Medico e paziente non sono amici su Facebook

Sempre più medici attivano un account su Facebook. Un’indagine di Manhattan Research del 2009 indicava in oltre il 30 per cento la quota dei medici americani con un profilo aperto sul noto social network. Questa presenza piuttosto cospicua non si traduce, tuttavia, in occasioni di incontro con i propri assistiti. Un articolo recentemente pubblicato sul Journal of Medical Etichs documenta infatti che 8 medici su 10 rifiuterebbero una eventuale richiesta di “amicizia” in rete proveniente dai propri pazienti (Moubarak 2010).

Lo studio, condotto da ricercatori francesi, aveva, tra gli altri, i seguenti obiettivi:

  • misurare la percentuale di uso di Facebook da parte dei medici francesi;
  • individuare quali informazioni sono disponibili sul loro profilo;
  • identificare i meccanismi di sicurezza messi in atto dai medici per garantire che i propri dati non finiscano nelle mani dei loro pazienti;
  • sondare la loro disponibilità ad accettare le richieste di “amicizia” che arrivano dai propri assistiti per stabilire con loro un canale di comunicazione virtuale.

I ricercatori hanno sottoposto a 405 tra medici e ricercatori dell’ospedale universitario di Rouen due  questionari anonimi: uno per raccogliere informazioni sul loro profilo su Facebook; l’altro per raccogliere il loro parere sulla possibilità di usare il social network nella relazione medico-assistito.  Dei 202 che hanno risposto ai questionari (disponibili esclusivamente sul web), il 73 per cento ha dichiarato di avere un profilo su Facebook. E’ importante segnalare fin da subito che non si tratta di un campione rappresentativo (verosimilmente i 203 che non hanno risposto sono meno avanzati tecnologicamente e probabilmente la percentuale tra loro di profili su Facebook è notevolmente inferiore a quella dei responder) e questo è uno dei limiti dello studio riconosciuto anche dai ricercatori. Tuttavia i dati presentati forniscono un orientamento di ciò che pensano i medici, soprattutto quelli più giovani.

Tipologia degli utenti

I medici che hanno risposto ai questionari hanno infatti un’età media di 29 anni e nella maggior parte dei casi sostengono di essere registrati su Facebook da oltre un anno.  Dichiarano inoltre un elevato numero di “amici” (una media di 138), dei quali poco più di un terzo appartenenti al campo medico, e una spiccata propensione (il 50 per cento del totale) a collegarsi al proprio profilo almeno una volta al giorno.

Disponibilità dei dati personali presenti sul profilo

La quasi totalità degli intervistati che ha un profilo attivo su Facebook (oltre il 90 per cento) dichiara di rendere accessibile il proprio vero nome, la propria fotografia e la propria data di nascita. Sono meno invece (tra il 55 e il 66 per cento) coloro che accettano di pubblicare l’indirizzo di posta elettronica o informazioni sulla propria posizione scolastica o professionale, mentre  informazioni più “sensibili” come l’orientamento sessuale, politico o religioso sono rese disponibili solo da una piccola percentuale dei medici intervistati.

Custodia della privacy

I medici intervistati sembrano essere particolarmente attenti alla loro privacy. Contrariamente a  quanto in genere accade tra gli utenti medi,  la percentuale di coloro che hanno deciso di adottare politiche restrittive di accesso al proprio profilo e ai contenuti pubblicati sulla propria bacheca è piuttosto elevato (oltre il 60 per cento), soprattutto tra gli utenti che sono registrati da oltre un anno. Essi sostengono infatti di rinunciare a usare le impostazioni standard relative alla gestione della sicurezza e della privacy che sono offerte dal sistema (vero tallone di Achille di Facebook, che spinge molti utenti a migrare verso altri social network più robusti da questo punto di vista),  e di modificarle in modo da poter controllare chi può consultare il profilo, la bacheca e i contatti (virtuali o reali) o semplicemente chi può postare commenti. Oltre il 30 per cento dei medici ha addirittura dichiarato di avere impostato politiche restrittive su chi può accedere al proprio profilo attraverso una ricerca operata su Facebook o su altri motori di ricerca, fornendo così una prima barriera nei confronti di richieste di amicizia indesiderate.

La comunicazione con gli assistiti

Oltre la metà degli intervistati ritiene che la relazione medico-paziente verrebbe compromessa nel caso in cui un assistito potesse accedere al profilo attivato su Facebook dal proprio medico.  Su questo punto i risultati dell’indagine svolta attraverso il secondo questionario è piuttosto chiara: l’85 per cento dei medici intervistati ha dichiarato infatti che non accetterebbe mai la richiesta di amicizia da parte di pazienti. Le ragioni principali di questo rifiuto sono da individuare nella voglia di mantenere le distanze (98 per cento), dal desiderio di proteggere i propri dati personali (98 per cento) e dalla convinzione che questa interazione non sarebbe corretta dal punto di vista etico (88 per cento).

Solo il 15 per cento si dichiara disposto ad accettare l”amicizia”, valutando però caso per caso. Tra le ragioni di una eventuale posizione di questo genere i medici indicano la possibile affinità con il paziente, il timore di perderne la fiducia in caso di rifiuto alla richiesta, e la paura che il paziente, in caso di rifiuto, scelga un altro medico. Lo studio ha inoltre potuto verificare che effettivamente otto tra i medici intervistati hanno ricevuto una richiesta di amicizia da un loro assistito e quattro di questi la hanno accettata.

Il messaggio

In sintesi, i medici non vedono in Facebook un possibile canale di comunicazione con i propri pazienti. Ritengono infatti che accettare una loro richiesta di “amicizia” difficilmente si tradurrebbe in una forma di assistenza medica. Inoltre la loro privacy sarebbe messa in pericolo, così come la fiducia nei loro confronti se un paziente avesse la possibilità accedere a informazioni potenzialmente (o realmente) compromettenti. Sono infine preoccupati dei possibili rischi a cui i pazienti potrebbero essere esposti leggendo eventuali consigli medici, suggerimenti, raccomandazioni o semplicemente idee “postati” in contesti non necessariamente riferiti all’ambito assistenziale. A ben vedere, comunque, questi dati sono in linea con quelli pubblicati lo scorso novembre da una importante organizzazione americana che valuta l’impatto delle nuove tecnologie in ambito medico (e ripresi in un articolo di questa rubrica, Santoro 2010), che documentano una scarsa propensione dei medici a comunicare con i propri pazienti attraverso i sistemi di posta elettronica.

I ricercatori concludono che ai medici non dovrebbe essere impedito di aprire un profilo su Facebook (il noto social network è peraltro sempre più impiegato da numerosi media tradizionali, compresi quelli specializzati nella produzione e diffusione dell’informazione medico-scientifica, per fini di aggiornamento professionale), ma che essi dovrebbero attivare tutte le procedure di sicurezza per consentire l’accesso alle informazioni in esso contenute esclusivamente agli “amici”. E tra gli “amici” non dovrebbero trovare spazio i loro assistiti.

Moubarak G, Guiot A, Benhamou Y, Benhamou B, Hariri S. Facebook activity of residents and fellows and its impact on the doctor-patient relationship. Journal of Medical Ethics 2010; doi: 10.1136/ jme.2010.036293
Santoro E. Niente e-mail tra medico e paziente. Partecipasalute 30 novembre 2010. http://www.partecipasalute.it/cms_2/node/1645 (accesso verificato il 10 gennaio 2011).

Eugenio Santoro
Laboratorio di Informatica Medica
Dipartimento di Epidemiologia
eugenio.santoro@marionegri.it

Inserito da Eugenio Santoro il Gio, 13/01/2011 - 16:04