verificato il 25 luglio). 
3. Blumenthal D. Stimulating the adoption of health information technology. N Engl J Med. 2009;360:1477-9.
4. Belardelli G. eHealth, il sogno di Halamka "Salute Usa in un disco rigido". La Repubblica 15 luglio 2011.  (accesso verificato il 25 luglio).

Inserito da Anna Roberto il Lun, 01/08/2011 - 16:08