Revisioni sistematiche sui disturbi da dipendenza e/o abuso da oppiacei

Il Gruppo editoriale Cochrane su Droghe ed Alcool, che si è costituito nel 1998, è parte della Collaborazione Cochrane e si occupa della conduzione di revisioni sistematiche dei trial sulla prevenzione, il trattamento e la riabilitazione dall’uso di sostanze psicoattive. Composto di otto editori che operano in Australia, Cina, Gran Bretagna, USA ed Italia, il gruppo ha base editoriale a Roma presso il Dipartimento di Epidemiologia della ASL RME.
Tutte le revisioni pubblicate dal gruppo Droghe e Alcool si presentano con uno schema fisso: “Detto in parole semplici”- un riassunto di facile lettura – e “Riassunto completo della revisione” - che riporta maggiori dettagli sul metodo ed i risultati.

DISTURBI DA ABUSO/DIPENDENZA DA OPPIACEI

Aggiornato al 30/12/2010 (Cochrane Library, issue 1,2011)

OPPIACEI:TRATTAMENTI DI MANTENIMENTO

1. Terapia con metadone a mantenimento paragonata con placebo o nessun trattamento per il trattamento della dipendenza da oppiacei

2. Terapia con metadone a mantenimento a differenti dosaggi per la dipendenza da oppiacei

3. Buprenorfina confrontata con il placebo o con il metadone nel trattamento della dipendenza da oppiacei

4. LAAM (levo-alfa-acetil-metadone) a mantenimento confrontato con il metadone nel trattamento della dipendenza da oppiacei

5. Eroina a mantenimento per la dipendenza da oppiacei

6. Trattamenti sostitutivi per i dipendenti da eroina allo scopo di prevenire l’infezione dal virus HIV

7. Trattamenti di mantenimento con agonisti degli oppiacei per le donne in gravidanza

8. Trattamenti di mantenimento per adolescenti dipendenti da oppiacei

9. Somministrazione orale di naltrexone per il trattamento della dipendenza da oppiacei

10. Somministrazione del naltrexone a rilascio prolungato per il trattamento della dipendenza da oppiacei

11. Trattamenti farmacologici per la cura della depressione nei pazienti dipendenti già in trattamento con gli agonisti degli oppiacei

12. Trattamenti psicosociali associati a trattamenti di mantenimento con agonisti degli oppiacei per il trattamento della dipendenza

13. Trattamenti psicosociali per il trattamento dell’abuso e della dipendenza da oppiacei

 

OPPIACEI: TRATTAMENTI MIRATI ALLA DISINTOSSICAZIONE

1. Metadone a dosi scalari per la disintossicazione da oppiacei

2. Buprenorfina nel trattamento dell’astinenza da oppiacei

3. Agonisti alfa2 adrenergici per la gestione dell’astinenza da oppiacei

4. Trattamenti disintossicanti per adolescenti dipendenti da oppiacei

5. Antagonisti degli oppiacei associati agli agonisti adrenergici per il trattamento dell’astinenza da oppiacei

6. Antagonisti degli oppiacei somministrati sotto sedazione o anestesia per il trattamento dell’astinenza da oppiacei

4. Trattamenti psicosociali associati a trattamenti farmacologici nel trattamento della disintossicazione da oppiacei

8. Confronto tra trattamenti residenziali e trattamenti ambulatoriali per la dipendenza da oppiacei

 

OPPIACEI: TRATTAMENTI DI MANTENIMENTO

 

Terapia con metadone a mantenimento paragonata con placebo o nessun trattamento per il trattamento della dipendenza da oppiacei

Detto in parole semplici

Il metadone è il farmaco più utilizzato nei trattamenti sostitutivi a lungo termine e nei programmi di disintossicazione. Nel tentativo di aiutare le persone a disintossicarsi dall’eroina, sono stati utilizzati altri numerosi metodi di disintossicazione e di riabilitazione che non prevedono l’utilizzo di farmaci.
Gli studi inclusi in questa revisione confrontano il metadone a mantenimento con placebo o con farmaci somministrati a dosi scalari nel trattamento di disintossicazione. Questi studi dimostrano che il metadone è più efficace nel ridurre l’uso di eroina e tenere in trattamento più a lungo le persone dipendenti da oppiacei.

 

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: Valutare l’efficacia della terapia a mantenimento con metadone (MMT) per il trattamento della dipendenza da oppiacei rispetto ai trattamenti non di mantenimento o non farmacologici (ad esempio metadone a dosi scalari, programmi drug-free, placebo, liste di attesa).
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 14 studi. Di questi solo 11, 2156 partecipanti, hanno soddisfatto i criteri di inclusione. Sette studi sono stati condotti in Nord America, 2 in Asia, 1 in Australia e in Europa. Le dosi di metadone a mantenimento variavano da 20 a 100 mg al giorno (dose media 70 mg/giorno). La durata del trattamento variava da 6 settimane a 2 anni.
Risultati: Il metadone si è dimostrato più efficace rispetto a nessun trattamento farmacologico nel detenere i dipendenti in terapia e ridurre l’uso di eroina, valutato con analisi delle urine o del capello e autovalutato. Non si sono evidenziate differenze statisticamente significative per quanto riguarda la mortalità e l’attività criminale.
Conclusioni: La terapia con metadone a mantenimento è efficace nel trattamento della dipendenza da eroina, le persone trattate restano in terapia più a lungo e assumono meno eroina rispetto a quelle sottoposte a trattamenti non farmacologici.

Gruppo: Drug and Alchol
Fonte: Mattick RP, Breen C, Kimber J, Davoli M.
Cochrane Database of Systematic Reviews 3, 2009

 

Terapia con metadone a mantenimento a differenti dosaggi per la dipendenza da oppiacei

Detto in parole semplici

La dipendenza da oppiacei aumenta il rischio di overdose, infezioni HIV, epatiti B e C e coinvolgimento in attività criminali. I trattamenti che sono messi in atto mirano a ridurre questi rischi e le eventuali ricadute, favorendo il miglioramento delle condizioni psicosociali delle persone dipendenti. Il trattamento di mantenimento con metadone è una terapia sostitutiva a lungo termine che sopprime gli effetti euforizzanti dell’eroina e riduce i sintomi astinenziali, consentendo di svolgere le normali attività scolastiche o lavorative.
Gli autori di questa revisione hanno identificato 22 studi, condotti in vari Paesi, per un totale di 5771 partecipanti. In 12 studi i partecipanti sono stati randomizzati a ricevere il trattamento con metadone a differenti dosaggi, o un altro trattamento (buprenorfina o LAAM [(levo-alfa-acetil-metadolo]). La durata variava tra le 7 e le 53 settimane. I rimanenti 10 studi non sono randomizzati, sono stati condotti in vari Paesi e la loro durata variava da uno a dieci anni.
I dosaggi più alti di metadone (da 60 a 1000 mg/giorno) sono più efficaci dei dosaggi minori (da 1 a 39 mg/giorno) nel mantenere le persone in trattamento e nel ridurre l’assunzione di eroina e di cocaina. Solo uno studio valutava gli effetti collaterali che risultano essere simili per i differenti dosaggi.
L’organizzazione e la regolazione relativa ai trattamenti di mantenimento con metadone sono estremamente diverse nei vari Paesi, in alcuni di essi vi sono anche esplicite linee guida operative in quanto il metadone è una sostanza che provoca dipendenza, per cui il trattamento di mantenimento con metadone non porta ad uno stato “drug free”.

 

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: Valutare l’efficacia della terapia a mantenimento con metadone a differenti dosaggi sulla salute fisica, la qualità della vita e la riabilitazione dei dipendenti da oppiacei.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 43 studi. Solo 21, 5771 partecipanti, hanno soddisfatto tutti i criteri di inclusione. La durata del trattamento era in media di 55 settimane. Dodici studi sono stati condotti in Nord America, 5 in Europa e 4 in Australia.
Risultati: Alti dosaggi di metadone sono risultati più efficaci di dosaggi minori nel mantenere i pazienti in terapia, a breve e a lungo termine, sia nel ridurre l’uso di oppiacei e cocaina, autoriportato e valutato con analisi delle urine.
Gli studi osservazionali hanno confermato l’efficacia delle dosi elevate di metadone nel ridurre la mortalità da overdose a 6 anni.
Conclusioni: I risultati della revisione dimostrano che dosaggi di metadone tra i 60-100 mg al giorno sono più efficaci rispetto ai dosaggi più bassi nel mantenere le persone in trattamento e nel ridurre l’uso di oppiacei e di cocaina.
Gli autori affermano che i clinici, cui sicuramente spetta il compito di stabilire la dose ottimale del farmaco, nel prendere le loro decisioni dovrebbero tenere in considerazione anche i risultati di questa revisione.

Gruppo: Drug and Alchol
Fonte: Faggiano F, Vigna-Taglianti F, Versino E, Lemma P.
Cochrane Database of Systematic Reviews 3, 2003

 

Buprenorfina confrontata con il placebo o con il metadone nel trattamento della dipendenza da oppiacei

Detto in parole semplici

Il metadone è il farmaco più utilizzato nei trattamenti sostitutivi a lungo termine e nei programmi di disintossicazione. Il trattamento dei pazienti dipendenti da eroina prevede anche altri due farmaci, la buprenorfina ed il LAAM (levo-alfa-acetil-metadolo). La buprenorfina è un parziale agonista degli oppiacei il cui effetto si protrae fino a tre giorni, invece, l’eroina ed il metadone sono agonisti, più potenti, ma di effetto limitato tale che il metadone va assunto quotidianamente.
Gli studi sperimentali inclusi in questa revisione dimostrano che la buprenorfina, a dosi medie (8mg-15mg) ed alte (16mg), riduce l’assunzione di eroina, rispetto al placebo, ma è meno efficace del metadone somministrato in dosi da 60 a 120 mg al giorno.

 

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: Valutare gli effetti del trattamento di mantenimento con buprenorfina, rispetto al placebo o al trattamento con metadone a mantenimento, nel mantenere i pazienti in terapia e ridurre l’uso illegale di sostanze stupefacenti.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 45 studi. Ventiquattro, 4127 partecipanti, hanno soddisfatto tutti i criteri di inclusione. Dodici studi sono stati condotti in Nord America, 5 in Europa, 4 in Medio Oriente e 3 in Australia. Sedici studi confrontavano i trattamenti con metadone e quelli con buprenorfina, 8 studi, invece, confrontavano la buprenorfina con il placebo. Sette studi utilizzavano dosi flessibili del farmaco che venivano aggiustate a seconda dell’esigenza dei pazienti, gli altri utilizzavano dosi fisse. La maggior parte di questi ultimi studi avevano più di un gruppo di confronto, gli autori hanno perciò classificato i gruppi di trattamento come “dose bassa”, “dose media”, “dose alta”.
I dosaggi bassi della buprenorfina erano tra 2 e 6 mg, la dose media era compresa tra 7 e 15 mg, mentre la dose alta era uguale o maggiore di16 mg. Per quanto riguarda i dosaggi del metadone, la dose bassa era compresa tra 20 e 35 mg, quella media tra 50 e 80 mg, mentre quella altra era uguale o maggiore di 120 mg. La durata del trattamento era in media di 20 settimane (range 2-52 settimane).
Risultati: La buprenorfina, a tutti i dosaggi, è più efficace del placebo nel trattenere i pazienti in trattamento, mentre solo i dosaggi medi o alti migliorano l’esito riguardante l’eroina, per il quale però si riscontra un’alta eterogeneità.
La buprenorfina a dosaggi flessibili, bassi e medi, è meno efficace del metadone nel mantenere i pazienti in trattamento, mentre non c’è differenza per quanto riguarda l’uso di oppiacei, anche se dosaggi medi di metadone sembrano essere più efficaci nel ridurre l’uso di eroina.
Conclusioni: I risultati della revisione dimostrano che la terapia di mantenimento con metadone, a dosaggi alti o flessibili, è preferibile a quella con buprenorfina per mantenere in trattamento i pazienti e ridurre l’ uso di eroina durante il trattamento stesso.
La terapia di mantenimento con buprenorfina, invece, è più efficace del placebo nel trattamento della dipendenza da eroina.

Gruppo: Drug and Alchol
Fonte: Mattick RP, Kimber J, Breen C, Davoli M.
Cochrane Database of Systematic Reviews 2, 2008

 

Laam (Levo-Alfa-Acetil-Metadone) a mantenimento confrontato con il metadone nel trattamento della dipendenza da oppiacei

Detto in parole semplici

I farmaci agonisti degli oppiacei sono utilizzati nei trattamenti per la dipendenza da eroina. Il metadone va assunto quotidianamente ed in alcuni casi l’effetto si esaurisce prima delle 24 ore, mentre una singola dose di LAAM (levo-alfa-acetil-metadolo) procura un effetto duraturo fino a 72 ore.
Questa revisione ha dimostrato che il LAAM è più efficace del metadone nel ridurre l’uso di eroina, ma non ci sono evidenze riguardo la sua sicurezza. Infatti, il trattamento con LAAM è associato al manifestarsi di molti effetti collaterali, in alcuni casi mortali, a carico del sistema cardio-circolatorio. Questo farmaco non è disponibile in tutti i Paesi e potrebbe essere rimosso dal mercato proprio a causa degli effetti avversi riportati.

 

Riassunto completo della revisione

Obiettivi:
Confrontare l’efficacia e l’accettabilità della terapia a mantenimento con LAAM con la terapia a mantenimento con metadone nel trattamento della dipendenza da oppiacei.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 37 studi, di questi solo 17, 3036 partecipanti, hanno soddisfatto i criteri di inclusione. Quattordici studi erano RCT. Sedici studi sono stati condotti in Nord America ed 1 in Australia. Cinque studi riferivano i dosaggi dei farmaci, il LAAM era somministrato in dosi variabili da 30 a 100 mg/giorno, il metadone in dosi da 50 a 100 mg/giorno. La durata del trattamento variava dalle 13 alle 52 settimane.
Risultati: I risultati inclusi nelle metanalisi si riferiscono a 14 RCT. I pazienti trattati con il LAAM abbandonavano il trattamento più facilmente rispetto a coloro che erano in trattamento con metadone, così come era più elevato il numero di dipendenti che continuava ad assumere eroina. In 10 studi (1441 partecipanti) sono stati riportati 6 decessi dovuti a varie cause, 5 dei quali nel gruppo dei trattati con il LAAM. Esiti importanti quali la qualità della vita e l’attività criminale non sono stati valutati perché mancanti negli studi inclusi.
Conclusioni: I pazienti trattati con LAAM interrompono il trattamento più facilmente di quelli trattati con metadone. Le motivazioni di questo comportamento sono ancora poco chiare, sono probabilmente dovute agli effetti collaterali causati dal farmaco, ma anche agli effetti piacevoli prodotti dal metadone.

Gruppo:
Drug and Alchol
Fonte: Clark N, Lintzeris N, Gijsbers A, Whelan G, Dunlop A, Ritter A, Ling W.
Cochrane Database of Systematic Reviews 2, 2002

 

Eroina a mantenimento per la dipendenza da oppiacei

Detto in parole semplici

I tossicodipendenti da eroina trascorrono la maggior parte del loro tempo a cercare di soddisfare il desiderio di ottenere ed assumere la droga. Molti di questi pazienti hanno intrapreso trattamenti di disintossicazione poi falliti.
Oggi sono disponibili dei programmi di mantenimento che prevedono la somministrazione di eroina e dosi flessibili di metadone. Tale approccio potrebbe aiutare questi pazienti a rimanere in trattamento, limitare l’uso di droghe “da strada”, ridurre le attività illegali e di conseguenza, migliorare il loro contesto sociale e le loro relazioni interpersonali.
Questa revisione sistematica include otto studi controllati randomizzati e 2007 pazienti adulti con storia di pregressi trattamenti ambulatoriali falliti. Le evidenze disponibili dimostrano che la prescrizione di eroina rappresenta solo un piccolo valore aggiunto per i dipendenti da oppiacei refrattari ad altri trattamenti. I tossicodipendenti trattati con eroina e con dosi flessibili di metadone assumevano meno sostanze illegali e avevano meno probabilità di finire in prigione. Inoltre, un maggior numero di persone rimaneva in trattamento alla fine dello studio. La maggior parte degli eventi avversi sono stati registrati nel gruppo di pazienti trattati con eroina.
La prescrizione di eroina rimane l’ultima possibilità per chi non ha ottenuto risultati con i trattamenti di mantenimento.

 

Riassunto completo della revisione

Obiettivi:
Valutare l’efficacia e la tollerabilità del trattamento con eroina a mantenimento rispetto al metadone o altri trattamenti sostitutivi per la dipendenza da oppiacei, nel trattenere pazienti in terapia, nel ridurre l’uso illegale di sostanze stupefacenti e nel migliorare la salute e la qualità della vita del tossicodipendente.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 22 studi. Solo 8, 2007 partecipanti, hanno soddisfatto i criteri di inclusione. Sette studi sono stati condotti in Europa ed 1 in Nord America.
Risultati: I risultati degli 8 studi hanno mostrato un risultato, non statisticamente significativo, in favore della somministrazione di eroina per quanto riguarda il numero di persone che rimanevano in trattamento, ma gli effetti collaterali erano più frequenti. La somministrazione di eroina in associazione a metadone in tossicodipendenti cronici con storia di trattamenti falliti, è efficace nel ridurre l’uso di altre sostanze illecite (3 studi, 1289 partecipanti) e il rischio di essere re-incarcerati (2 studi, 1103 partecipanti). L’associazione di eroina con metadone ha inoltre un effetto protettivo rispetto all’uso di eroina da strada e nel ridurre le attività criminali. Non c’è invece differenza tra il trattamento con eroina rispetto a quello con metadone per quanto riguarda la mortalità.
Conclusioni: Le prove disponibili suggeriscono che il trattamento con eroina aggiunge poco in termini di efficacia rispetto a quello con metadone, ma sembra ridurre l’uso di eroina da strada e di altre sostanze, oltre al rischio di re-incarcerazione e gli abbandoni del trattamento. A causa dell’alto tasso di effetti collaterali, questo trattamento dovrebbe essere proposto solo a chi non ha tratto benefici dagli altri trattamenti di mantenimento.

Gruppo:
Drug and Alchol
Fonte: Ferri M, Davoli M, Perucci CA.
Cochrane Database of Systematic Reviews 8, 2010

 

Trattamenti sostitutivi per i dipendenti da eroina allo scopo di prevenire l’infezione dal virus da HIV

Detto in parole semplici

Coloro i quali assumono droghe per via iniettiva, dato che, nella maggior parte dei casi, utilizzano le stesse siringhe o altri strumenti, sono più esposti all’infezione da virus dell’HIV e da altri virus che si trasmettono per via ematica, così come sono più vulnerabili alle malattie sessualmente trasmissibili in seguito a comportamenti sessuali rischiosi.
Questa revisione riassume i risultati di studi che valutano la frequenza o la prevalenza di comportamenti a rischio e la prevalenza di infezioni da HIV, in pazienti dipendenti da oppiacei, per valutare se il trattamento sostitutivo previene la trasmissione dell’infezione.
Non è stato possibile valutare accuratamente la dimensione della riduzione, ma i risultati dimostrano che i trattamenti sostitutivi orali riducono i comportamenti a rischio e i casi di infezione da virus dell'HIV. Sono invece minori i benefici del trattamento nei confronti dei comportamenti sessuali rischiosi.

 

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: Valutare l’efficacia dei trattamenti sostitutivi, somministrati per via iniettiva, in pazienti dipendenti da oppiacei nel prevenire l’infezione HIV e la riduzione dei comportamenti ad alto rischio di trasmissione del virus.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 98 studi. Hanno soddisfatto i criteri di inclusione 33 studi, per un totale di 11147 partecipanti. Venticinque studi sono stati condotti negli USA, 5 in Europa e 3 in Australia. I periodi di follow-up erano tra 18 e 24 mesi dall’inizio del trattamento. In 30 studi veniva somministrato 40-60 mg/giorno di metadone, solo in 2 studi è stata valutata la buprenorfina e in uno il LAAM, per un periodo di circa 55 settimane.
Risultati: I limiti della revisione sono dati dalla presenza di studi non randomizzati, causa di confondimento e di studi molto diversi tra loro che limitano la possibilità di sintetizzare i risultati.
I trattamenti sostitutivi con metadone o buprenorfina riducono l’uso illecito di oppiacei e limitano il passaggio di materiale iniettivo da un individuo all’altro. Inoltre si è osservata una riduzione dei comportamenti a rischio, conseguente alla diminuzione della prostituzione e dei partner sessuali, che dovrebbe tradursi in una riduzione delle infezioni da HIV, anche se non aumenta l’uso dei preservativi.
Conclusioni: Il trattamento con farmaci sostitutivi è efficace nel ridurre l’uso di eroina, ma anche la frequenza di assunzione e lo scambio di siringhe. Le persone in trattamento avevano inoltre un minor numero di partner sessuali e si prostituivano meno, anche se il trattamento non sembra avere alcun effetto sull’uso del condom. La riduzione dei comportamenti a rischio fa sì che tra le persone trattate sia più basso il tasso di sieroconversione.

Gruppo: Drug and Alchol
Fonte: Gowing L, Farrell M, Bornemann R, Ali R.
Cochrane Database of Systematic Reviews 2, 2008

 

Trattamenti di mantenimento con agonisti degli oppiacei per le donne in gravidanza

Detto in parole semplici

Alcune donne dipendenti da oppiacei continuano ad assumere eroina durante la gravidanza. L’eroina attraversa velocemente la placenta con gravi conseguenze ostetriche. Inoltre i neonati hanno un peso alla nascita più basso della norma, possono sperimentare la sindrome di astinenza neonatale, avere problemi di sviluppo, oltre ad avere un rischio di morte improvvisa 74 volte più alto. Le donne trattate con metadone a mantenimento, o con buprenorfina, hanno una concentrazione stabile di oppiacei nel sangue, questo previene gli effetti avversi sul feto legati alle ripetute crisi d’astinenza che si manifestano in feti di madri non in trattamento farmacologico. L’assunzione controllata di entrambe le sostanze riduce l’assunzione di droghe illecite, aumenta la ricorrenza delle pazienti alle cure ostetriche e migliora il peso alla nascita del bambino, ma associate possono causare la sindrome d’astinenza neonatale.
Questa revisione include tre studi sperimentali controllati randomizzati. Due studi confrontano la somministrazione di metadone e buprenorfina ed uno studio confronta la somministrazione di metadone con la somministrazione di morfina a rilascio lento assunta per via orale, in 96 donne dipendenti da oppiacei, a partire dalla ventitreesima settimana di gestazione fino al parto.
I programmi di mantenimento con metadone, con buprenorfina o con morfina a rilascio lento assunta oralmente, non producono effetti molto diversi tra loro, sia per gli esiti relativi alla madre, sia per quelli relativi al nascituro. Il numero di donne che ha abbandonato precocemente il trattamento e l’uso di oppiacei sembra essere lo stesso sia nel gruppo trattato con metadone che nel gruppo trattato con buprenorfina. La morfina a rilascio lento assunta per via orale sembra essere più efficace del metadone per quanto attiene al numero di donne che assumeva eroina nel terzo trimestre di gravidanza, ma non si evidenziavano miglioramenti per quanto riguarda il peso dei neonati alla nascita o la durata della sindrome astinenziale neonatale.
Il limite di questi studi è legato al numero esiguo di partecipanti che non permette di evidenziare le differenze tra i trattamenti. Solo uno studio riporta il numero di sigarette fumate dalle donne, una media di 29 al giorno al momento dell’arruolamento, e 14 sigarette al giorno al momento del parto. Tutti gli studi inclusi terminavano immediatamente dopo la nascita del bambino. Non è stata osservata nessuna complicazione seria.

 

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: Valutare l’efficacia di qualsiasi trattamento farmacologico di mantenimento da solo o associato a trattamenti psicosociali nelle donne in gravidanza.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 11 studi, ma solo tre hanno soddisfatto i criteri di inclusione. Due studi sono stati condotti in Europa ed 1 in Nord America. La durata media degli studi era di 16,3 settimane (range da 15 a 18 settimane), con un età gestazionale media tra le 23 settimane e il momento del parto.
Risultati: Due studi confrontavano il metadone con la buprenorfina ed uno il metadone con la morfina orale a rilascio lento. Non c’è differenza tra metadone e buprenorfina per quanto riguarda l’uso di eroina e gli abbandoni del trattamento, mentre le donne trattate con la morfina a rilascio lento si astenevano dall’assumere eroina in maggior numero rispetto a quelle trattate con metadone.
Uno studio riportava che i nati da madri trattate con buprenorfina avevano un maggior peso alla nascita rispetto a quelli nati da madri trattate con metadone, ma questi risultati non erano confermati nel secondo studio. In entrambi gli studi non c’è differenza per l’indice di APGAR e riguardo la sindrome di astinenza neonatale.
Non c’è differenza tra metadone e morfina a rilascio lento riguardo il peso alla nascita dei bambini la durata dell’astinenza neonatale. Lo studio non considerava l’indice APGAR.
Conclusioni: I risultati della revisione non evidenziano differenze significative tra i farmaci studiati sia per quanto riguarda gli esiti relativi alle madri si per gli esiti relativi ai neonati. Gli studi inclusi sono troppo pochi ed il campione studiato troppo poco numeroso per trarre conclusioni riguardo la superiorità di un trattamento rispetto ad un altro. Vi è urgente bisogno di studi controllati randomizzati di grandi dimensioni che valutino l’efficacia di questi interventi.

Gruppo:
Drug and Alchol
Fonte: Minozzi S, Amato L, Vecchi S, Davoli M.
Cochrane Database of Systematic Reviews 2, 2008

 

Trattamenti di mantenimento per adolescenti dipendenti da oppiacei

Detto in parole semplici

L’abuso di sostanze tra gli adolescenti tra i 13 e i 18 anni è un problema grave ed in aumento. Le sostanze maggiormente assunte sono i cannabinoidi e gli inalanti, ma anche eroina ed altri oppiacei, psicostimolanti (cocaina, amfetamine ed ecstasy) e LSD.
Gli adolescenti assumono eroina soprattutto per via inalatoria e, in alcuni casi, si passa poi all’assunzione per via endovenosa, fino ad arrivare ad una vera e propria dipendenza.
Mentre negli adulti il trattamento della dipendenza da oppiacei si avvale della somministrazione farmacologica, negli adolescenti la ricorrenza ai farmaci è meno frequente e la scelta del trattamento sostitutivo a lungo termine deve essere valutata attentamente.
Questa revisione include due studi sperimentali, entrambi condotti in USA, in regime ambulatoriale, per un totale di 187 persone dipendenti da eroina tra i 14 ed i 21 anni di età.
Uno studio con 37 partecipanti confrontava il metadone con il LAAM utilizzati come trattamento a lungo termine per 16 settimane, seguita dalla disintossicazione. Entrambi gli interventi migliorano la funzionalità sociale dei partecipanti: non è stato riportato nessun effetto avverso.
Il secondo studio ha arruolato 150 adolescenti e confrontava il trattamento di mantenimento con buprenorfina e naloxone rispetto al trattamento disintossicante con sola buprenorfina, della durata di 2 settimane. Il trattamento di mantenimento di 9 settimane seguito da disintossicazione di 12 settimane, si è rivelato più efficace nel mantenere i ragazzi in trattamento, ma non nel ridurre l’uso di eroina. Al follow up di un anno, l’uso di eroina era inferiore nel gruppo di mantenimento ed un maggior numero di adolescenti aveva iniziato altri tipi di trattamenti per la dipendenza, tra cui trattamenti psicosociali. In entrambi i gruppi, il principale effetto avverso riportato è stato il mal di testa.
Essendoci solo due studi è difficile trarre conclusioni generalizzabili circa l’efficacia dei trattamenti farmacologici di mantenimento negli adolescenti. Condurre studi con partecipanti così giovani è probabilmente difficile sia per ragioni pratiche che etiche.

 

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: Valutare l’efficacia di qualsiasi trattamento farmacologico di mantenimento da solo o associato a trattamenti psicosociali in adolescenti dipendenti da oppiacei.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 9 studi, ma solo due hanno soddisfatto i criteri di inclusione. Entrambi gli studi sono stati condotti in Nord America.
Risultati: Non è stato possibile condurre delle metanalisi a causa della eterogeneità degli studi. Il primo studio confrontava il LAAM e il metadone, tra i quali non c’è differenza per quanto riguarda l’uso di sostanze durante il trattamento, gli effetti collaterali e l’impatto sociale (integrazione a scuola o al lavoro e relazioni familiari).
Un secondo studio confrontava un trattamento di mantenimento con buprenorfina in associazione al naloxone verso la sola buprenorfina. Il trattamento di mantenimento è più efficace della sola buprenorfina sia nel mantenere in trattamento i ragazzi, sia nel ridurre il numero di ricadute, mentre non c’è differenza per quanto riguarda gli effetti collaterali e l’uso di sostanze durante il trattamento.
Nel gruppo di mantenimento si è verificato un unico caso di morte per overdose in seguito all’abbandono del trattamento dopo le prime 3 somministrazioni del farmaco.
Conclusioni: Gli autori affermano che è difficile trarre conclusioni sulla base di due soli studi con pochi partecipanti. Vi è un urgente bisogno di studi randomizzati controllati che confrontino l’efficacia degli interventi di mantenimento con quelli disintossicanti e con gli interventi psicosociali, piuttosto che confrontare differenti trattamenti farmacologici di mantenimento. Questi studi, inoltre, dovrebbero prevedere periodi di follow up abbastanza lunghi per consentire la valutazione delle ricadute dopo il trattamento e l’impatto di funzionalità sociale.

Gruppo: Drug and Alchol
Fonte: Minozzi S, Amato L, Vecchi S, Davoli M.
Cochrane Database of Systematic Reviews 2, 2009

 

Somministrazione orale di naltrexone per il trattamento della dipendenza da oppiacei

Detto in parole semplici

La dipendenza da oppiacei è considerato un disturbo cronico recidivante. Il metadone, usato sia come terapia di mantenimento sia per la disintossicazione, svolge un ruolo chiave nel trattamento dei dipendenti, alcuni dei quali continuano ad usare droghe, commettere crimini e, in generale, ad avere comportamenti che aumentano il rischio di contrarre infezioni.
Il naltrexone è un antagonista degli oppiacei, ne blocca gli effetti euforizzanti e non induce dipendenza. E’ utilizzato nelle overdose da eroina e per prevenire le ricadute dopo la disintossicazione. La compliance al farmaco e la ritenzione in trattamento sono generalmente basse. Fanno ricorso al trattamento con naltrexone soprattutto chi potrebbe avere conseguenze gravi se recidivi, come gli operatori sanitari, i manager e le persone con precedenti penali.
Questa revisione sistematica include 13 studi controllati randomizzati ed un totale di 1158 dipendenti da oppiacei trattati in regime ambulatoriale dopo la disintossicazione. Complessivamente, meno di un terzo di tutti i partecipanti era ancora in trattamento alla fine degli studi, la cui durata media era di sei mesi.
La revisione ha valutato l’efficacia del naltrexone, associato o meno a qualche forma di psicoterapia. I risultati degli studi inclusi non evidenziano differenze tra il naltrexone ed il placebo o le benzodiazepine o la buprenorfina per quanto riguarda la ritenzione in trattamento, l’uso di eroina e gli effetti collaterali. L’unico esito per cui i risultati sono chiaramente a favore del naltrexone è relativo al numero di re-incarcerazioni. Nessuno degli studi inclusi valuta la morte per overdose.

 

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: Valutare l’efficacia della terapia con naltrexone a mantenimento rispetto al placebo o ad altri trattamenti nel prevenire la ricaduta nell’uso di oppiacei dopo un trattamento disintossicante.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 38 studi. Di questi solo 10, 696 partecipanti, hanno soddisfatto tutti i criteri di inclusione. Quattro studi sono stati condotti in USA, tre in Europa e due in Medio Oriente. Durata media degli studi era di sei mesi (range 1-10 mesi). Il dosaggio di naltrexone variava da tre volte a settimana (100-100-150 mg in 3 studi e 50-50-50 mg in uno studio), due volte a settimana (100-150 mg) in due studi, in altri due studi veniva somministrato quotidianamente rispettivamente alla dose di 50 mg e 100 mg per 6 giorni e 150 mg al sabato. Due studi non riportavano i dosaggi.
Risultati: Non c’è differenza tra il naltrexone e il placebo o nessun trattamento per nessuno degli esiti principali. Il naltrexone produce un effetto positivo solo sul numero delle re-incarcerazioni, ma il risultato proviene da solo due studi con un totale di 86 partecipanti. Un unico studio confrontava naltrexone e psicoterapia, due studi invece comparavano il naltrexone rispettivamente con le benzodiazepine e la buprenorfina, ma anche in questo caso non ci sono differenze statisticamente significative tra i trattamenti.
Conclusioni: Non ci sono prove dell’efficacia del naltrexone a mantenimento nella dipendenza da oppiacei. Gli studi sono pochi ed eterogenei sia per il tipo di intervento considerato sia per il modo in cui le misure d’esito sono stimate e riportate.

Gruppo: Drug and Alchol
Fonte: Minozzi S, Amato L, Vecchi S, Davoli M, Kirchmayer U, Verster A.
Cochrane Database of Systematic Reviews 1, 2006

 

Somministrazione del naltrexone a rilascio prolungato per il trattamento della dipendenza da oppiacei

Detto in parole semplici

La dipendenza da oppiacei è una condizione difficile da combattere, ma si può ridurre l’uso delle sostanze d’abuso e migliorare la permanenza dei dipendenti all’interno dei regimi di trattamento ricorrendo agli agonisti degli oppiacei, come il metadone, che però provoca a sua volta dipendenza. Diversamente il naltrexone è un antagonista degli oppiacei, blocca gli effetti dell’eroina ed è utilizzato per prevenire le ricadute da abuso sia di oppiacei sia di alcol.
I risultati migliori del trattamento orale con naltrexone si ottengono per i dipendenti fortemente motivati, mentre i più scettici abbandonano precocemente. Questa situazione può essere fronteggiata controllando l’assunzione delle compresse e somministrando il naltrexone per via sottocutanea o intramuscolo in formulazione depot.
Le evidenze disponibili, provenienti da studi sperimentali, sono insufficienti per valutare l’efficacia del naltrexone a rilascio lento. In uno studio controllato, 60 pazienti ambulatoriali sono stati assegnati casualmente a tre gruppi di trattamento, rispettivamente iniezioni di naltrexone a due differenti dosaggi (192 o 384 mg) o di placebo. I pazienti a cui era somministrato il naltrexone ad alto dosaggio abbandonavano il trattamento in media dopo 48 giorni, rispetto ai 27 del gruppo placebo.
Dopo otto settimane di trattamento i pazienti nel gruppo di intervento sono il 68% contro il 39% del gruppo placebo. In tutti i gruppi si registra il “desiderio” di eroina, ma la “necessità” di eroina è significativamente più bassa nei gruppi trattati con il naltrexone a rilascio lento, in cui si registrano più frequentemente effetti collaterali quali affaticamento e dolore nella sede d’iniezione.

 

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: Valutare l’efficacia del naltrexone a rilascio prolungato rispetto al placebo o altri trattamenti nel trattamento della dipendenza da oppiacei e degli effetti collaterali.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 76 studi. Hanno soddisfatto i criteri inclusione solo 17 studi, 2211 partecipanti. Dieci studi sono stati condotti in Nord America, 5 in Europa e 2 in Australia.
Risultati: Non è stato possibile condurre delle metanalisi cumulative a causa della eterogeneità degli studi. Un solo studio confronta il naltrexone, somministrato in due differenti dosaggi (192 e 384 mg), con il placebo. Il farmaco somministrato ad alte dosi migliora i giorni in trattamento rispetto alle basse dosi o il placebo. Nel gruppo dei trattati si registra un maggior numero di effetti collaterali.
Conclusioni: Le evidenze disponibili sono insufficienti per valutare l’efficacia del naltrexone a rilascio lento nel trattamento della dipendenza da oppiacei. Per quanto attiene la somministrazione di naltrexone per via iniettiva, sono stati osservati effetti avversi nella sede dell’iniezione, ma essi sembrano poco frequenti e di breve durata. Per una valutazione rischio-beneficio degli impianti di naltrexone a rilascio prolungato, sono necessari nuovi studi che forniscano dati sugli effetti collaterali.

Gruppo: Drug and Alchol
Fonte: Lobmaier P, Kornor H, Kunoe N, Bjørndal A.
Cochrane Database of Systematic Reviews 2, 2008

 

Trattamenti farmacologici per la cura della depressione nei pazienti dipendenti già in trattamento con gli agonisti degli oppiacei

Detto in parole semplici

Rispetto alla popolazione generale, la depressione è più frequente nei pazienti tossicodipendenti, per i quali è anche maggiore il rischio di suicidio. La depressione può essere causata dallo stress psicosociale o una conseguenza dell’uso di droga e degli effetti dell’astinenza.
La somministrazione di farmaci antidepressivi in pazienti dipendenti colpiti da depressione non ha prove a suo favore.
I trattamenti di mantenimento con gli agonisti degli oppiacei (metadone, buprenorfina, LAAM) sono efficaci nel ridurre l’uso di droghe e l’interruzione della terapia, ma la depressione rimane comunque prevalente ed influisce negativamente sugli esiti del trattamento. Per questo motivo si è pensato di aggiungere al trattamento i farmaci antidepressivi, quali i triciclici (doxepin, desipramina, imipramina) e gli inibitori selettivi della serotonina (SSRI) come fluoxetina e sertalina.
Questa revisione sistematica include 7 studi controllati randomizzati e 482 partecipanti. Gli studi sono condotti in regime ambulatoriale e durano dalle quattro alle sedici settimane. L’età media dei partecipanti è di 34 anni ed il 62% è di sesso maschile.
I risultati non riportano alcuna differenza tra il gruppo trattato con gli antidepressivi e il gruppo placebo per quanto riguarda l’uso di droghe (valutato in 2 studi). In due studi gli antidepressivi, compresi i triciclici, erano più efficaci nel ridurre la severità della depressione. Il numero di persone che abbandonava il trattamento a causa degli effetti collaterali era maggiore nei gruppi trattati con antidepressivi rispetto a quelli trattati con placebo.
E’difficile poter trarre conclusioni riguardo l’efficacia e la sicurezza degli antidepressivi nel trattamento della depressione in pazienti dipendenti da oppiacei, a causa delle differenze sia cliniche (caratteristiche dei partecipanti, farmaci utilizzati, servizi e trattamenti offerti) che metodologiche (disegno e qualità dello studio) tra gli studi.

 

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: Valutare l’efficacia e la tollerabilità degli antidepressivi nel trattamento dei dipendenti depressi trattati con agonisti degli oppiacei.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 59 studi, ma solo 7, 482 partecipanti, hanno soddisfatto i criteri di inclusione. Sei studi sono stati condotti in Nord America ed uno in Australia.
Risultati: Non c’è differenza tra la somministrazione di antidepressivi o placebo per quanto riguarda il numero di abbandoni del trattamento, ma se si considerano solo gli studi a basso rischio di bias, i risultati sono a favore del placebo. Due studi che valutavano la severità della depressione, utilizzando scale diverse, davano risultati contrastanti. Il primo, che utilizzava la Clinical Global Impression Scale, attestava l’efficacia degli antidepressivi, il secondo, che utilizzava la Hamilton Depression Rating Scale, concludeva che non ci sono differenze. Quattro studi riportano anche i dati degli effetti collaterali, causati in minor misura dal placebo. Non è stato possibile cumulare i dati relativi all’uso di droghe poiché i tre studi riportavano misure troppo diverse tra loro. Infine, tra i vari tipi di antidepressivi, i triciclici sono più efficaci del placebo nel trattamento della depressione.
Conclusioni: Al momento non vi sono prove sufficienti per consigliare la somministrazione di antidepressivi per la cura della depressione in pazienti dipendenti da oppiacei già in trattamento con agonisti. Vi è bisogno di studi sperimentali di maggiori dimensioni, che considerino esiti rilevanti e che riportino i risultati in modo tale da permettere il confronto tra più studi.

Gruppo: Drug and Alchol
Fonte: Pani PP, Vacca R, Trogu E, Amato L, Davoli M
Cochrane Database of Systematic Reviews 9, 2010

 

Trattamenti psicosociali associati a trattamenti di mantenimento con agonisti degli oppiacei per il trattamento della dipendenza

Detto in parole semplici

L’abuso e la dipendenza da oppiacei rappresentano un grave problema sanitario e sociale. I trattamenti farmacologici di mantenimento con agonisti degli oppiacei riducono i rischi associati all’uso di droghe da strada. Il metadone è efficace nel trattenere le persone in terapia e nel ridurre l’uso di eroina, ma le ricadute rimangono la sfida sostanziale da affrontare.
I dipendenti da oppiacei spesso presentano problemi psichiatrici quali ansia, depressione e l’incapacità ad affrontare situazioni di stress. Spesso ai trattamenti farmacologici di mantenimento sono associati interventi psicosociali quali assistenza psichiatrica, psicoterapia, counseling, servizi di assistenza sociale. Gli interventi psicologici vanno da psicoterapie strutturate quali la terapia cognitivo comportamentale o interventi psicoanalitici brevi, ad interventi meno strutturati di tipo comportamentale o il contingency management (offerta di premi di vario tipo quali denaro, possibilità di portare a casa il metadone ecc se si soddisfano specifici requisiti quali ad esempio avere urine negative per le sostanze stupefacenti).
Questa revisione si propone di studiare se uno specifico intervento psicosociale apporta benefici aggiuntivi al trattamento farmacologico di mantenimento. L’intervento di controllo è il trattamento di mantenimento standard, in cui oltre al trattamento farmacologico è spesso associato il counseling.
Questa revisione sistematica include 28 studi, con 2945 partecipanti, il 66% dei quali di sesso maschile. L’età media è di 37 anni. Le evidenze disponibili suggeriscono che associare un trattamento psicosociale all’intervento farmacologico non ne modifica l’efficacia riguardo l’uso di oppiacei e la perdita di pazienti in terapia, mentre migliora le settimane di astinenza e il numero di astinenti. Gli interventi psicosociali richiedono una valutazione rigorosa di tutti i possibili cambiamenti che interessano la sfera emotiva, la salute fisica, le relazioni interpersonali e professionali e i cambiamenti che indirettamente possono portare ad una riduzione dell’uso di droghe.

 

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: Valutare l’efficacia dell’associazione di qualsiasi trattamento psicosociale a qualsiasi trattamento farmacologico di mantenimento per la dipendenza da oppiacei nel mantenere le persone in trattamento, ridurre l’uso di sostanze e migliorare le condizioni di salute psico-fisica e sociale.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 74 studi. Solo 28, 2945 partecipanti, hanno soddisfatto tutti i criteri di inclusione. Ventisei studi sono stati condotti negli USA, uno in Europa e in Asia. Ventitré studi utilizzavano il metadone (37.6 - 99.4 mg), 4 la buprenorfina (dose media tra 10 -16 mg) ed uno il LAAM (dose media 80 mg).
Risultati: I 28 studi inclusi consideravano 12 differenti interventi psicosociali e tre differenti trattamenti farmacologici di mantenimento. I risultati non hanno evidenziato alcuna differenza tra l’associazione degli interventi psicosociali e trattamento farmacologico con il solo trattamento farmacologico standard per quanto riguarda il periodo di mantenimento del trattamento, l’uso di oppiacei durante il trattamento, la compliance, i sintomi psichiatrici, la depressione e perdite al follow-up. Il numero di persone astinenti al follow-up era maggiore nel gruppo dei trattati.
Non c’è differenza di efficacia tra i diversi tipi di interventi psicosociali.
Conclusioni: Gli interventi psicosociali associati alla somministrazione di metadone aumentano il numero degli astinenti, ma non c’è differenza tra i trattati e i controlli per tutti gli altri esiti, così come non c’è differenza tra i diversi tipi di interventi psicosociali. La durata degli studi era troppo breve per valutare esiti importanti quali la mortalità.

Gruppo: Drug and Alchol
Fonte: Amato L, Minozzi S, Davoli M, Vecchi S, Ferri M, Mayet S.
Cochrane Database of Systematic Reviews 4, 2008

 

Trattamenti psicosociali per il trattamento dell’abuso e della dipendenza da oppiacei

Detto in parole semplici

I trattamenti psicosociali per il trattamento della dipendenza da oppiacei sono, in molti paesi, proposti soprattutto in seguito alle terapie sostitutive. Nonostante si ricorra spesso a questi tipi di trattamenti nella pratica clinica, non è mai stata pubblicata una revisione sistematica che valuti la loro efficacia. I risultati di questa revisione hanno dimostrato come ancora non vi siano sufficienti studi che dimostrino l’efficacia degli interventi psicosociali per il trattamento della dipendenza da oppiacei, o che dimostrino la superiorità di uno specifico intervento rispetto agli altri.

 

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: Valutare l’efficacia degli interventi psicosociali rispetto ad altri trattamenti farmacologici, placebo o nessun trattamento, nella cura della dipendenza da oppiacei.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 16 studi. Di questi solo 5, 389 partecipanti, hanno soddisfatto tutti i criteri di inclusione. Quattro studi sono stati condotti in Nord America ed uno in Europa.
Risultati: Non è stato possibile condurre delle metanalisi a causa della eterogeneità degli studi inclusi. I risultati dei singoli studi dimostrano che sia il counseling strutturato sia il trattamento che utilizzava come rinforzo positivo incentivi in danaro, associato ad una terapia comportamentale breve, danno risultati favorevoli per quanto riguarda l’uso di oppiacei, la permanenza e il ritorno in trattamento. Per gli altri interventi non si evidenziava nessuna differenza tra i gruppi trattati ed i controlli.
Conclusioni: Le evidenze disponibili sono poche ed eterogenee. I soli trattamenti psicosociali non sembrano apportare risultati uguali o superiori a qualsiasi altro trattamento farmacologico utilizzato per la dipendenza da oppiacei. E’ importante poter sviluppare nuove prove se si vuole implementare il loro utilizzo nei servizi per tossicodipendenti.

Gruppo:
Drug and Alchol
Fonte: Mayet S, Farrell M, Ferri M, Amato L, Davoli M.
Cochrane Database of Systematic Reviews 1,2005

 

 

OPPIACEI: TRATTAMENTI MIRATI ALLA DISINTOSSICAZIONE

 

Metadone a dosi scalari per la disintossicazione da oppiacei

Detto in parole semplici

L’abuso e la dipendenza da oppiacei sono fra le maggiori cause di problemi di salute e sociali, che includono la trasmissione delle infezioni del virus dell’HIV e dell’epatite C, l’aumento della criminalità, l’aumento dei costi sanitari e giudiziari, problemi legati al disgregarsi delle famiglie coinvolte e perdita di produttività.
Le persone dipendenti, particolarmente tra i 15 ed i 34 anni, sono anche ad alto rischio di morte. Il trattamento della crisi d’astinenza da oppiacei (o trattamento disintossicante) rappresenta il primo passo per trattamenti più lunghi e complessi. I sintomi astinenziali includono ansia, brividi, dolori muscolari (mialgia), senso di debolezza, letargia e sonnolenza. Vari agenti farmacologici sono utilizzati per ridurre questi sintomi. Disturbi del sonno e desiderio di assumere la droga (craving) possono persistere per settimane, o addirittura per mesi dopo la fine del trattamento disintossicante e rappresentano la principale causa delle ricadute. Il numero di tossicodipendenti che completano il trattamento disintossicante è esiguo rispetto al numero di chi ricade nell’uso della droga dopo aver completato la disintossicazione. Il trattamento disintossicante consiste nella sostituzione delle droghe con dosi scalari di metadone o di altri farmaci.
Questa revisione sistematica include 20 studi ed un totale di 1907 partecipanti. I partecipanti sono stati randomizzati a ricevere metadone o un altro trattamento farmacologico, per un periodo di tempo che varia da 3 a 30 giorni. I farmaci somministrati in alternativa al metadone sono la clonidina, gli agonisti parziali o totali degli oppiacei quali buprenorfina e LAAM (levo-alfa-acetil-metadolo) e il clordiazepossido.
Uno studio confrontava dosi scalari di metadone con il placebo, registrando severe crisi astinenziali nel gruppo di controllo. Il metadone riduce questi sintomi, ma alla fine del trattamento i pazienti riprendono l’uso di eroina. Non ci sono differenze, invece, tra i vari trattamenti farmacologici, per quanto riguarda il numero di pazienti che portano a termine il trattamento e il numero di astinenze al follow up.
I risultati dimostrano che i vari trattamenti farmacologici sono ugualmente efficaci, mentre i sintomi astinenziali sono diversi a seconda del farmaco e del programma disintossicante adottato. Ad esempio, gli agonisti adrenergici, rispetto al metadone, sono associati ad una pressione sanguigna più bassa.

 

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: Valutare l’efficacia della terapia con metadone a dosi scalari, rispetto al placebo o ad altri trattamenti farmacologici utilizzati per la disintossicazione da oppiacei, nel tollerare e portare a termine il trattamento, oltre a valutare i tassi di ricadute.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 70 studi. Venti di questi, 1907 partecipanti, hanno soddisfatto tutti i criteri di inclusione. Undici sono stati condotti in Europa, 6 in Nord America, 2 in Asia e 1 in Medio Oriente. La durata del trattamento variava dai 3 ai 30 giorni. Quattordici studi sono stati effettuati in regime di ricovero ospedaliero, 6 prevedevano un trattamento ambulatoriale, di cui 1 nell’ambulatorio di una prigione.
Risultati: Non c’è differenza tra la somministrazione di metadone e altri trattamenti farmacologici per quanto riguarda il numero dei pazienti che portano a termine il trattamento. Non è stato possibile cumulare i dati relativi agli altri esiti, ma i singoli studi evidenziano che non c’è ugualmente differenza tra il trattamento con metadone e il trattamento con alfa2 agonisti adrenergici, agonisti degli oppiacei o ansiolitici. Rispetto al placebo, invece, il metadone riduce i sintomi astinenziali e il numero di abbandoni precoci dal regime di trattamento.
I risultati indicano che tutti i farmaci utilizzati negli studi sono ugualmente efficaci sebbene i sintomi astinenziali differiscano a seconda del farmaco utilizzato ed al programma terapeutico adottato.
Conclusioni: I risultati di questa revisione indicano che sia il metadone a dosi scalari sia gli altri farmaci utilizzati, sono efficaci per il trattamento dell’astinenza da oppiacei, sebbene i sintomi astinenziali riportati varino a seconda del farmaco utilizzato o del tipo di programma di trattamento utilizzato. Il numero di pazienti che rimane astinente alla fine del trattamento è simile per tutti i tipi di terapia adottati. La dipendenza più difficile da combattere è quella da eroina, che registra il maggior numero di ricadute.
Gli autori concludono che un intervento di disintossicazione breve non può risolvere una malattia cronica recidivante quale è la dipendenza da oppiacei.

Gruppo:
Drug and Alchol
Fonte: Amato L, Davoli M, Ferri M, Ali R.
Cochrane Database of Systematic Reviews 3, 2008

 

Buprenorfina nel trattamento dell’astinenza da oppiacei

Detto in parole semplici

La dipendenza da oppiacei è una delle cause principali di problemi di salute e sociali. Il trattamento della crisi d’astinenza è il primo passo verso la completa perdita di dipendenza. I risultati degli studi sperimentali inclusi in questa revisione hanno dimostrato che la buprenorfina è più efficace della clonidina e della lofexidina nel ridurre i sintomi astinenziali, trattenere i pazienti nei programmi di trattamento fino al loro completamento. Non vi sono differenze significative per quanto riguarda gli effetti collaterali, ma nel gruppo dei pazienti trattati con buprenorfina si sono registrati meno abbandoni del trattamento. Non ci sono differenze significative, invece, tra il trattamento con buprenorfina e quello con metadone.

 

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: Valutare l’efficacia degli interventi che utilizzano buprenorfina per il trattamento della sindrome astinenziale, degli effetti collaterali e per completare il trattamento.
N° e disegno degli studi: In seguito alla ricerca in letteratura e dopo aver contattato gli autori, sono stati identificati 90 studi. Di questi solo 22, 1728 partecipanti, hanno soddisfatto tutti i criteri di inclusione. Dodici studi sono stati condotti in Nord America, 6 in Europa, 2 in Medio oriente, 1 in Asia e 1 in Australia. 12 studi confrontavano la buprenorfina con gli agonisti adrenergici e 5 studi col metadone.
Risultati: La buprenorfina è più efficace della clonidina, della lofexidina nel migliorare i sintomi dell’astinenza e a ridurre gli abbandoni precoci del trattamento. Nel trattamento dei sintomi astinenziali, invece, non c’è differenza tra il metadone, la buprenorfina o gli agonisti adrenergici.
Conclusioni: La buprenorfina è più efficace degli agonisti adrenergici nel ridurre la sindrome astinenziale e nel provocare meno effetti collaterali, soprattutto di tipo ipotensivo, ma non c’è differenza rispetto al trattamento con il metadone.
Bisogna però approfondire gli aspetti legati ai protocolli di trattamento, in particolar modo stabilire le dosi farmacologiche da utilizzare, la frequenza, la via di somministrazione e la durata del trattamento. L’efficacia del trattamento può essere valutata considerando i segni e i sintomi tipici della fase acuta della disintossicazione, la natura di eventuali segni e sintomi persistenti nonostante l’assunzione di buprenorfina, il manifestarsi di eventuali effetti collaterali dovuti al farmaco.

Gruppo:
Drug and Alchol
Fonte: Gowing L, Ali R, White J.
Cochrane Database of Systematic Reviews 3, 2009

 

Agonisti alfa2 adrenergici per la gestione dell’astinenza da oppiacei

Detto in parole semplici

Il trattamento della crisi d’astinenza da oppiacei rappresenta il primo passo per trattamenti più lunghi e complessi per combattere la dipendenza. I sintomi ed i segni dell’astinenza compaiono, in genere, 6-12 ore dopo l’ultima assunzione di eroina o morfina, e raggiungono il picco di intensità entro 2-4 giorni. La maggior parte dei sintomi fisici scompaiono dopo 7-14 giorni. La crisi di astinenza da metadone compare, invece, dopo 36-48 ore dall’ultima assunzione.
I sintomi d’astinenza sono solitamente trattati con dosi scalari di metadone, terapia però soggetta a restrizioni governative relative alle modalità di prescrizione. Un’alternativa agli agonisti degli oppiacei è la somministrazione di clonidina, un agonista alpha2 adrenergico.
Questa revisione sistematica include 24 studi e un totale di 1834 partecipanti. La revisione valuta l’efficacia degli agonisti alfa2 adrenergici rispetto al placebo o a dosi scalari di metadone e valuta l’efficacia della lofexidina rispetto alla clonidina.
Gli agonisti alfa2 adrenergici, clonidina e lofexidina, si sono dimostrati più efficaci del placebo nel trattamento della sindrome astinenziale e nel trattenere i pazienti in terapia, nonostante gli eventi avversi. Invece, nel confronto con il metadone somministrato a diverse dosi, inoltre, i sintomi astinenziali si manifestano precocemente, mentre riduce la permanenza in trattamento. La clonidina è associata a nausea, mancanza di energia e secchezza della bocca, mentre la lofexidina diminuisce la pressione sanguigna molto più della clonidina. Quindi, nel trattamento dei sintomi astinenziali, non c’è differenza tra gli agonisti alfa2 adrenergici e il metadone, ma quest’ultimo causa meno effetti collaterali e migliora la permanenza dei pazienti nei regimi di trattamento.

 

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: La revisione ha come obiettivo quello di valutare l’efficacia degli agonisti alfa2 adrenergici nella disintossicazione da oppiacei.
N° e disegno degli studi: In seguito alla ricerca in letteratura e dopo aver contattato gli autori, sono stati identificati 58 studi. Di questi solo 24, 1834 partecipanti, hanno soddisfatto tutti i criteri di inclusione. Quindici studi sono stati condotti in Europa, 4 in Asia e in Nord America ed uno in Australia.
Risultati: Dei 24 studi inclusi, 21 erano controllati randomizzati, 13 studi confrontavano gli agonisti alfa2 adrenergici con dosi scalari di metadone.
L’eterogeneità degli studi e delle modalità di valutazione degli esiti considerati ha limitato l’analisi cumulativa dei risultati. Gli agonisti alfa2 adrenergici erano più efficaci del placebo nel migliorare la sindrome astinenziale e, nonostante l’elevato numero di effetti collaterali, la maggior parte dei partecipanti portava a termine il trattamento. Non c’è differenza tra il al metadone somministrato in dosi scalari e gli agonisti alfa2 adrenergici nella cura delle sindromi astinenziali, che si risolvevano però più velocemente con questi ultimi, mentre il trattamento più lungo era sicuramente quello con metadone. La clonidina causa più effetti collaterali rispetto al metadone. Clonidina e lofexidina hanno efficacia simile ma la lofexidina non provoca ipotensione.
Conclusioni: Gli studi inclusi in questa revisione indicano che i trattamenti terapeutici con clonidina e lofexidina e quelli metadone sono ugualmente efficaci, anche nel trattamento dei sintomi astinenziali.
Infine, i dipendenti che rimangono in trattamento più a lungo sono quelli trattati con metadone.

Gruppo:
Drug and Alchol
Fonte: Gowing L, Farrell M, Ali R, White J.
Cochrane Database of Systematic Reviews 2, 2009

 

Trattamenti disintossicanti per adolescenti dipendenti da oppiacei

Detto in parole semplici

L’abuso di sostanze tra gli adolescenti, di età compresa tra 13 e 18 anni, è un problema grave ed è in aumento. E’ quindi necessario identificare dei trattamenti efficaci per questa particolare popolazione. Per ridurre i sintomi astinenziali, gli adulti sono solitamente sottoposti a trattamenti farmacologici che includono metadone, buprenorfina e agonisti alfa2 adrenergici, poco usati nelle terapie per gli adolescenti, ma il numero di persone che completa il trattamento rimane ancora esiguo, mentre è consistente il numero di persone che ricadono nell’uso di droghe. I sintomi astinenziali e il desiderio di assumere droga, possono persistere per settimane o addirittura per mesi dalla fine del trattamento disintossicante. Il successo della terapia è influenzato di norma da una gamma di fattori psicologici, sociali e da fattori legati al tipo di trattamento somministrato.
Questa revisione sistematica include 2 studi che valutano l’efficacia degli interventi farmacologici, associati o meno ad interventi psicosociali, come trattamento disintossicante di adolescenti che assumono eroina. Il primo studio confronta la somministrazione di buprenorfina, assunta in compresse sub linguali per 28 giorni, e la somministrazione di clonidina in cerotti in 36 adolescenti dipendenti da oppiacei. Il secondo studio, invece, confronta l’associazione buprenorfina e naloxone rispetto alla sola buprenorfina.
La buprenorfina è più efficace della clonidina nel ridurre il numero di abbandoni del trattamento, ma non c’è differenza per quanto riguarda la durata e la severità dei sintomi astinenziali. Inoltre, nel gruppo trattato con buprenorfina un maggior numero di adolescenti inizia un trattamento a lungo termine con naltrexone. Il secondo studio evidenzia la maggiore efficacia del trattamento di mantenimento con naltrexone nel ridurre il numero di abbandoni.
Anche se il metadone è più comunemente utilizzato nel trattamento disintossicante per gli adulti, gli autori non hanno trovato alcuno studio che valutasse la sua efficacia negli adolescenti.

 

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: Valutare l’efficacia di qualsiasi intervento farmacologico mirato alla disintossicazione, da solo o associato ad interventi psicosociali, per trattare adolescenti (13-18 anni) dipendenti da oppiacei.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 9 studi, ma solo due, per un totale di 190 partecipanti, hanno soddisfatto tutti i criteri di inclusione. Entrambi gli studi sono stati condotti negli USA.
Risultati: Uno studio confrontava il trattamento disintossicante con buprenorfina con la clonidina. Tra i due trattamenti non c’è differenza in termini di drop out e cura dei sintomi astinenziali. Nel gruppo trattato con buprenorfina un maggior numero di persone iniziarono un trattamento con naltrexone.
Il secondo studio confrontava il trattamento di mantenimento con buprenorfina in associazione con il naloxone, con la sola buprenorfina. Il trattamento di mantenimento è più efficace della sola buprenorfina per i quanto riguarda i drop out, mentre non c’è differenza tra i due trattamenti in termini di continuata assunzione di oppiacei.
Conclusioni: E’ difficile trarre conclusioni sulla base di soli due studi, che, inoltre, non valutavano il trattamento con metadone, che è il più utilizzato per la dipendenza da oppiacei. Infine è difficile poter condurre uno studio sperimentale che arruoli pazienti adolescenti soprattutto per motivi etici.

Gruppo:
Drug and Alchol
Fonte: Minozzi S, Amato L, Davoli M.
Cochrane Database of Systematic Reviews 2, 2009

 

Antagonisti degli oppiacei associati agli agonisti adrenergici per il trattamento dell’astinenza da oppiacei

Detto in parole semplici

Gli antagonisti degli oppiacei inducono astinenza legandosi a specifici recettori cerebrali. Gli agonisti adrenergici, agendo con un meccanismo non-oppioide, possono ridurre l’astinenza indotta dagli antagonisti degli oppiacei. L’uso combinato di queste sostanze per il trattamento della disintossicazione da oppiacei è quindi plausibile, ma le prove riguardo l’efficacia di questo intervento sono di bassa qualità.

 

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: La revisione ha come obiettivo quello di valutare l’efficacia degli interventi che utilizzano gli antagonisti degli oppiacei in associazione a farmaci in grado di controllare i sintomi astinenziali, indicendo un lieve effetto sedativo.
Gli esiti considerati sono l’intensità della sindrome astinenziale, gli effetti collaterali ed il completamento del trattamento.
N° e disegno degli studi: Sono stati individuati 40 studi dalla ricerca in letteratura e dopo aver contattato gli autori. Solo 9 studi, e 837 partecipanti, hanno soddisfatto tutti i criteri di inclusione. Cinque studi sono stati condotti in Europa e 4 in Nord America.
Risultati: Anche se la qualità degli studi è bassa, l’astinenza indotta dagli antagonisti degli oppiacei in associazione agli agonisti adrenergici è più severa di quella trattata con clonidina o lofexidina, ma meno duratura. Dopo la somministrazione della prima dose di antagonisti degli oppiacei (> 25mg di naltrexone), alcuni pazienti possono presentare episodi di delirio. Questo tipo di trattamento sembrerebbe favorire il completamento del trattamento, ma la dimensione del beneficio è fortemente incerta.
Conclusioni: La terapia con antagonisti degli oppiacei (naltrexone, naloxone o entrambi) in associazione ad agonisti alfa2 adrenergici è un possibile trattamento per la gestione dell’astinenza. Non è chiaro se questo tipo di approccio riduca la durata della sindrome astinenziale e/o favorisca il passaggio verso trattamenti con naltrexone. Gli autori consigliano, nelle prime ore successive alla somministrazione dell’antagonista, il monitoraggio dei pazienti, data la possibilità d’insorgenza di vomito, diarrea e delirio.
Per confermare l’efficacia di questo intervento sono necessari ulteriori studi, che indaghino anche gli eventuali effetti collaterali, i dosaggi più efficaci da somministrare e gli approcci utili a trattenere i pazienti in trattamento, in modo tale da favorire l’ingresso in regimi di trattamento di mantenimento con naltrexone.

Gruppo:
Drug and Alchol
Fonte: Gowing L, Ali R, White J.
Cochrane Database of Systematic Reviews 4, 2009

 

Antagonisti degli oppiacei somministrati sotto sedazione o anestesia per il trattamento dell’astinenza da oppiacei

Detto in parole semplici

I tossicodipendenti, a volte, si sottopongono ad anestesia o sedazione per un rapido trattamento disintossicante, durante il quale vengono anche somministrate sostanze antagoniste degli oppiacei. Gli studi sperimentali inclusi in questa revisione evidenziano che questo trattamento disintossicante è sicuramente più rapido rispetto alla somministrazione di dosi scalari di metadone o di clonidina. L’anestesia, inoltre, riduce l’intensità dei sintomi astinenziali, ma aumenta il rischio di eventi avversi gravi. La mancanza di benefici aggiuntivi e l’aumento dei rischi anche gravi per la salute, suggeriscono che questa forma di trattamento non dovrebbe essere perseguita né tanto meno implementata.

 

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: Obiettivo di questa revisione è valutare l’efficacia del trattamento con antagonisti degli oppiacei, somministrati in seguito a sedazione o anestesia, nell’indurre astinenza. I principali esiti considerati sono l’intensità della sindrome astinenziale, gli effetti collaterali ed il completamento del trattamento.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 40 studi, ma solo 9, 1109 partecipanti, hanno soddisfatto i criteri di inclusione. Sei studi sono stati condotti in Europa, uno in Nord America, in Australia e in Asia.
Risultati: Gli antagonisti sono più efficaci nel trattamento di disintossicazione, ma hanno breve durata rispetto alla somministrazione di dosi scalari di metadone. Il dosaggio di naltrexone, utile per bloccare gli effetti degli oppiacei, poteva essere stabilito più facilmente rispetto a quello della clonidina, associata a farmaci sintomatici.
La sedazione del paziente, prima della somministrazione del farmaco, influenzava la durata e l’intensità della sindrome astinenziale, sebbene la durata dell’anestesia può influenzare la severità di tale sindrome. Inoltre con la sedazione profonda aumenta il rischio di avere eventi avversi, sia rispetto alla sedazione leggera sia rispetto ad altre forme di disintossicazione.
Conclusioni: Confrontata con la sedazione leggera, la sedazione profonda non sembra fornire ulteriori vantaggi in termini di minore severità della sindrome astinenziale e maggior numero di persone che iniziano un trattamento con naltrexone. Data la possibile ricorrenza di effetti collaterali gravi, questo trattamento non dovrebbe essere consigliato. Gli alti costi e le poche risorse disponibili, suggeriscono di non implementare quest’intervento nella pratica clinica.

Gruppo:
Drug and Alchol
Fonte: Gowing L, Ali R, White J.
Cochrane Database of Systematic Reviews 1, 2010

 

 

Trattamenti psicosociali associati a trattamenti farmacologici nel trattamento della disintossicazione da oppiacei

Detto in parole semplici

Le persone che abusano di oppiacei, e poi ne divengono dipendenti, hanno spesso problemi di salute e difficoltà sociali. Farmaci quali il metadone e la buprenorfina agiscono come sostitutivi della sostanza stupefacente e, riducendo i sintomi fisici dell’astinenza, aiutano le persone dipendenti a disintossicarsi e a vincere la dipendenza. Tuttavia durante la disintossicazione possono presentarsi sintomi di disagio psicologico che possono essere molto dolorosi.
Spesso è proprio una crisi personale che induce il tossicodipendente a tentare di interrompere l’assunzione di droga, inoltre è importante individuare i motivi psicologici che hanno provocato la dipendenza. A volte per affrontare lo stress le persone ricorrono a sostanze che modificano l’umore.
Succede anche che dopo la disintossicazione molte persone riprendono ad assumere eroina. Le ricadute sono un problema importante per la riabilitazione di questi soggetti. Le condizioni psicologiche, comportamentali e sociali che hanno contribuito all’insorgere ed all’instaurarsi della dipendenza possono essere ancora presenti anche quando la dipendenza fisica è stata superata e questo rende la terapia psicosociale veramente importante. I trattamenti psicosociali includono le terapie comportamentali, il counseling e le terapie familiari.
Questa revisione sistematica include 9 studi ed un totale di 716 partecipanti.
Gli studi inclusi valutano l’efficacia del trattamento psicosociale, che varia dalle due alle 26 settimane, in associazione al trattamento farmacologico. Questa associazione aumenta il numero di persone che completano il trattamento, riduce l’assunzione di oppiacei durante il trattamento, aumenta il numero di astinenti al follow-up e riduce il numero di persone che non si presentano alle visite psicologiche e cliniche prestabilite. Quest’ ultimo dato è interessante perché la regolare frequenza dell’ambulatorio può essere d’aiuto per interrompere l’assunzione di droghe ed offre allo staff la possibilità di colloquiare con il paziente riguardo i suoi problemi psichiatrici, di lavoro e di altri argomenti correlati o meno con le droghe stesse. La variabilità della popolazione tossicodipendente e la grande variabilità dei trattamenti psicosociali disponibili rende difficile individuare un singolo intervento terapeutico da proporre.

 

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: L’obiettivo di questa revisione è la valutazione dell’efficacia dell’associazione di qualsiasi trattamento psicosociale con qualsiasi trattamento farmacologico per la disintossicazione da oppiacei. Gli esiti valutati riguardano il completamento del trattamento, la riduzione dell’uso di sostanze e il miglioramento delle condizioni di salute psico-fisica e sociali.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 58 studi, ma solo 9, 716 partecipanti, hanno soddisfatto tutti i criteri di inclusione. Otto studi sono stati condotti negli USA ed uno in Europa.
Risultati: Gli studi inclusi nella revisione consideravano cinque diversi interventi psicosociali e due diversi trattamenti farmacologici: metadone e buprenorfina. Il trattamento farmacologico associato a quello psicosociale è più efficace del solo trattamento farmacologico nel ridurre l’uso di oppiacei e gli abbandoni del trattamento stesso, oltre a migliorare la compliance.
Conclusioni: I risultati della revisione dimostrano che l’associazione di un qualsiasi trattamento psicosociale ad un trattamento farmacologico mirato alla disintossicazione è efficace nel mantenere i pazienti in terapia, nel ridurre l’uso di oppiacei, nell’aumentare il numero di persone astinenti al follow up e migliora la compliance.
Il trattamento disintossicante, che ha lo scopo di attenuare la severità dei sintomi astinenziali, può essere solo parzialmente efficace per un disturbo cronico recidivante quale è la dipendenza da oppiacei, ma rappresenta un passo essenziale per poter accedere a trattamenti drug free più lunghi. La sua efficacia aumenta in associazione a trattamenti psicosociali, come dimostrato da questa revisione. L’eterogeneità delle misure di valutazione degli outcome ha, purtroppo, limitato la possibilità di cumulare i dati.

Gruppo:
Drug and Alchol
Fonte: Amato L, Minozzi S, Davoli M, Vecchi S, Ferri M, Mayet S.
Cochrane Database of Systematic Reviews 3, 2008

 

Confronto tra trattamenti residenziali e trattamenti ambulatoriali per la dipendenza da oppiacei

Detto in parole semplici

La dipendenza da oppiacei, come eroina, morfina e codeina, è un problema difficile da affrontare e risolvere. Il primo passo è la disintossicazione, accompagnata però da numerosi sintomi spiacevoli e dolorosi. La maggior parte dei dipendenti preferisce sottoporsi ad un trattamento residenziale ed assumere metadone, rimanendo in un ambiente protetto, senza alcun accesso alla droga.
D’altro canto i trattamenti residenziali hanno costi elevati e possono interferire con la vita del paziente. Sono disponibili un numero sempre maggiore di trattamenti ambulatoriali che offrono terapie farmacologiche e supporto psicologico, consentendo al paziente di non rinunciare alla propria vita sociale, familiare e lavorativa. Alcuni distretti mettono anche a disposizione i centri diurni, ed eventualmente anche strutture residenziali. Questa revisione sistematica include un solo studio condotto nel 1975 con 40 partecipanti e valuta l’efficacia dei trattamenti residenziali rispetto a quelli ambulatoriali per la disintossicazione da oppiacei. Lo studio conclude che il trattamento residenziale può essere più efficace di quello ambulatoriale nel breve termine, ma nei tre mesi successivi alla disintossicazione, i pazienti riprendono ad assumere eroina.
Dovrebbero, per cui, essere condotte ricerche approfondite che valutino i costi e i benefici del trattamento residenziale, soprattutto per coloro che abusano di più sostanze.

 

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: L’obiettivo di questa revisione è la valutazione dell’efficacia dei trattamenti residenziali di qualsiasi tipo rispetto ai trattamenti ambulatoriali per la disintossicazione da oppiacei.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 3 studi, ma solo uno ha soddisfatto i criteri di inclusione. Lo studio è stato condotto in Nord america e confrontava un intervento disintossicante con metadone somministrato in ambiente ospedaliero con un intervento ambulatoriale anch’esso con metadone a dosi scalari. In entrambi i gruppi il dosaggio di metadone era in relazione alle esigenze individuali ma non poteva superare il dosaggio iniziale di 40 mg. A tutti i partecipanti era offerta la possibilità di usufruire di counseling individuale. La durata del trattamento era di 10 giorni. Sono stati trattati 40 pazienti, con un’età media di 22 anni, e sebbene i dati non fossero riportati, gli autori dello studio originale affermavano che il campione era composto prevalentemente da persone bianche, single e di sesso maschile. Per il 75% del campione era il primo trattamento disintossicante cui si sottoponevano.
Risultati: il 70% dei pazienti sottoposti a trattamento residenziali erano completamente disintossicati al termine dell’intervento, contro il 37% dei pazienti in regime ambulatoriale. Non c’è differenza tra i due trattamenti per quanto riguarda i persi al follow-up (30% dei residenziali vs 33% degli ambulatoriali) e il numero di ricadute. Il 27% dei pazienti trattati in ambulatorio non ha mai smesso di fare uso di eroina nonostante la somministrazione di metadone.
Gli autori non riportano né il metodo utilizzato per determinare la ricaduta nell’uso di eroina né la frequenza dei contatti con i partecipanti durante il periodo di follow-up.
Conclusioni: I risultati di questa revisione dimostrano che le prove disponibili non sono sufficienti per guidare i clinici nella scelta fra trattamento residenziale o ambulatoriale.
Gruppo: Drug and Alchol
Fonte: Day E, Ison J, Strang J.
Cochrane Database of Systematic Reviews 3, 2008

Inserito da Valentina Pecoraro il Ven, 24/06/2011 - 12:22