La vitamina D può aumentare la sopravvivenza delle donne anziane

Full citation: Bjelakovic G, Gluud LL, Nikolova D, Whitfield K, Wetterslev J, Simonetti RG, Bjelakovic M, Gluud C. Vitamin D supplementation for prevention of mortality in adults. Cochrane Database of Systematic Reviews 2011, Issue 7. Art. No.: CD007470. DOI: 10.1002/14651858.CD007470.pub2.

 

La somministrazione della vitamina D3 (colecalciferolo) sembrerebbe allungare la vita delle donne anziane ricoverate negli istituti di cura, più spesso carenti di vitamina D  e quindi a maggior rischio di cadute e fratture. Questa è la conclusione chiave di una nuova revisione sistematica Cochrane.

Fino ad ora il beneficio apportato dalla somministrazione della vitamina D non era chiaro: “ Una meta-analisi Cochrane, pubblicata solo pochi anni fa, mostrava qualche beneficio, ma nessun effetto  sulla mortalità.  Sapevamo tuttavia che erano stati condotti più studi e abbiamo voluto valutare l’effetto della vitamina D aggregando tutti i dati disponibili” ha affermato Goran Bjelakovic, ricercatore che lavora presso il Dipartimento di Medicina Interna, Gastroenterologia e Epatologia dell’Università di Nis, in Serbia, e membro del Gruppo Cochrane Hepato-Biliary in Copenhagen.

Il gruppo di ricercatori ha identificato 50 studi randomizzati che raccolgono 94.148 partecipanti, con un’età media di 74 anni, di cui il 79% sono donne. “Le nostre analisi suggeriscono che la vitamina D3 riduce la mortalità di circa il 6%. In altri termini, è necessario somministrare a 200 persone la vitamina D3 per circa 2 anni per salvare una vita”, afferma Bjelakovic.

Le altre forme di vitamina D - come la D2, l’alfacalcidolo o il calcitriolo - non apportano benefici significativi, anche se queste conclusioni devono essere trattate con cautela: “Abbiamo bisogno di più studi randomizzati controllati che valutino in modo specifico queste forme di vitamina D”. Il gruppo di ricerca di Bjelakovic conclude che l’alfacalcidiolo e il calcitriolo incrementano significativamente il rischio di un eccesso di calcio nel sangue (ipercalcemia), e che la vitamina D3  -in associazione al calcio- incrementa altrettanto significativamente il rischio di calcoli renali.

 “Precedenti revisioni di studi preventivi non includevano molte informazioni e non esaminavano gli effetti delle diverse forme di vitamina D sulla mortalità. Analizzando i dati tratti da un numero maggiore di studi, siamo stati in grado di far luce su questa importante questione”, conclude Bjelakovic.

Inserito da Valentina Pecoraro il Mer, 06/07/2011 - 10:42