Revisioni sistematiche sui trattamenti per i disturbi da abuso e/o dipendenza da alcol

Il Gruppo editoriale Cochrane su Droghe ed Alcool, che si è costituito nel 1998, è parte della Collaborazione Cochrane e si occupa della conduzione di revisioni sistematiche dei trial sulla prevenzione, il trattamento e la riabilitazione dall’uso di sostanze psicoattive. Composto di otto editori che operano in Australia, Cina, Gran Bretagna, USA ed Italia, il gruppo ha base editoriale a Roma presso il Dipartimento di Epidemiologia della ASL RME.
Tutte le revisioni pubblicate dal gruppo Droghe e Alcool si presentano con uno schema fisso: “Detto in parole semplici”- un riassunto di facile lettura – e “Riassunto completo della revisione” -  che riporta maggiori dettagli sul metodo ed i risultati.

DISTURBI DA ABUSO/DIPENDENZA DA ALCOL

Aggiornato al 30/12/2010 (Cochrane Library, issue 1,2011)

1. Antagonisti degli oppiacei per la dipendenza da alcol

2. Farmaci anticonvulsivi per l’astinenza da alcol

3. Benzodiazepine per l’astinenza da alcol

4. l protossido d’azoto per il trattamento dell’astinenza da alcol

5. Acido gamma-idrossibutirrico (GHB) per il trattamento dell’astinenza da alcol e la prevenzione delle ricadute

6. Acamprosato per il trattamento della dipendenza da alcol

7. Baclofen per il trattamento dell’astinenza da alcol

8. Interventi farmacologici per donne alcoliste in trattamento durante la gravidanza

9. Alcolisti Anonimi e altri programmi dei 12 passi per la dipendenza da alcol

10. Efficacia degli interventi brevi condotti in Pronto Soccorso per il trattamento dell’eccessiva assunzione di alcol

11. Interventi brevi per forti bevitori ricoverati in reparti di Medicina Generale

12. Interventi psicosociali per donne alcoliste in trattamento durante la gravidanza

Antagonisti degli oppiacei per la dipendenza da alcoL

Detto in parole semplici

La dipendenza da alcol è una malattia cronica che si sviluppa quando l’alcol è assunto in grandi quantità per un lungo periodo. L’alcol agisce su varie regioni cerebrali e sui recettori degli oppiacei responsabili degli effetti euforici e piacevoli dell’alcol. Il naltrexone e il nalmefene sono antagonisti degli oppiacei che, bloccando questi effetti gradevoli, possono ridurre la “piacevolezza” e la voglia di bere, aiutando così i dipendenti.
Questa revisione sistematica include 50 studi e 7793 partecipanti in trattamento per un periodo superiore a tre mesi. I risultati mostrano che la somministrazione di naltrexone riduce la frequenza e la quantità di alcol assunta rispetto al placebo e in media 1 paziente su 9 ne trae beneficio. Il naltrexone, inoltre, non provoca eventi avversi gravi ma ricorrono sintomi gastrointestinali come nausea, mal di stomaco e perdita dell’appetito.
Per quanto riguarda la somministrazione a lento rilascio per via iniettiva, utile per chi ha difficoltà ad assumere i farmaci e il trattamento con nalmefene i dati sono ancora troppo pochi perché possano trarre conclusioni attendibili sulla loro efficacia. Tuttavia, sulla base di pochi dati disponibili, il suo effetto sembra simile a quello del naltrexone orale.
Il naltrexone non provoca dipendenza e, al contrario del disulfiram, un'altra sostanza utilizzata per la dipendenza da alcol, non provoca effetti spiacevoli se assunto contemporaneamente all’alcol.

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: Verificare l’efficacia e la tollerabilità del trattamento con antagonisti degli oppiacei per la dipendenza da alcol.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 94 studi, di questi 50, 7793 partecipanti, rispondevano ai criteri di inclusione. Trentadue studi sono stati condotti in Nord America, 9 in Europa, 3 in Asia, 3 in Australia e 3 in Sud America.
Risultati: Rispetto al placebo, il naltrexone riduce dell’83% il rischio di bere e di circa il 4% il numero di giorni in cui si assume alcol. Si sono osservati degli effetti statisticamente significativi anche rispetto al numero di giorni in cui si beve, alla quantità di alcol assunta e ai valori di gamma-glutamintransferasi, mentre i risultati riguardanti il ritornare a bere (in qualsiasi quantità) non raggiungono la significatività statistica. Gli effetti collaterali associati all’assunzione di naltrexone erano principalmente problemi gastrointestinali come la nausea ed effetti sedativi come la sonnolenza diurna. Pochi studi confrontavano il naltrexone iniettabile e il nalmefene e i risultati non erano mai statisticamente significativi. I risultati degli studi sponsorizzati dall’industria non differivano significativamente dagli altri e il test di regressione lineare non ha indicato rischi di publication bias (p=0.765).
Conclusioni: Il naltrexone è sicuro ed efficace per trattare la dipendenza da alcol. Sebbene la grandezza dell’effetto sia modesta questi risultati, a causa della natura recidivante del disturbo di dipendenza da alcol e delle limitate scelte terapeutiche oggi disponibili, non vanno sottovalutati.

Gruppo: Drug and Alchol
Fonte: Rösner S, Hackl-Herrwerth A, Leucht S, Vecchi S, Srisurapanont M, Soyka M.
Cochrane Database of Systematic Reviews 12, 2010

 

Farmaci anticonvulsivi per l’astinenza da alcol

Detto in parole semplici

Questa revisione riassume i risultati di 48 studi controllati randomizzati che valutano l’efficacia e la sicurezza dei farmaci anticonvulsivi per il trattamento della sindrome di astinenza da alcol.
Vi sono pochi dati disponibili sull’efficacia degli anticonvulsivi rispetto al placebo per il trattamento della sindrome di astinenza da alcol, mentre nei confronti tra anticonvulsivi e altri farmaci non si evidenziano forti differenze in termini di successo della terapia. I dati riguardanti la sicurezza dei farmaci sono pochi e frammentari. Sono necessari, per cui, studi di maggiori dimensioni e ben disegnati.

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: Valutare l’efficacia e la sicurezza dei farmaci anticonvulsivi nel trattamento dell’astinenza da alcol.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 91 studi. Di questi 56, 4151 partecipanti, hanno soddisfatto tutti i criteri di inclusione. Trentatré studi sono stati condotti in Europa, 18 in Nord America, 4 in Australia ed 1 in Asia.
Risultati: Nel confronto con il placebo non si sono evidenziate differenze statisticamente significative per nessuno dei sei esiti considerati.
Tre studi, 262 partecipanti, confrontavano i farmaci anticonvulsivi con la carbamazepina e le benzodiazepine oxazepam e loranzepam. Solo in questo caso i risultati sono statisticamente significativi e a favore degli anticonvulsivi per il trattamento dei sintomi astinenziali valutati con la scala CIWA-Ar score. Per tutti gli altri esiti i risultati non sono mai statisticamente significativi.
Il confronto tra i diversi anticonvulsivi riporta risultati non statisticamente significativi per entrambi gli esiti considerati.
Il confronto tra anticonvulsivi in associazione ad altri farmaci verso altri farmaci non ha riportato risultati significativi per i tre esiti considerati. La paraldeide associata al cloralio idrato, valutata in un unico studio di 72 partecipanti, causa meno effetti collaterali potenzialmente mortali rispetto clordiazepossido.
Conclusioni: I risultati di questa revisione non forniscono prove sufficienti in favore del trattamento con anticonvulsivanti per la sindrome di astinenza da alcol. Sebbene gli effetti collaterali non siano stati riportati in modo rigoroso, sembra che gli anticonvulsivanti ne provochino pochi.

Gruppo: Drug and Alchol
Fonte: Minozzi S, Amato L, Vecchi S, Davoli M.
Cochrane Database of Systematic Reviews 3, 2010

 

Benzodiazepine per l’astinenza da alcol

Detto in parole semplici

Questa revisione riassume i risultati di 64 studi controllati randomizzati che valutano l’efficacia e la sicurezza delle benzodiazepine per il trattamento della sindrome di astinenza da alcol.
I risultati degli studi hanno dimostrato che, rispetto al placebo, le benzodiazepine sono più efficaci nel ridurre gli attacchi epilettici associati alla sindrome di astinenza da alcol e hanno un effetto protettivo maggiore anche nei confronti di altri farmaci. I dati relativi alla sicurezza dei farmaci sono pochi e frammentari.

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: Valutare l’efficacia e la sicurezza delle benzodiazepine nel trattamento dell’astinenza da alcol.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 91 studi. Di questi solo 64, 4331 partecipanti, hanno soddisfatto tutti i criteri di inclusione. Trentadue studi sono stati condotti in Nord America, 26 in Europa, 3 in Asia, 2 in Sud Africa ed 1 in Australia.
Risultati: Le benzodiazepine sono più efficaci del placebo nella gestione delle crisi convulsive, outcome considerato solo in 3 studi con 324 partecipanti. Non è stata osservata nessun’altra differenza statisticamente significativa.
Rispetto ad altri farmaci, le benzodiazepine sono più efficaci nel controllo delle crisi convulsive, del delirio, nel ridurre gli effetti collaterali potenzialmente mortali, il numero di abbandoni, anche quelli dovuti agli effetti collaterali. Questa efficacia è riportata anche nella valutazione globale fatta dal medico alla fine del trattamento. Invece i risultati sono a favore del gruppo di controllo nella valutazione dei sintomi astinenziali valutati con la scala CIWA-Ar a 48 ore dall’inizio ed alla fine del trattamento. Un solo studio con 61 partecipanti riporta un risultato statisticamente significativo a favore del gruppo di controllo nella valutazione dell’ansia misurata con la scala di Hamilton. Confrontando tra loro le diverse benzodiazepine, i risultati non sono mai statisticamente significativi, ma il clordiazepossido è il principio attivo che sembra essere più efficace. Il confronto tra le benzodiazepine associate ad altri farmaci verso altri farmaci, non è statisticamente significativo per gli esiti considerati.
Un solo studio con 159 partecipanti considera la somministrazione dei farmaci a dosaggi fissi o scalari a seconda delle condizioni del paziente. Questa seconda modalità sembra migliorare i sintomi astinenziali, valutati con la scala CIWA-Ar alla fine del trattamento. Dato che questo risultato proviene da un unico studio, deve essere valutato con molta cautela.
Conclusioni: Nel trattamento della sindrome astinenziale da alcol, le benzodiazepine sono più efficaci del placebo nella gestione degli attacchi epilettici e più protettive rispetto ad altri farmaci per gli altri esiti. Tuttavia, non è possibile giungere a conclusioni definitive sulla loro efficacia e sicurezza a causa dell’eterogeneità degli studi inclusi, sia per quanto riguarda gli interventi considerati, sia per il modo in cui sono riportate le misure di esito.

Gruppo: Drug and Alchol
Fonte: Amato L, Minozzi S, Vecchi S, Davoli M.
Cochrane Database of Systematic Reviews 3, 2010

 

Il protossido d’azoto per il trattamento dell’astinenza da alcol

Detto in parole semplici

L’alcolismo rappresenta un problema globale e si stima che circa il 5-10% della popolazione mondiale presenta disturbi correlati all’assunzione di alcol. Una delle principali conseguenze della dipendenza è la sindrome astinenziale.
Questa revisione studia l’efficacia dell’analgesico protossido d’azoto nel trattamento dell’astinenza da alcol. Tutti gli studi sperimentali inclusi sono stati condotti in regime di ricovero ospedaliero, sebbene il protossido d’azoto possa essere somministrato anche ambulatorialmente.
Uno studio incluso nella revisione riporta risultati favorevoli al protossido d’azoto come sedativo per trattare le sindromi di astinenza da alcol lievi o moderate. Al tempo stesso non offre prove circa l’utilità del suo utilizzo nel trattamento dell’astinenza acuta. Non si evidenziano differenze significative per quanto riguarda l’ansia e la depressione. Per confermare questi risultati servono ulteriori studi di buona qualità metodologica.

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: Valutare l’efficacia del protossido di azoto (PAN) nel trattare l’astinenza da alcol.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 15 studi. Solo 5, per un totale di 212 partecipanti, hanno soddisfatto tutti i criteri di inclusione. Tutti gli studi sono stati condotti in Sud Africa.
Risultati: Nel confronto con le benzodiazepine, non si sono osservate differenze statisticamente significative per nessuno dei due esiti considerati.
I risultati indicano che il trattamento con PAN può essere rapidamente efficace per le sindromi astinenziali leggere o moderate. La velocità dell’effetto terapeutico del PAN, associato al fatto che richiede una sedazione minima, può favorire un ingresso più rapido dei pazienti nei trattamenti psicosociali.
Conclusioni: I risultati della revisione non possono essere generalizzabili dato l’esiguo numero di studi e di partecipanti inclusi. Gli autori auspicano lo sviluppo di studi di buona qualità e con alto numero di partecipanti in grado di confermare questi risultati e di fare una valutazione costo-efficacia del trattamento.

Gruppo: Drug and Alchol
Fonte: Gillman MA, Lichtigfeld FJ, Young TN.
Cochrane Database of Systematic Reviews 4, 2008

 

Acido gamma-idrossibutirrico (GHB) per il trattamento dell’astinenza da alcol e la prevenzione delle ricadute

Detto in parole semplici

L’uso continuato di alcol può causare dipendenza. La persona dipendente sperimenta una sindrome da astinenza quando cessa l’assunzione. Il principale obiettivo del trattamento della sindrome di astinenza è quello di ridurre il più possibile i sintomi e facilitare l’entrata del paziente in programmi di trattamento più lunghi così che l’individuo possa raggiungere e mantenere uno stato di astinenza. I sintomi astinenziali sono tremore, nausea, ansia, irrequietezza ed insonnia fino a quelli più gravi come attacchi epilettici, allucinazioni, agitazione e delirio che possono progredire verso il coma e l’arresto cardiaco.
I farmaci utilizzati per il trattamento dell’astinenza includono le benzodiazepine, gli anticonvulsivi, ed anche l’acido gamma-idrossibutirrico. Questo farmaco era inizialmente commercializzato anche come integratore alimentare per i body builder, ma è stato ritirato dal commercio a causa degli eventi avversi ad esso collegati. Questa revisione sistematica include 13 studi controllati randomizzati e 648 partecipanti. Sei studi e 286 partecipanti, valutavano l’efficacia dell’acido gamma-idrossibutirrico nel ridurre la sindrome astinenziale. I risultati, mostrano che l’acido gamma-idrossibutirrico, confrontato col placebo, potrebbero ridurre questi sintomi, mentre non si osservano differenze tra acido gamma-idrossibutirrico e benzodiazepine o l’anticonvulsivo clormetiazolo, così come in tutti gli altri confronti le differenze non erano mai significative.
Sei studi e 362 partecipanti, testano l’uso dell’acido gamma-idrossibutirrico per trattare la dipendenza da alcol e prevenire le ricadute. L’acido gamma-idrossibutirrico sembra essere più efficace del naltrexone e del disulfiram per mantenere l’astinenza e prevenire il craving, ma i risultati devono essere confermati poiché gli studi includono solo 98 partecipanti. Gli effetti avversi più frequentemente riportati sono capogiri e vertigini, che sembrerebbero essere dose-dipendenti.

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: Valutare l’efficacia e la tollerabilità del trattamento con acido gamma-idrossibutirrico (GHB) per la sindrome di astinenza da alcol e per prevenire le ricadute.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 35 studi, di questi solo 13, 648 partecipanti, avevano le caratteristiche necessarie per essere inseriti nella revisione. Tutti gli studi sono stati condotti in Europa (11 in Italia, 1 in Germania ed 1 in Austria).
Risultati: I risultati di un solo studio che include 23 partecipanti riportano che il GHB, somministrato in dose da 50 mg, è più efficace del placebo nel trattamento dei sintomi da astinenza da alcol. Nel gruppo placebo si registrano meno effetti collaterali, infatti nessun paziente ha riportato vertigini, contro i 7 pazienti su 11 del gruppo GHB. Per quanto riguarda gli effetti collaterali tollerabili, due studi, 99 partecipanti, non evidenziano differenze statisticamente significative tra i due trattamenti.
Due studi, 102 partecipanti, confrontavano GHB con il diazepam (benzodiazepina), ma i risultati non sono statisticamente significativi. Uno studio con 21 pazienti riporta risultati a favore del trattamento con 50 mg di GHB per i sintomi astinenziali, rispetto al clormetiazolo (anticonvulsivo), invece il clormetiazolo è più efficace del GHB 100 mg in uno studio che arruola 98 partecipanti per quanto riguarda gli effetti collaterali.
Il GHB è più efficace del placebo dopo tre mesi di trattamento per quanto concerne il tasso di astinenti, il controllo dell’assunzione di alcol, le ricadute e il numero di bevande alcoliche assunte quotidianamente, in uno studio con 71 partecipanti. Inoltre il GHB è risultato più efficace del naltrexone (2 studi, 64 partecipanti) e del disulfiram (1 studio, 59 partecipanti) quando si valutano gli astinenti rispettivamente a 3 e 12 mesi dall’inizio del trattamento.
I risultati provenienti da un unico studio però non possono essere generalizzabili.
Conclusioni: Vi sono poche prove e di bassa qualità che attestino l’efficacia del GHB rispetto al placebo nel trattamento dell’astinenza e nella prevenzione delle ricadute ed del “carving” dopo tre mesi dall’inizio del trattamento, mentre si riscontra alta incidenza di eventi avversi nelle persone trattate con GHB. Non c’è differenza tra il GHB e le benzodiazepine o il clormetiazolo nel trattamento della sindrome astinenziale, mentre il GHB sembra essere più efficace del naltrexone e del disulfiram nel prevenire il craving e le ricadute a medio termine. Sia il trattamento con GHB sia quello con benzodiazepine, naltrexone o disulfiram provocano eventi avversi più o meno gravi.
Infine i pazienti dipendenti da più sostanze hanno un rischio maggiore di sviluppare dipendenza da GHB o farne un uso improprio fino all’abuso. Al momento non ci sono prove a favore dell’efficacia del trattamento con GHB.

Gruppo: Drug and Alchol
Fonte: Leone MA, Vigna-Taglianti F, Avanzi G, Brambilla R, Faggiano F.
Cochrane Database of Systematic Reviews 2, 2010

 

Acamprosato per il trattamento della dipendenza da alcol

Detto in parole semplici

La dipendenza da alcol è un importante fattore di rischio per la salute, può causare disabilità ed essere causa di morte sia nei paesi sviluppati sia in quelli in via di sviluppo. Per questo c’è bisogno di efficaci strategie che aiutino le persone a ridurre l’assunzione eccessiva di alcol e/o a mantenere l’astinenza dopo la disintossicazione. Gli interventi psicosociali hanno dimostrato efficacia limitata, che può essere migliorata associando delle terapie farmacologiche.
Questa revisione sistematica valuta l’efficacia dell’acamprosato, un antagonista sintetico del glutammato, per il trattamento della dipendenza da alcol.
La revisione sistematica include 24 studi controllati randomizzati con un totale di 7059 pazienti trattati in regime ambulatoriale. I pazienti inclusi sono tutti adulti di sesso maschile con età media di 42 anni, solo uno studio include adolescenti. La maggior parte degli studi sono stati condotti in Europa, ma anche negli USA, in Corea del Sud, in Australia ed in Brasile. Tre studi confrontano l’acamprosato con il naltrexone e non evidenziano differenze significative tra i due farmaci.
I risultati mostrano che l’acamprosato può essere efficace e sicuro per aiutare a mantenere l’astinenza dopo la disintossicazione. Gli interventi psicosociali in associazione con acamprosato riducono il rischio di recidiva e incrementano il numero degli astinenti rispetto al placebo. Sebbene questi effetti siano di modesta entità, i benefici di questo trattamento non vanno sottovalutati a causa della natura recidivante del disturbo di dipendenza da alcol e delle limitate possibilità terapeutiche oggi disponibili. L’effetto avverso più comunemente riportato è stato la diarrea. L’effetto dell’acramposato era simile sia negli studi sponsorizzati dall’industria sia in quelli che non lo erano.

Riassunto completo della revisione

Obiettivi:
Valutare l’efficacia e la tollerabilità del trattamento con acamprosato rispetto al placebo e/o altri framaci.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 48 studi, ma solo 24, per un totale di 7059 partecipanti, incontravano i criteri di inclusione. Diciannove studi sono stati condotti in Europa, 2 in Nord America, 1 in Asia, Australia e Sud America.
Risultati: L’acamprosato si è dimostrato più efficace del placebo nel ridurre il rischio di assumere alcol e nel favorire la durata dell’astinenza, mentre non c’è differenza rispetto il gammaglutamin-transferasi. La diarrea era l’effetto collaterale più frequentemente riportato nel gruppo trattato con acamprosato rispetto al gruppo placebo.
I risultati degli studi sponsorizzati dall’Industria non differivano significativamente dagli altri e il test di regressione lineare non ha indicato rischi di publication bias
Conclusioni: Il trattamento con acamprosato sembra essere efficace nel mantenimento dell’astinenza. Sebbene la grandezza dell’effetto sia modesto, questi risultati non vanno sottovalutati a causa della natura recidivante del disturbo di dipendenza da alcol e delle limitate opzioni terapeutiche oggi disponibili.

Gruppo: Drug and Alchol
Fonte: Rösner S, Hackl-Herrwerth A, Leucht S, Lehert P, Vecchi S, Soyka M.
Cochrane Database of Systematic Reviews 9, 2010

 

Baclofen per il trattamento dell’astinenza da alcol

Detto in parole semplici

Recentemente il baclofen (Lioresal) è stato introdotto nella pratica clinica per ridurre i sintomi di astinenza in pazienti alcolisti e non sono stati osservati effetti collaterali significativi.
Questa revisione sistematica si propone di valutare l’efficacia del baclofen nel trattamento dei sintomi dell’astinenza da alcol.
La ricerca della letteratura ha dato risultati deludenti e solo uno studio ha soddisfatto i criteri di inclusione. In questo studio il baclofen si è dimostrato efficace, sicuro e ben tollerato. Per confermare questi risultati sono necessari più studi ben disegnati. Allo stato attuale, le prove sono insufficienti per consigliare il suo uso nella pratica clinica.

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: Valutare l’efficacia e la sicurezza del baclofen nei pazienti con sindrome di astinenza da alcol.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 7 studi. Di questi solo uno con 37 partecipanti ha soddisfatto tutti i criteri di inclusione. Lo studio è stato condotto in Europa e confrontava il baclofen con il diazepam.
Risultati: Nessun partecipante in entrambi i gruppi ha abbandonato precocemente il trattamento né ha presentato effetti collaterali. Non c’è differenza tra i due trattamenti per gli outcome relativi alla diminuzione della compliance, dei punteggi CIWA-Ar riguardanti ansia, agitazione, sudorazione e tremori e dei valori di AST, ALT, GGT e MCV.
Conclusioni: Non vi sono prove sufficienti per raccomandare il baclofen nella pratica clinica e vi è necessità di ulteriori studi che valutino la sua efficacia e sicurezza.

Gruppo: Drug and Alchol
Fonte: Liu J, Wang L.
Cochrane Database of Systematic Reviews 1, 2011

 

Interventi farmacologici per donne alcoliste in trattamento durante la gravidanza

Detto in parole semplici

Le donne alcoliste, nella maggior parte dei casi, continuano ad assumere alcol anche in gravidanza, tuttavia non è noto quale sia la quantità sicura da poter assumere né quali siano gli effetti avversi sul feto.
In gravidanza assumere più di due bicchieri di alcol al giorno o più di quattro bicchieri in occasioni sporadiche può aumentare il rischio di aborto spontaneo, ridurre il peso del neonato alla nascita e compromettere il suo sviluppo mentale. La sindrome alcolica neonatale si manifesta con anomalie neurologiche, ritardo mentale, problemi psicologici e comportamentali di gravità variabile ed una caratteristica dismorfologia facciale che compare nell’adolescenza e nell’età adulta. In alcuni contesti sociali, l’assunzione di alcol durante la gravidanza aumenta la possibilità di abuso da parte dei bambini e potrebbe compromettere o impedire il rapporto tra madre e figlio. Inoltre le madri che consumano alcol sono più soggette a soffrire di depressione post partum e in genere usufruiscono meno degli aiuti sanitari disponibili, sia medici che educativi.
Specifici interventi per assistere le donne alcoliste in gravidanza e dopo il parto sono molto importanti. Nella pratica clinica, sono solitamente somministrati farmaci quali le benzodiazepine, le fenotiazine e il clormetiazolo per diminuire i sintomi durante la disintossicazione e ridurre l’ansia e l’insonnia. Nella fase successiva alla disintossicazione a volte sono somministrati farmaci antidepressivi. Il disulfiram, il naltrexone e l’acamprosato sono utilizzati nei casi più gravi per diminuire il craving per l’alcol e mantenere l’astinenza.
Gli autori di questa revisione sistematica non hanno individuato nessuno studio controllato randomizzato che valutasse l’efficacia degli interventi farmacologici nel migliorare gli esiti relativi alla madre e al neonato. Infatti gli studi presenti in letteratura non riportano alcun gruppo di controllo e gli outcome valutati riguardano in particolar modo il neonato, e comprendono il peso alla nascita, la lunghezza o la circonferenza della testa.
A causa della disapprovazione sociale che accompagna l’uso di alcol in gravidanza, è sicuramente difficile trovare delle donne disposte ad arruolarsi in studi sperimentali di questo tipo e questo non permette di generalizzare i pochi risultati disponibili.
La disponibilità di studi di buona qualità che offrano prove di efficacia dei trattamenti aiuterebbe sia i clinici che le madri a prendere decisioni sugli interventi da fare prima del parto.

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: Valutare l’efficacia degli interventi farmacologici, in donne in gravidanza già in trattamento per problemi di alcol, al momento del parto e in relazione alla salute del neonato, oltre agli effetti sull’astinenza delle madri e la permanenza nei regimi di trattamento.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 31 studi. Di questi nessuno ha soddisfatto i criteri di inclusione.
Conclusioni: Non è possibile rispondere ai quesiti proposti dalla revisione. Vi è necessità di studi randomizzati di buona qualità per valutare l’efficacia di questi interventi.

Gruppo: Drug and Alchol
Fonte: Smith EJ, Lui S, Terplan M.
Cochrane Database of Systematic Reviews 3, 2009

 

Alcolisti Anonimi ed altri programmi dei 12 passi per la dipendenza da alcol

Detto in parole semplici

Gli Alcolisti Anonimi (AA), un’organizzazione internazionale per il recupero degli alcolisti, prevede, per le persone che cercano di guarire dalla dipendenza da alcol, l’inserimento in gruppi di auto-aiuto, in grado di offrire sostegno emotivo ed un modello di astinenza basato su un approccio detto dei 12 passi.
Oltre agli AA, esistono altri interventi basati su programmi dei 12 passi, alcuni di auto-aiuto altri condotti da professionisti, entrambi si basano sull’assunto che la dipendenza da sostanze sia una malattia sia fisica sia spirituale.
Gli studi sperimentali disponibili non dimostrano l’efficacia degli AA o degli altri approcci dei 12 passi nel ridurre l’uso di alcol e nel raggiungere l’astinenza, confrontati con altri tipi di intervento. Gli studi considerati però hanno alcuni limiti metodologici, spesso nello stesso studio sono confrontati differenti interventi e sono testate contemporaneamente troppe ipotesi tese ad identificare i fattori che determinano il successo del trattamento.

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: Valutare l’efficacia dei programmi degli Alcolisti Anonimi (AA) o dei 12 passi rispetto ad altri tipi di interventi psicosociali nel ridurre l’assunzione di alcol, raggiungere e mantenere l’astinenza, migliorare la qualità della vita degli alcolisti e delle loro famiglie e nel ridurre gli incidenti ed i problemi di salute associati al consumo di alcol.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 29 studi. Otto studi, 3417 partecipanti, hanno soddisfatto tutti i criteri di inclusione; tutti gli studi sono stati condotti in Nord America.
Risultati: E’ stato impossibile produrre una metanalisi a causa della diversità degli interventi studiati.
I singoli studi non evidenziavano alcuna differenza statisticamente significativa tra i due gruppi per quanto attiene alla severità della dipendenza e le sue conseguenze (misurata con l’ASI), confrontando i programmi dei 12 passi con la terapia cognitivo-comportamentale o il rinforzo motivazionale, oltre a nessuna differenza per quanto riguarda l’abbandono del trattamento nel confronto con interventi per la prevenzione delle ricadute.
I programmi degli AA riducono il numero di abbandoni del trattamento rispetto ad altri tipi di interventi educativi e migliorano i sintomi dell’astinenza rispetto ai trattamenti standard.
Conclusioni: Nonostante la larga diffusione di questo tipo di interventi, nessuno studio sperimentale dimostra la loro efficacia nel ridurre la dipendenza da alcol ed i problemi ad essa correlati. L’unico studio incluso di grandi dimensioni studia i fattori prognostici associati a questi interventi che si suppone essere utili, piuttosto che studiare la loro efficacia. Sarebbe pertanto utile programmare e sviluppare nuovi studi che valutino l’efficacia di questi interventi.

Gruppo: Drug and Alchol
Fonte: Ferri M, Amato L, Davoli M.
Cochrane Database of Systematic Reviews CLIB 3, 2006

 

Efficacia degli interventi brevi condotti in Pronto Soccorso per il trattamento dell’eccessiva assunzione di alcol

Detto in parole semplici

L'assunzione eccessiva di bevande alcoliche rappresenta un problema di salute pubblica sia per i danni alla salute delle persone che ne abusano, sia per la popolazione generale, in termini di problemi sociali e di decessi correlati all’alcol. Altri effetti indiretti includono l’aumento di comportamenti violenti, incidenti automobilistici e non, ed infine, suicidi.
La maggior parte dei danni correlati all’alcol sono causati da persone che assumono alcol in quantità che eccedono quelle raccomandate, piuttosto che da persone con una grave dipendenza. Per tentare di abbassare i livelli di consumo si può offrire, già all’interno dei pronti soccorsi ospedalieri, interventi psicologici brevi (da una a quattro sessioni). Questi interventi sono forniti da varie figure professionali quali medici, infermieri o psicologi. In molti Paesi, all’interno dei pronti soccorsi e nei reparti di medicina generale, è diventato di routine raccogliere, durante l’anamnesi di accettazione, anche informazioni relative all’assunzione di bevande alcoliche. Infatti spesso le persone tendono a minimizzare i problemi legati all’abuso di alcol ed a non richiedere assistenza. Gli interventi brevi che vengono offerti nei pronti soccorsi e nei reparti di medicina generale, includono feedback sull’uso dell’alcol e sui pericoli ad esso correlati, identificazione delle situazioni particolarmente rischiose per le persone in stato di ubriachezza e identificazione di tecniche per affrontarle senza danni, colloqui tesi ad aumentare la motivazione e lo sviluppo di strategie personalizzate per ridurre la quantità di alcol assunta. Questa revisione include 29 studi sperimentali che valutano l’efficacia degli interventi brevi somministrati nei reparti di medicina generale (24 studi) o nei pronti soccorsi (5 studi). I partecipanti considerati negli studi assumevano, all’inizio dello studio, in media 306 grammi di alcol a settimana (più di 30 bevande alcoliche). Più di 7000 persone con un’età media di 43 anni, sono state randomizzate a ricevere un intervento breve oppure un intervento di controllo, che spesso consisteva in una semplice anamnesi.
Dopo un anno o più, le persone che avevano ricevuto un intervento breve assumevano meno alcol, in media meno 38 gr a settimana, rispetto ai controlli. Per gli uomini questa differenza era pari a meno 57 gr a settimana rispetto ai controlli.
Gli interventi che richiedevano tempi lunghi apportavano solo piccoli benefici in più rispetto agli interventi di breve termine.

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: Valutare gli effetti degli interventi brevi somministrati nei pronti soccorso nel ridurre l’uso eccessivo di alcol. Sono considerati posti di pronto soccorso tutti i presidi sanitari immediatamente accessibili dai pazienti.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 57 studi. Ventinove studi, 9928 partecipanti, hanno soddisfatto tutti i criteri di inclusione. Di questi, 16 studi sono stati condotti in Europa, 11 in Nord America ed 1 in Australia; 23 sono stati condotti nei pronti soccorsi e 5 nei dipartimenti di emergenza.
Risultati: Una metanalisi costituita da 22 RCT, 7619 partecipanti, ha mostrato che i partecipanti che ricevevano un intervento breve consumavano meno alcol del gruppo di controllo dopo un anno più dall’intervanto (differenza media: - 38 gr/settimana). Si è osservata una grande eterogeneità tra gli studi (I2 = 57%). L’analisi di sottogruppo conferma il risultato positivo tra i maschi (differenza media - 57 gr/settimana) ma non nelle femmine. Interventi più lunghi non evidenziavano un effetto maggiore nella riduzione dell’assunzione di alcol rispetto agli interventi brevi.
Conclusioni: Gli interventi brevi, somministrati nei pronti soccorso, sono efficaci nel ridurre il consumo di alcol soprattutto negli uomini. Ricerche future dovrebbero focalizzarsi su come implementare questo tipo di interventi e su una più precisa definizione di “intervento breve”.

Gruppo: Drug and Alchol
Fonte: Kaner EFS, Beyer F, Dickinson HO, Pienaar E, Campbell F, Schlesinger C, Heather N, Saunders J, Burnand B.
Cochrane Database of Systematic Reviews 2, 2007

 

Interventi brevi per forti bevitori ricoverati in reparti di Medicina Generale

Detto in parole semplici

Assumere alcol in grandi quantità può provocare incidenti, infortuni, malattie fisiche e psichiche, salute cagionevole, assenze frequenti dal lavoro e problemi sociali di vario tipo. L’assunzione cronica di alcol ha effetti dannosi su quasi tutti gli organi, in particolare sul cervello e sull’apparato gastroenterico. Il personale sanitario ha l’opportunità di chiedere informazioni riguardo l’eventuale assunzione di alcol e può offrire a chi ne assume in grandi quantità interventi brevi focalizzati a indurre cambiamenti comportamentali. La loro durata varia da un’unica sessione, durante la quale si offrono informazioni e consigli, fino a tre sessioni che prevedono discussioni volte all’acquisizione di consapevolezza e responsabilità.
Questi interventi possono essere somministrati da varie figure professionali. Il ricovero in ospedale, sia in reparti di medicina generale che in centri traumatologici, offre l’opportunità di contattare i forti bevitori, avere il tempo per un intervento e possibilmente renderli consapevoli del legame esistente tra l’ospedalizzazione e l’abuso di alcol.
Questa revisione include 11 studi, condotti in ospedali soprattutto inglesi ed americani e 2441 pazienti (maggiori di 16 anni) identificati come forti bevitori. Dato che ogni studio utilizza misure diverse per valutare il consumo di alcol, è stato difficile associare i risultati.
Due studi indicano che le persone che avevano ricevuto un intervento breve bevevano significativamente meno alcol di quelle del gruppo di controllo, sia dopo sei mesi sia dopo un anno dall’intervento. Per quanto riguarda i risultati degli esami di laboratorio (dosaggio delle gammaGT), il numero di “ubriacature”, la mortalità e il numero di incidenti stradali, le differenze tra i due gruppi non sono valutabili.
I gruppi di controllo erano sottoposti a screening (raccolta di informazioni riguardo l’assunzione di alcol), oppure ad un trattamento standard o, ancora, veniva offerto un opuscolo educativo.

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: Valutare se gli interventi brevi somministrati durante il ricovero ospedaliero, riducono il consumo di alcol e migliorano altri esiti nei forti bevitori.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 49 studi. Solo 11, 2441 partecipanti, hanno soddisfatto tutti i criteri di inclusione. Sei studi sono stati condotti in Europa, 4 in Nord America ed 1 in Australia.
Risultati: I risultati indicano che non c’è differenza tra i controlli e i gruppi sottoposti ad interventi brevi, ma per i pazienti reclutati in quest’ultimo migliora l’esito “consumo medio settimanale di alcol”.
Conclusioni: Le evidenze disponibili non permettono di giungere a conclusioni definitive. Dati estratti da due studi sembrano dimostrare che al follow up a sei mesi, il consumo di alcol potrebbe ridursi, ma sono necessarie ulteriori ricerche per confermare questo risultato. Gli studi individuati sono pochi e i risultati sono difficilmente confrontabili a causa delle diverse misure utilizzate per valutare il consumo di alcol.

Gruppo: Drug and Alchol
Fonte: McQueen J, Howe TE, Allan L, Mains D.
Cochrane Database of Systematic Reviews 3, 2009

 

Interventi psicosociali per donne alcoliste in trattamento durante la gravidanza

Detto in parole semplici

È credenza popolare che durante la gravidanza le donne siano più disponibili ad affrontare i loro problemi di dipendenza da sostanze lecite e illecite, spinte dall’istinto di protezione nei confronti dei loro bambini. Ma i report di molti paesi dimostrano che un’ampia percentuale di donne continuano ad assumere alcol. Alcuni studi, infatti, dimostrano che un’assunzione moderata di alcol non produce gravi effetti collaterali al feto, mentre un’assunzione eccessiva causa numerosi problemi come la sindrome alcolica fetale. La ricerca scientifica è concorde nel riconoscere nel consumo eccessivo di alcol durante la gravidanza una delle principali cause dei gravi ritardi mentali e di sviluppo che si osservano nei neonati. Anche per questo la gravidanza è un momento cruciale per trattare le donne con problemi di dipendenza.
Questa revisione si proponeva di identificare gli studi sperimentali che confrontano qualsiasi intervento psicosociale con altri tipi di intervento o con nessun intervento in donne alcoliste in gravidanza o che hanno appena partorito. Nessuno studio identificato con la ricerca bibliografica ha soddisfatto i criteri di inclusione. La maggior parte degli studi sperimentali individuati studiavano, invece, l’efficacia degli interventi psicosociali nel ridurre il consumo di alcol in donne in età riproduttiva. Sono chiaramente necessari studi sperimentali condotti su donne alcoliste in gravidanza al fine di identificare quale possa essere la terapia più efficace per il trattamento della dipendenza da alcol da adottare in questa particolare popolazione.

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: Valutare l’efficacia degli interventi psicosociali in donne in gravidanza già in trattamento per problemi di alcol in relazione al parto, alla salute del neonato e la durata di astinenza e di trattamento delle madri.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 26 studi, ma nessuno di questi ha soddisfatto i criteri di inclusione.
Conclusioni: Non è possibile rispondere ai quesiti proposti dalla revisione poiché nessuno studio ha soddisfatto i criteri di inclusione. Vi è necessità di studi randomizzati di buona qualità per valutare l’efficacia di questi interventi.

Gruppo: Drug and Alchol
Fonte: Lui S, Terplan M, Smith EJ.
Cochrane Database of Systematic Reviews 3, 2008

Ultimo aggiornamento 24/6/2011

Inserito da Valentina Pecoraro il Ven, 24/06/2011 - 11:17