Per trattare la broncopneumopatia cronica ostruttiva gli inibitori della fosfodiesterasi-4 danno solo benefici marginali

Chong J, Poole P, Leung B, Black PN. Phosphodiesterase 4 inhibitors for chronic obstructive pulmonary disease. CochraneDatabase of Systematic Reviews 2011, Issue 5. Art. No.: CD002309. DOI: 10.1002/14651858.CD002309.pub3

Somministrare ai pazienti con broncopneumopatia cronico ostruttiva (BPCO) gli inibitori orali della fosfodiesterasi-4, Roflumilast o Cilomilast, migliora la funzionalità polmonare e riduce la probabilità di riacutizzazioni (“flare-up”), ma non migliora la generale qualità della vita. Questa è quanto conclude una nuova revisione sistematica Cochrane.

La BPCO è una delle principali cause di mortalità e morbilità nel mondo, con un crescente impatto sociale e un aumento della spesa sanitaria (riferimento GOLD 2005). Una ricerca pubblicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2002 stimava che la BPCO fosse responsabile all’incirca del 4,8% delle morti e che si trattasse della quinta causa di morte al mondo, probabilmente la quarta nel 2030.

La BPCO si manifesta con una ridotta funzionalità polmonare che diminuisce la qualità e l’aspettativa di vita. La funzionalità polmonare si riduce progressivamente e, a parte smettere di fumare, non esistono altri interventi che possano rallentare questo declino.

Roflumastil e Cilomastil fanno parte di una nuova classe di medicinali, gli inibitori orali della fosfodiesterasi-4. Un team di ricercatori guidati dalla dottoressa Philippa Poole dell’Università di Auckland ha esaminato i dati provenienti da nove studi clinici sul Roflumistal e 14 sul Cilomastil per un totale di oltre 15mila pazienti. Il trattamento con questi farmaci si è dimostrato efficace nel ridurre l’aggravarsi dei sintomi della BPCO. Tuttavia, i pazienti trattati con questi farmaci hanno riportato un numero maggiore di effetti collaterali, come disturbi gastrointestinali e mal di testa, rispetto al gruppo di controllo. Inoltre in questi studi il Roflumilast ha provocato perdite di peso.

“Gli inibitori della fosfodiesterasi-4 rientrano in un gruppo sempre più ampio di farmaci per trattare la BPCO che migliorano leggermente la funzionalità polmonare e rallentano l’aggravamento dei sintomi, ma per i quali non è stato ancora dimostrato un miglioramento dell’ aspettativa di vita.” afferma la Poole. “Questo perché gli studi non hanno una durata più lunga di un anno e quindi non valutano i benefici e i rischi di questi farmaci per lunghi periodi, né l’aderenza al trattamento per periodi prolungati”.

Ultimo aggiornamento 11/5/2011

Inserito da Valentina Pecoraro il Mer, 11/05/2011 - 15:34