Il futuro della sperimentazione animale e della ricerca

Dopo 25 anni il Parlamento Europeo ha approvato una nuova direttiva sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. Questa nuova direttiva sostituisce la precedente del 24 novembre 1986 (86/609/CEE), oramai obsoleta, che non è riuscita ad evitare il ricorso a regolamentazioni diverse tra gli Stati membri, poiché alcune misure nazionali garantivano un elevato livello di protezione degli animali utilizzati a fini scientifici, mentre altre si limitavano ad applicare i requisiti minimi stabiliti dalla direttiva del 1986.  

La nuova direttiva (63/2010/UE) rappresenta quindi un passo importante verso il conseguimento di una omogeneità di comportamenti volti alla cura e alla garanzia del rispetto del benessere degli animali utilizzati nella sperimentazione biomedica. Nel recepimento della nuova direttiva europea l’attuale legislazione italiana (D. Lvo 116/92), già molto più restrittiva e dettagliata rispetto alla direttiva 86/609/CEE, non avrà presumibilmente bisogno di grandi modifiche e potrà comunque mantenere tutte quelle norme che risultano essere ancora più limitanti rispetto alla 63/2010/UE.

La nuova direttiva europea inoltre sottolinea in maniera molto forte l’assoluto obbligo di ricorrere sempre, quando possibile, all’utilizzo di metodologie alternative alla sperimentazione in-vivo e ad intraprendere tutte le iniziative possibili affinché un sempre maggior numero di metodologie alternative venga validato con l’obiettivo di raggiungere un giorno la completa sostituzione delle procedure su animali vivi. Questo obiettivo tuttavia suscita una serie di obiezioni da parte dei ricercatori, i quali sostengono la tesi che non si potrà mai sostituire del tutto con tecniche alternative l’utilizzo di animali nelle sperimentazioni scientifiche.

Il caso

A marzo 2011 è stata presentata al Consiglio regionale della Lombardia, una mozione - un Progetto di Legge Regionale - contro la vivisezione che porta il nome di Renzo Bossi della Lega Nord. La mozione chiede di limitare al massimo la presenza sul suolo lombardo di strutture di allevamento e di detenzione di animali destinati alla ricerca e alla vivisezione e di incentivare la sperimentazione senza l’uso di animali.  Questa mozione ha scatenato polemiche ed un acceso dibattito tra i ricercatori.

Una prima risposta: un convegno tra tecnici

Il convegno “Il futuro della ricerca preclinica nell’ottica della nuova Direttiva 2010/63/EU ” è stato organizzato per discutere il progetto di legge anti-vivisezione dalla sezione italiana dell’ E.B.R.A. Questa associazione, persone impegnate nella ricerca e nell’insegnamento di materie biomediche che agisce nei Paesi membri del Consiglio d’Europa, che ha tra i suoi fini fare divulgazione sull’importanza della sperimentazione animale, che attualmente si ritiene non sostituibile. E.B.R.A.  al tempo stesso vuole promuovere una maggior consapevolezza sull’impiego corretto degli animali, sull’applicazione delle normative e sui principi etici che la sostengono.

Il convegno è stato presentato da Jori, Segretario Generale E.B.R.A. attiva promotrice dell’incontro.

All’inizio ha relazionato Grignaschi che ha presentato più da vicino le conferme e le novità presenti nel testo della nuova direttiva europea. Tra le novità troviamo:

  • la richiesta di una maggiore documentazione delle competenze (acquisite e da acquisire);
  • la creazione di gruppi di supporto alle attività di ricerca interni alle singole istituzioni competenti in materia di benessere animale che valutino i progetti di ricerca in-vivo e possano contribuire ad ottimizzare le procedure;
  • un diverso iter di autorizzazione dei progetti i quali dovranno contenere una sintesi non tecnica e anonima da pubblicare su un apposito sito accessibile a tutti.

Tra le tante conferme vale la pena di sottolineare il divieto all’utilizzo di  animali selvatici o randagi, come peraltro in Italia già da tempo vietato.

Maggi ha poi presentato il suo lavoro e quello del suo staff ponendo un accento particolare alle nuove tecnologie in silico esistenti, ma ammettendo che esse non possono al momento sostituire la sperimentazione sugli animali e probabilmente non potranno farlo mai. Maggi ha inoltre ribadito come, oltre ad essere illegale, la sperimentazione su animali selvatici o randagi non abbia alcun significato scientifico in quanto ogni dato sperimentale ha bisogno del suo controllo ottenuto nelle stesse identiche condizioni, impossibili da ottenere tra animali selvatici.

Galli ha dato il suo contributo alla discussione presentando il suo lavoro e in che modo i grossi animali da allevamento sono utili al progresso scientifico. Bovini, equini, suini servono ad integrare modelli di topo in esperimenti dove vengono richieste caratteristiche anatomiche/fisiologiche più simili a quelle umane; inoltre questi animali hanno una variabilità genetica più simile all’uomo. Questi grossi animali sono importanti anche nella medicina translazionale.

L’intervento forse più significativo ma sicuramente più commovente è stato tenuto in video da Melazzini che rappresenta un’associazione di malati ma soprattutto è un paziente, poiché anch’esso affetto da sclerosi laterale amiotrofica. Melazzini dice “che i modelli animali sono uno strumento importante per andare da qualcosa di ipotetico a qualcosa di reale e che senza di essi noi non possiamo sperare nulla”. Melazzini termina dicendo che “se per i ricercatori la ricerca è speranza, per noi malati la speranza è vita”.

L’ultimo intervento è di Remuzzi che racconta la storia dei trapianti e di come sia stato possibile mettere a punto questi delicati interventi chirurgici salvavita solo grazie al sacrificio di animali. Ad ulteriore supporto dell’affermazione che nessuno usa gli animali per studi che si potrebbero fare con le cellule in coltura o al computer, Remuzzi ricorda l’elevato costo di acquisto e di mantenimento degli animali e delle strutture ad essi dedicate.

Dopo questi interventi è stata organizzata una tavola rotonda. Il contributo importante durante la tavola rotonda è stato dato dalla presenza di Girelli, Terza Commissione Sanità Consiglio Regione Lombardia e di Valtorta, Direzione Generale Sanità di Regione Lombardia, che si sono resi disponibili ad un dialogo aperto con tutti i ricercatori. Ammettono inoltre, che a volte i politici non ascoltano gli scienziati e che si fanno le leggi ignorando davvero, come in questo caso, cosa ci sia dietro il fare sperimentazione su animali in modo corretto e secondo coscienza.

 

Il dibattito è stato molto acceso e partecipativo allo stesso tempo, però purtroppo si è trattato di un dibattito unilaterale in quanto non sono intervenuti, sebbene invitati, nessuno dei firmatari del Progetto di Legge Bossi né nessun esponente dello schieramento contrario alla ricerca in-vivo. Pertanto si è pensato ad un futuro appuntamento da organizzare con entrambi gli schieramenti per rendere il dibattito più interessante e proficuo.

E su internet?

Questo è un tema di grande interesse e su internet ci sono organizzazioni a favore della sperimentazione animale, tuttavia è più facile trovare siti che organizzano incontri, petizioni e convegni contro la sperimentazione su animali. È stata stilata anche una lista nera delle associazioni che finanziano progetti di ricerca in Università o centri di ricerca con sperimentazione su animali. Queste organizzazioni spingono per approcci alternativi, ritenendo la sperimentazione animale utile solo a far soffrire gli animali.

 

Il dibattito è, come già detto, molto vivace ma condotto in modo unilaterale, non riuscendo a conciliare la discussione delle ragioni del pro e del contro. Certamente il dibattito dovrebbe basarsi su conoscenze e su risultati della ricerca sperimentale che mettano bene in luce quanto la ricerca su animali possa realmente contribuire a raggiungere risultati importanti e significativi per i pazienti.

 

 

A. Roberto, G. Grignaschi
Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri

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Inserito da Anna Roberto il Mar, 14/06/2011 - 11:32