Le decisioni in sanità sono influenzate dal modo di presentare i benefici e i danni

Akl EA, Oxman AD, Herrin J, Vist GE, Terrenato I, Sperati F, Costiniuk C, Blank D, Schünemann H. Using alternative statistical formats for presenting risks and risk reductions. Cochrane Database of Systematic Reviews 2011, Issue 3. Art. No.: CD006776. DOI: 10.1002/14651858.CD006776.pub2.

Scegliere il modo appropriato per comunicare la probabilità di un danno è la chiave per permettere alle persone di fare scelte informate e consapevoli.

Una nuova revisione sistematica Cochrane mostra che nei medici, altri operatori sanitari e pazienti, la percezione della probabilità di danno può essere influenzata a seconda di come sono presentati i numeri e le statistiche. La probabilità di avere un beneficio o un danno in relazione agli interventi sanitari è amplificata o mitigata utilizzando modalità diverse di presentazione del dato. Tutto questo può generare confusione e l’uso di alcune statistiche legate ai dati della ricerca è molto dibattuto.

Partiamo da un esempio concreto. Se di un farmaco possiamo dire che riduce del 50% il rischio di frattura dell'anca a tre anni, percepiamo un beneficio marcato. Lo stesso risultato però potrebbe essere riportato come: lo 0,5% dei soggetti (1 ogni 200) che assume il farmaco ha una frattura all’anca, contro l’1% tra quelli che non lo assumono (1 ogni 100). In questo secondo caso, il beneficio sembra ridotto, anche se si parla dello stesso farmaco. L’efficacia di questo farmaco sembra poi ancora minore se riformuliamo il risultato dicendo che devono essere trattate per tre anni 200 persone al fine di prevenire una singola frattura all’anca. 

Le misure statistiche utilizzate nell’esempio sono semplicemente modi diversi di esprimere lo stesso risultato: quando si parla di una riduzione del 50% del rischio di frattura dell’anca si fa riferimento ad una riduzione del rischio relativo (RRR). Dire che lo 0,5% in meno delle persone avrà una frattura dell’anca significa riportare una riduzione del rischio assoluto (ARR). Il numero di pazienti che è necessario trattare per ottenere un beneficio, in sigla NNT (number needed to treat), fa invece riferimento alle frequenze naturali (200 persone trattate per tre anni per prevenire una singola frattura).

In questa nuova revisione sistematica, i ricercatori della Cochrane Collaboration hanno esaminato i dati di 35 studi che valutano come i professionisti sanitari e i pazienti percepiscono e comprendono le diverse misure di associazione in relazione al successo o insuccesso dei trattamenti. Questi studi hanno evidenziato che i partecipanti si trovano più a loro agio con le frequenze naturali che con le probabilità. La riduzione del rischio relativo, come ad esempio "il farmaco riduce il rischio del 50%", risulta essere poco chiara. I partecipanti inoltre percepiscono un beneficio maggiore quando se ne parla in termini di rischio relativo piuttosto che di rischio assoluto.

"Se i risultati vengono espressi come riduzioni di rischio relativo, in genere viene sopravalutato il beneficio e si è più portati ad adottare quello specifico intervento," ha detto Elie Akl del Dipartimento di Medicina, dell’ Università di Buffalo, Stati Uniti, e autore della revisione. "Quello che non sappiamo ancora è se poi i medici o i politici adottano veramente decisioni diverse a seconda di come vengono presentati i risultati degli studi".

Anche se i ricercatori sostengono che sono necessari ulteriori studi per esplorare come i differenti modi di esprimere la probabilità di beneficio o di rischio influenzano le decisioni, ci sono forti argomenti logici a supporto dell’uso delle misure assolute. "Il rischio relativo non consente un confronto equo tra benefici e rischi, come avviene invece con i valori assoluti", ha detto il ricercatore Holger Schünemann del Dipartimento di Epidemiologia Clinica e Biostatistica della McMaster University in Ontario, Canada. "Se si utilizza il rischio relativo, dovrebbe comunque essere fornita anche la variazione assoluta del rischio, considerando che il solo rischio relativo potrebbe informare in modo scorretto".

Inserito da Valentina Pecoraro il Mer, 16/03/2011 - 11:10